di Paquito Catanzaro
Un romanzo di formazione al tempo di Garibaldi. Potrebbe essere questo il claim giusto per Manzoni è morto, il nuovo romanzo di Stefano Cortese edito da Homo Scrivens per la collana direzioni immaginarie. Una storia nata oltre dieci anni, trasformatasi nel tempo ma non nelle intenzioni. «Stefano Turati – il protagonista del romanzo, ndr – è un garibaldino riluttante e disincantato. Era protagonista di una novella, intitolata Uno di Mille (inclusa nella raccolta di racconti inedita C’era una volta in Italia). Inizialmente era un centenario originario di Guastalla che, alla dichiarazione di guerra del 1940, relegato ormai in un ospizio, ricordava con amarezza la sua militanza nelle file dell’Esercito Meridionale. L’anno dopo, in agosto, feci una visita ai Musei Garibaldini di Caprera e lì mi venne in mente di ampliare la novella in un romanzo, svecchiare il mio Turati e, soprattutto, di farlo napoletano, calando così il personaggio nella cornice della dorata decadenza del Regno delle Due Sicilie».
E non solo per ragioni narrative Napoli è divenuto il set della storia. «La nostra città» continua Cortese «è un romanzo-fiume pieno di anse ancora da esplorare. Manzoni è morto è Napoli, ma è anche e soprattutto un quartiere, il San Lorenzo, ‘a Porta ‘e san Gennaro, e le sue metamorfosi negli anni cruciali del Risorgimento. Napoli, nelle storie, si “tiene a bada” lasciandola fare. Il limo del suo passato si accumula e nasconde. A volte, però, un’intuizione o il resto di una verità tornano alla luce e, chi ha occhio per vedere, può cogliere quel barlume prezioso e farne racconto».
A proposito di racconto, anzi raccontare, come è cambiata la figura dello scrittore al tempo dei social? «Lo scrittore è un comunicatore, prima di tutto. Credo che lo sviluppo e il progressivo perfezionamento degli strumenti di comunicazione non possa fare altro che giovare alla professione. Ho sperimentato che mantenere un contatto diretto, genuino e sincero con il pubblico tramite i social è assai utile. Inoltre, questo giova alla completezza della figura professionale. Associare all’abilità di “mettere la penna sul foglio” quelle di saper congegnare un post efficace è decisamente fruttuoso in termini di affinamento dell’arte del trasmettere cose».
Prima di concludere: cosa ti aspetti da questo romanzo? «Citando il mio nume, Alessandro Manzoni, lascio ai miei venticinque lettori il compito di rispondere a questa domanda».
This post was published on Mag 22, 2020 11:46
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