Sette persone sono state arrestate dalla Guardia di Finanza di Napoli, in un’operazione congiunta con la Squadra Mobile di Napoli, in quanto ritenute appartenenti a un’associazione per delinquere dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alla corruzione. Dell’associazione facevano parte anche due ex poliziotti impiegati nell’Ufficio Immigrazione della Questura di Napoli. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia partenopea, titolare delle indagini. Insieme agli arresti, sono state eseguite anche numerose perquisizioni.
Nei confronti dell’algerino sono state intraprese indagini mirate coordinate dal pool antiterrorismo della Procura di Napoli che, pur non facendo emergere riscontri positivi relativi a un suo coinvolgimento in attività di finanziamento del terrorismo, hanno consentito di accertare l’esistenza di un network criminale specializzato nell’ottenere indebitamente il rilascio o il rinnovo di permessi di soggiorno a favore di cittadini extracomunitari, molto spesso privi dei necessari requisiti di legge, attraverso l’utilizzo di documenti ottenuti illegalmente.
Tra i promotori e gli organizzatori del sodalizio criminale c’è anche un ex ispettore della Polizia di Stato già in servizio presso l’Ufficio immigrazione della Questura di Napoli. Secondo quanto emerso dalle indagini, sovrintendeva e coordinava l’intera filiera dei servizi offerti alla clientela, che andavano dalle semplici informazioni sullo stato di una pratica a interventi per “aggiustare” il conseguimento dei permessi di soggiorno. In particolare, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’ex ispettore fungeva tra trait d’union tra un folto gruppo di intermediari esterni all’Ufficio Immigrazione, sia italiani (tra i quali un avvocato e un commercialista) che extracomunitari, grazie ai quali raccoglieva le diverse istanze di soggiorno dai richiedenti stranieri, e i pubblici ufficiali interni al medesimo Ufficio i quali, di volta in volta, davano indicazioni sugli adempimenti da svolgere e fornivano i suggerimenti necessari alla soluzione di specifiche problematiche.
Una parte dei guadagni conseguiti dal sodalizio veniva inoltre destinata a remunerare i pubblici ufficiali compiacenti per i servizi resi e le attività espletate nell’esercizio delle loro funzioni, da qui la contestazione a carico degli indagati anche del reato di corruzione per l’esercizio della funzione.
This post was published on Mag 23, 2019 11:16
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