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Intervista a Imma Benedetti, autrice de “Il gotha del drago”

Imma Benedetti, da sempre amante dello studio dell’animo umano, che ha trovato nel genere fantasy la possibilità di esprimere la sua analisi della vita umana, come si vede nel suo esordio letterario “Il gotha del drago”.

Ecco il primo romanzo di Imma Benedetti, da sempre amante dello studio dell’animo umano, che ha trovato nel genere fantasy la possibilità di esprimere la sua analisi della vita umana che considera caratterizzata dall’alternanza di periodi luminosi a periodi “grigi” che, in un’ottica resiliente, sono quelli che segnano le svolte decisive e pertanto vanno affrontati con coraggio e determinazione. La trama è avvincente e la storia offre diversi livelli di lettura ma non è il caso di approfondirli prima che si sia letto il libro per non influenzare i lettori e smorzare la loro curiosità.

Da questo tuo primo romanzo s’intuisce un’interpretazione filosofica della vita secondo la quale è inevitabile l’alternanza di periodi che chiami “zone grigie” che impongono le scelte che segnano una svolta nella propria vita. Tu sei passata dall’avvocatura al commercio, alla scrittura. Cambiamenti che derivano tutti dalle tue “zone grigie”?

In realtà questi cambiamenti hanno determinato le mie zone grigie. Non è facile passare da un settore ad un altro. Anche se frutto di scelte, i cambiamenti sono sempre destabilizzanti. Perdi i pilastri di riferimento e devi cercarne altri in te stessa. Sono felice che il livello ulteriore, che hai definito “interpretazione filosofica, emerga dalle pagine del libro. Con questa storia ho veicolato messaggi che potevano emergere o meno.
La trama, a suo modo originale, offre un livello di lettura più profondo che è alla base di tutto il romanzo: protagonista indiscusso del libro è il Grigio, che non è solo un evento temporale, ma è lo stato d’animo in cui, a volte, ci troviamo a vivere. E’ quando la nostra vita sembra non avere più senso in una situazione di stallo, di non speranza che ci avvolge e ci spegne lentamente portandoci all’ assuefazione ed alla accettazione.
Il Grigio determina le scelte dei protagonisti così come quelle di ognuno di noi. Credo che a molti capiti di vivere un momento in cui il mondo sembra andare avanti, mentre tu sei bloccato in un limbo, senza riuscire a guardare oltre. Ecco perché il grigio non va confuso con la disperazione, che è un sentimento forte, devastante, che comunque ti fa sentire vivo. E’ l’istante in cui ti alzi al mattino, sorridi alla famiglia, compi una serie di azioni ma sei un guscio vuoto. Il grigio del Gotha del drago è questo: un non-luogo, un non-essere, un non-sentire nel quale chi ha provato questa esperienza può riconoscersi.
Sconfiggere il grigio diventa la priorità dei personaggi di questo “stranissimo mondo” della storia ma anche di ognuno di noi. Ed è l’obiettivo anche dell’animus mundi.

“Il ghota del drago” è un fantasy nell’ambientazione e un romanzo introspettivo per il messaggio che offre: spinge il lettore a riflettere su quanto sia errato emettere giudizi immediati senza tentare di immedesimarsi nei panni di chi si giudica. C’è un riferimento a situazioni reali attuali?

Parafrasando la celebre frase “ogni persona che incontri sulla tua strada sta combattendo una battaglia che ignori. Sii gentile, sempre” è un messaggio fondamentale all’interno del romanzo. Il lettore, nel corso dell’evoluzione della storia, si troverà di fronte a situazioni che lo spingeranno ad emettere dei giudizi. Invito tutti a sospendere ogni sentenza di condanna o di assoluzione e chiedersi: il fine di sconfiggere il grigio giustifica sempre i mezzi per raggiungerlo? La domanda è più attuale di quanto sembra. Il libro nasce anni prima del Covid-19, ma ad alcuni lettori ha posto l’interrogativo: se potessi far cessare la pandemia compiendo le stesse azioni di Marc o di Diana, lo faresti? La risposta è stata varia e mai scontata.

Quando e come è nata la tua passione per la scrittura, in particolare per il genere fantasy?

La mia passione è conoscere, capire, analizzare l’essere umano nelle sue sfaccettature. La scrittura è un mezzo efficace per esprimere questa passione. La preferenza per il fantasy deriva dalla libertà che mi lascia come scrittrice. So che molti lettori non annoverano tale genere nella narrativa contemporanea e che molte case editrici scelgono di non inserirlo nel proprio catalogo. Io, invece, reputo il fantasy un genere senza limiti, strutture e sovrastrutture. Nel Gotha del drago, infatti, emerge tutta la complessità dei sentimenti e delle emozioni e l’umanità dei protagonisti, nonostante si sviluppino in un mondo distopico.

Durante la pandemia si è registrato un aumento del tempo dedicato alla lettura e questo attribuisce una maggiore responsabilità al mondo editoriale. Cosa pensi in proposito?

Penso che la nostra realtà ha ritmi spesso insostenibili. La pandemia ci ha imposto di fare i conti con tante ore libere che di solito non possiamo permetterci. L’aumento del tempo libero fa emergere e/o riemergere le passioni vere che i problemi della vita quotidiana soffocano. Il mondo editoriale, a mio avviso, ha ora una grande responsabilità: tenere avvinghiato a sé chi si è avvicinato e/o riavvicinato alla lettura; cosa impossibile se perseguirà la sola logica del profitto scegliendo di pubblicare gli autori solo sulla base del loro numero di followers.

Hai già progetti editoriali in cantiere, magari una continuazione de “Il ghota del drago”?

Ho vari progetti da portare avanti. I protagonisti del Gotha del drago non smettono di sussurrarmi vicende inaspettate sperando che decida di raccontarle. Non so se permetterò loro di uscire di nuovo!

This post was published on Mag 19, 2021 9:57

Marina Topa

Insegnante di lingua e letteratura francese. Per caso ha conosciuto il "Pianeta Infanzia" e si è con slancio catapultata nella scuola dell'Infanzia dove, sempre per caso, ha scoperto di amare la scrittura.

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