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Le maestranze dei falsari napoletani sono le migliori del mondo

Sembrerebbe che un’altro smacco al testo Gomorra di Roberto Saviano provenga dalle terre di cui la sua opera è stata tramata. Per quanto riguarda le maestranze adibite alla produzione delle valute false dal napoletano si smerciano le migliori in assoluto e da ogni dove del continente i futuri falsari arrivano per poter imparare la sottile e complessa arte del falsario.

Questo è in breve ciò che la Banca d’Italia, il Nucleo tributario e di antisofisticazione valutaria della Guardia di finanza, e una inchiesta giornalistica del Corriere della Sera, argomentano e dimostrano alla luce delle più recenti ricerche di settore. Quelle terre celebri per le produzioni tessili, scarpaie, e di molteplici altre manifatture storiche, rappresentano il meglio dell’eurozona in merito a macchinari, discipline, e professionalità. Ad Aversa, a Giugliano, a Marano, ad Afragola, a Quarto, a Pozzuoli, si realizza il 50% della valuta sofisticata e in circolo in Europa. Dal 2002 al 2011 un valore di 400 milioni di euro, soprattutto in banconote da 20 e 50, è stato sequestrato.

Come affermano il comandante del nucleo anti-contraffazione della Guardia di Finanza Gerardo Marinelli e il capo dipartimento circolazione monetaria della Banca d’Italia Letizia Radoni le banconote Made in Naples presentano un inchiostro cangiante in controluce, una filigrana confezionata in maniera più raffinata, un filo di sicurezza, una consistenza della carta in fibra di cotone, una pseudo-calcografia che fornisce una maggiore resa dell’imitazione del rilievo delle banconote.

Proprio oggi che avranno corso legale le nuove banconote da 10 euro, si invita i cittadini a fare maggiore attenzione, visto che la scuola napoletana di falsari approfitterà della transizione per diffondere più facilmente il falso.

This post was published on Set 23, 2014 11:51

Redazione Desk

Questo articolo è stato scritto dalla redazione di Road Tv Italia. La web tv libera, indipendente, fatta dalla gente e con la gente.

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