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B.B. King, addio alla leggenda del Blues

Si è spento la scorsa notte B.B. King, il re indiscusso del blues, nella sua abitazione a Los Vegas. Aveva 89 anni. Una vita trascorsa accanto a quella chitarra che sapeva parlare, una vita a raccontare emozioni, una vita di note e pura magia.

Lascia questo mondo uno dei migliori chitarristi elettrici di tutti i tempi. B.B. King ha inciso 50 album durante la sua carriera musicale, vendendone milioni di copie in tutto il mondo. Era un membro storico della Rock’n’roll Hall of Fame, ha vinto 15 Grammy Award, di cui l’ultimo nel 2009, per il miglior disco blues.

B.B. King: l’inizio della leggenda

Nato il 16 settembre del 1925 a Itta Bena, nella regione del Missisipi, King ha vissuto per la musica, per quella chitarra che teneva stretta a sé quasi fosse la donna della sua vita e, forse, lo era veramente. E’ entrato nel mondo della musica fin da giovane, cantando prima in un coro gospel e poi avvicinandosi al genere country e alla chitarra blues, grazie ai consigli di un cugino. Nel 1946 si trasferì a Memphis e da lì a poco nacque la leggenda, quella leggenda che oggi il mondo interno saluta sotto le note di 60 anni di carriera.

B.B. King apparteneva a quella generazione di musicisti che aveva elettrificato il Blues e lo aveva trasformato in musica urbana ponendo le basi per quello che oggi è il rock’n’roll. Nell’arco della sua vita, che andava di pari passo con la sua carriera musicale, King ha influenzato artisti internazionali e italiani, Eric Clapton, Elton John, Jeff Beck, Phil Collins, Zucchero fino ad arrivare al grande Pino Daniele.

B.B. King e la sua Lucille

Riley B. King (il suo vero nome), con la sua Lucille (la leggendaria Gibson 335 ribattezzata così, pare, con il nome di una ragazza per la quale due uomini avevano litigato provocando un incendio in cui aveva rischiato di morire) aveva creato uno stile ispirato al jazz e al rhythm and blues. Uno stile fatto di glissati e note lunghe, creato con un inconfondibile tecnica della mano sinistra sul manico.

Una caratteristica che il re del blues non aveva mai abbandonato era legata al suo modo di fare musica: concerti, concerti e ancora concerti. Era sempre sul palco, si era rassegnato solo da poco a non viaggiare in pullman con i suoi orchestrali e solo perché lo aveva costretto la figlia preoccupata dal suo stato di salute.

B.B. King: un suo concerto era un incontro con un vecchio amico

Un suo concerto era come un appuntamento con un vecchio amico: l’orchestra cominciava a swingare un brano, l’annuncio, l’ingresso in scena sparando note dalla sua Lucille mentre i trombettisti suonavano ballando. Lui sempre sorridente e sudatissimo, con le sue giacche damascate e le manone a dispensare prelibatezze swing, cantava i suoi classici con le tasche piene di quelle spillette a forma di Lucille che per anni sono state uno degli oggetti più concupiti dai fan. Era davvero una leggenda ma non concepiva una vita lontano dal palco: è andato avanti fino all’ultimo, sfidando il diabete e gli acciacchi dell’età e di una carriera lunghissima, vissuta senza gli agi delle star.

Lucille non suona più, le luci si sono spente e sulle note di “The Thrill is Gone” salutiamo il re del blues, uno degli ultimi musicisti ad aver cambiato la storia della musica.

This post was published on Mag 15, 2015 15:34

Gabriella Monaco

Laureata in 'Lettere Moderne', appassionata di Scrittura e Arte in ogni loro forma. Con il cuore diviso per il 33% a Napoli, il 33% in Sicilia, il 33% in Francia... L'altro 1% prima o poi dovrò decidermi a cercarlo...

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