Categories: Cronaca

AI e disabilità, la discriminazione viaggia sulle ali della tecnologia

Può un prodotto artificiale, una macchina priva di sentimenti, generare discriminazione sociale? Strano a dirsi, ma la risposta purtroppo è affermativa. E’ ciò che è successo non più di una settimana fa a Valentina Tomirotti, nota giornalista nonché attivista del mondo delle disability, nel momento in cui ha usato un’app scaricata sul suo cellulare solo per sistemare le sue foto da sfocature. Remini (questo è il nome dell’applicazione incriminata) ha pensato bene non solo di correggere vari difetti fotografici, ma anche di cancellare la sedia a rotelle con cui la donna può muoversi. Eppure dalla descrizione nel Google Store si legge che Remini “può trasformare le tue foto vecchie, sgranate, sfocate o danneggiate in immagini ad alta qualità solo con un tap”, e null’altro! Qualcosa non va’, assolutamente: ecco che Valentina ha deciso di poter denunciare l’accaduto affermando “io non ho problemi con la mia immagine, ma l’intelligenza artificiale che cancella o normalizza la disabilità è estremamente pericolosa. La disabilità non è raccontata, anzi direi che viene nascosta a livello sociale, e non abbiamo bisogno di un’IA che vuole cancellare le sedie a rotelle”. Si apre quindi un nuovo scenario, l’inclusione e la tecnologia, due concetti forti che in teoria dovrebbero viaggiare a braccetto, l’intelligenza artificiale in questi casi dovrebbe funzionare da valido supporto, ma a quanto pare nella pratica non è sempre così e, se non si considerano adeguatamente le esigenze di tutti, si rischia di creare nuove barriere! Grazie/a causa di questo spiacevole episodio si aprono poi le porte per un vero e proprio dibattito sul tema: Remini (come d’altronde altre app e strumenti di intelligenza artificiale) è generata attraverso degli algoritmi ben precisi, creati dall’uomo ed in questo caso in base ai canoni “imposti” dalla società, una società dove esiste il “bello per forza”, dove non può esistere l’imperfezione, un mondo in cui comandano solo determinate regole imposte dagli influencer di turno ad esempio. Non si può negare che oggi più che mai viviamo in un’epoca in cui l’immagine è centrale, grazie soprattutto ai social, alla moda e agli standard estetici imposti dalla pubblicità … e allora chi nasce con un’imperfezione o una disabilità viene categoricamente escluso? Siamo davvero sicuri che la nostra società sia davvero volta verso la parità e l’inclusione? E Valentina infatti conclude il suo sfogo affermando: “Io non ho bisogno di essere ritoccata per esistere. La mia immagine reale non è un errore. Forse, più che cambiare i volti nelle foto, dovremmo cambiare lo sguardo con cui vediamo il mondo.”

Creare una società davvero inclusiva richiede grande impegno: in questo la tecnologia deve contribuire con un cambiamento culturale basato sull’empatia e sul rispetto delle differenze. l’inclusione non è solo un obiettivo, ma un percorso che deve coinvolgere tutti noi, ogni giorno, compresa AI.

This post was published on Feb 19, 2025 8:37

Fabio Iuorio

Osservatore del sociale a 360°, amo scrivere e guardare Oltre. Ho amato il ruolo di giornalista fin da bambino, mi piace poter approfondire temi a sfondo sociale spesso ignorati dalla società moderna. Che dire, sono un eterno sognatore di un mondo come quello descritto da John Lennon in Imagine, un mondo dove non esistono discriminazioni e guerre, nulla per cui uccidere o morire.

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