Where is the revolution? Speranze e disillusioni della società egiziana (VIDEO)

“Where is the revolution?” è un viaggio lungo lo smarrimento della società egiziana

di Lorenzo Giroffi

“Where is the revolution?” è un viaggio lungo lo smarrimento della società egiziana. Attivisti, avvocati, sindacalisti, giornalisti, manifestazioni di piazza, referenti politici, tutti protagonisti di una centrifuga di speranze e disillusioni. Con la caduta del regime di Hosni Mubarak, nel gennaio 2011, si sono accese tutte le energie represse durante gli anni della dittatura. A fatica hanno provato a ridisegnare le strutture socio-politiche del Paese, comunque sotto la presa mai doma dei militari (controllo su banche, agricoltura, industrie).

In tale contesto di rivoluzione e voglia di libertà s’è inserito il movimento politico religioso dei Fratelli Musulmani, che, alle prime elezioni libere, si è presentato con un indipendente, Mohammad Morsi, risultato poi il vincitore. Queste elezioni hanno trovato da subito le critiche da gran parte degli avversari politici della Fratellanza e dei movimenti vogliosi di rompere definitivamente con gli apparati che erano stati partecipi dell’era Mubarak. A quelle elezioni venne imputato un filtro anomalo per le presentazioni dei candidati. Le lamentele riguardavano lo spettro insoddisfacente per la scelta del presidente: o i Fratelli Musulmani o vecchi camaleonti del regime.

Morsi venne eletto ed i Fratelli Musulmani iniziarono il loro Governo, fatto di equilibrismi con le altre forze politiche e di elaborazione della nuova Costituzione, che venne poi approvata in un altro contestatissimo appuntamento alle urne, col referendum del dicembre 2012. La Fratellanza ed il presidente Morsi hanno provato a staccarsi dalle alee salafite presenti nel Paese ed in discontinuità col passato regime ha attivato una diversa relazione con la confinante Gaza, rendendo il valico di Rafah più disponibile a scambi, anche politici con Hamas. Dall’altra parte però ha perseguito metodi da regime nella repressione ad attivisti, con condanne a manifestanti accusati di offese al presidente e con arresti sommari, dimostrando inoltre l’incapacità di sbarazzarsi dei processi militari e trovare soluzioni economiche che andassero oltre gli accordi di prestito con la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale (consigliati dal segretario di stato statunitense).

La Primavera Araba, accezione che contiene tutto e nulla, in Egitto ha però portato una grande forza ai singoli sentimenti di discussione. In ogni cafè del Cairo, alle adunate di ragazzi, dietro qualsiasi angolo del Paese si sentono discussioni in merito al senso della democrazia ed interrogativi sui partiti. Girando qualsiasi marciapiede del centro città ogni venerdì si susseguono manifestazioni per i più disparati motivi: dalla sopraffazioni delle molestie sessuali ai danni delle donne per le strade del Cairo, alle relazioni geopolitiche del Paese; si è fatta luce su alcuni fenomeni sottaciuti, come la violenza sui minorenni presenti per strada ed alle manifestazioni da parte della polizia. Tuttavia questa forza si è scontrata con la devastante crisi economica che ha lasciato ad esempio al Cairo il caos di milioni di automobili e periferie sociali in aumento, ma neanche lo spettro di un turista dinanzi al Museo Egizio.

Le bande dalle etichette disparate (contrabbandieri, jihadisti, beduini) che rendono il Sinai una penisola complicatissima da vivere e trapassare, incidendo negativamente sul confine palestinese (maggio 2013 sette poliziotti operativi sul valico di Rafah furono sequestrati, facendo chiudere la zona di confine, poi riaperta col rilascio degli agenti, ma chiuso definitivamente col ritorno dei militari al governo).

Tra gli errori della Fratellanza (all’interno della quale è giusto ricordare le tante anime che rendono disomogeneo il fronte), che ha aizzato ancor di più le opposizioni, c’è stato il grosso numero di processi di attivisti, uomini di spettacolo, giornalisti (tra i casi più noti quello del comico Bassem Youssef e del blogger Ahmed Douma).

Tutti gli attori politici, dalla sinistra marxista ai liberisti, fino ai movimenti di piazza non inquadrabili, compreso  al-Nūr  (partito salafita) hanno portato avanti la campagna Tamarod (ribellione). Sostanzialmente questa è stata una raccolta firme per richiedere le dimissioni del presidente Morsi. Il governo dei Fratelli Musulmani non ha mai riconosciuto questa campagna, perché ha sempre dichiarato che l’esecutivo era espressione del volere popolare, espressosi alle elezioni.

Il ritorno massiccio in piazza ha fatto riapparire l’esercito, che a luglio del 2013 ha destituito il presidente Mohammed Morsi, arrestandolo assieme ad altri vertici dei Fratelli Musulmani (in attesa di processo). Il controllo è stato affidato al generale Abdel Fattah Saeed Hussein Khalil el-Sisi ed i repressi sono poi diventati i sostenitori della Fratellanza.

“Where is the revolution?” può essere uno spunto per interrogarsi sui sistemi di democrazia, su quanto possa essere sbagliata la religione all’interno delle istituzioni della vita pubblica ed altrettanto ingombrante la mano dei militari nell’agenda politica.

Regia, inverviste, montaggio di Lorenzo Giroffi

Intervistati: Mohamed Adel (6th April Movement); Mohamed Soudam (relazioni estere Freedom & Justice – alleato dei Fratelli Musulmani); Bassem Halaka (Sindacato egiziano indipendente lavoratori del turismo – ETITU); Lina Atallah – Direttrice del giornale Egypt Independent; Mohamed Fouda – No Military Trials for Civilians Group); Ahmed Sameh (Andalos Center for Studies Tolerance); Rawda Ahmed (The Arabic Network for Human Rights Information); Shehab Wagih (Free Egyptian Party);

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