Una giornata di commemorazione per la strage del rapido 904

Il ricordo delle vittime del Rapido 904 alla stazione di Napoli

di Federica Russo

Erano le 19.08 del 23 dicembre 1984 quando il Rapido 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano, percorreva la Grande Galleria dell’Appennino, andando incontro ad una stage di stampo mafioso. 17 i morti (15 sul colpo e due per le ferite riportate) e 269 i feriti, causati da una carica di esplosivo radiocomandata posizionata su una carrozza durante la sosta alla stazione di Firenze.

Alla commemorazione di quest’anno, che si è svolta alla stazione centrale di Napoli, e, contemporaneamente, alla stazione ferroviaria di San Benedetto Val di Sambro dove c’è stato un momento di raccoglimento, era presente a Napoli la Presidente dell’Associazione dei Familiari delle Vittime della Strage sul Treno Rapido 904, Rosaria Manzo.  

E’ stato osservato un minuto di silenzio e deposta una corona di fiori al binario n.11, ai piedi della targa che ricorda le vittime, con le riflessioni di Don Tonino Palmese, coordinatore regionale di Libera Campania. 

Il Rapido 904 non giunse mai a destinazione. A bordo tantissimi viaggiatori diretti dai parenti per le festività natalizie, valigie e borsoni pieni di doni e bagagli umani ricchi di vita, spezzati d’improvviso, o scolpiti dal dolore d’una strage, una delle prime e purtroppo non l’ultima, della guerra di mafia.

Un attentato compiuto “con lo scopo pratico di distogliere l’attenzione degli apparati istituzionali dalla lotta alle centrali emergenti della criminalità organizzata – spiegò in occasione della requisitoria del 1986 il Pubblico Ministero Luigi Vignache in quel tempo subiva la decisiva offensiva di polizia e magistratura per rilanciare l’immagine del terrorismo come l’unico, reale nemico contro il quale occorreva accentrare ogni impegno di lotta dello Stato”.

Un processo che andrà avanti per lunghi anni che vede come primi accusati Guido Cercola e Pippo Calò, affiliati della mafia, arrestati nel corso di un’operazione antidroga nel 1985. Nel loro covo sono state ritrovate prove valide ad incastrare i due come autori di quella che è passata alla storia come la strage di Natale.

Nel 2011 la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha riconosciuto Totò Riina come mandante della prima strage della guerra di mafia degli anni novanta.

23 dicembre 2013

 

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