Secondo quanto riporta il Mattino, il pentito Giuseppe Manco, interrogato dai Pm della Dda, ha spiegato come funzione la gestione dell’affare delle case popolari da parte dei clan della criminalità organizzata, un affare “di interesse dei clan della zona orientale. Vi è una netta divisione territoriale, le case di via Mastellone sono gestite dal clan Cuccaro e quelle tra corso Sirena e via Ciccarelli dal clan Aprea. E lo stesso dicasi per i negozi“.
“Una volta che l’unità immobiliare viene assegnata, se l’assegnatario è della zona viene lasciato in pace, se non è della zona viene avvicinato da esponenti del clan – continua Giuseppe Manco -. Le case assegnate possono essere di tre pezzature: 106 metri quadrati, ovvero per un intero nucleo familiare, 80 metri quadrati e 50 metri quadrati che sono di solito su un piano rialzato. A seconda della superficie dell’appartamento viene promessa una sorta di “buonuscita” al legittimo assegnatario. Ovviamente non viene mai corrisposta tutta la cifra promessa ma solo una piccola parte di essa, quella che corrisponde alla prima rata“.
Lo scopo dei clan è quello di controllare gli appartamenti per gestire meglio i loro traffici. Il metodo usato è semplice: “L’assegnatario legittimo dell’alloggio viene convinto ad andare via, prima però si fa in modo che nel proprio stato di famiglia risulti convivente con la persona indicata dal boss per prendere possesso della casa. Trascorsi sei mesi per il soggetto “estraneo” è possibile spostare automaticamente la propria residenza presso l’abitazione e quindi diventare intestatario di tutti i contratti delle forniture e dei servizi“. In tutto questo chi ci rimette sono sempre loro, la povera e brava gente, che vede soffiarsi da sotto il naso quel tetto tanto desiderato.
This post was published on Mar 25, 2015 15:49
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