Una convenzione per il cambiamento

Grillo si è rivolto agli elettori e militanti del PD e li ha invitati a stracciare la tessera del partito e a votare per il M5S perchè “vogliamo le stesse cose”.

Personalmente sono convinto – e lo ho scritto altre volte – che c’è un humus comune tra parte dell’elettorato 5S e parte dell’elettorale di sinistra. D’altra parte le Quirinarie lo hanno ampiamente dimostrato, mi pare: dei nomi scelti dai 5S molti proveniva dalla sinistra a cominciare da Rodotà, che certo non credo possa essere considerato uno di stretta osservanza “grillina”.

Ma allora viene da chiedersi perchè non provare a costruire il governo del cambiamento e invece permettere il ritorno di B e la vittoria del peggiore pezzo del PD? Se Grillo non mente e non sta solo facendo una bassa operazione di marketing – e io non lo credo – e davvero gli elettori del PD e quelli del M5S vogliono le stesse cose, come Grillo dichiara oggi, perchè non fare un governo del cambiamento?

Ora i miei cari amici 5S mi posteranno il video di Marina Sereni che spiega che il PD voleva solo i voti del movimento mentre altri amici, con maggiore pazienza per le ricerche online, potrebbero rispondere con Violante che assicura a B che le sue televisioni non saranno toccate e via dicendo con il peggio del peggio della dirigenza PD.

A me pare che tutto questo dimostri che per assurdo un movimento pure così profondamente anti-partiti come il M5S dia ancora un eccessiva importanza ai partiti e soprattutto ai loro dirigenti. Il problema, ovviamente, non era fare un governo con Bersani e la Sereni, ma con quegli/lle elettori/trici del PD ai quali oggi Grillo si rivolge. D’altra parte, lasciatemelo dire con molta franchezza, anche io e tanti della sinistra che guardiamo con interesse al M5S, lo facciamo andanto al di là del suo leader, che se uno dovesse fermarsi a Grillo non ci sarebbe, almeno per me, tante ragioni di simpatia e di condivisione. Invece, conosco tanti attivist@ 5S ed è con loro che mi interessa parlare.

E se davvero mettessimo in pratica l’idea che bisogna andare oltre i partiti? Io avrei una proposta. Devo dire che lanciare queste proposte ha anche qualcosa di deprimente. Avevo proposto tempo fa di far partire un mese di conoscenza reciproca tra sinistra e 5S: 100 assemblee in 100 città italiane. Assemblee tematiche in cui confrontarsi, conoscersi, verificare su cosa abbiamo idee e obiettivi comuni e lanciare così delle campagne insieme (ad esempio reddito di cittadinanza, inelegibilità, ecc.). Ovviamente, nessuno l’ha neppure vista quella proposta. La cosa è abbastanza depressiva e rimanda al fatto che in Italia se non sei un cantante, uno che va in TV, o un politico, quello che dici non vale niente.

Ma non mi arrendo, ed eccomi con un’altra proposta, da ignorare ovviamente. E se convocassimo una grande convenzione per il cambiamento? Una assemblea dal basso di elettori, militanti, intellettuali, parlamentari che chiedono un cambiamento, oggi, subito. Questa convenzione, che appunto sarebbe, al di là dei partiti e delle loro dirigenze, un luogo in cui uno vale uno, possibilmente davvero, potrebbe proporre un programma di governo in pochi punti e magari persino una rosa di nomi per formare quel governo; e poi si potrebbe organizzare una grande consultazione con gli elettori e le elettrici e infine sottomettere questa proposta al parlamento e chiedere lì di sostenerla. A chi ci sta.

Forse potrebbe formarsi una maggioranza nuova che tenga insieme un bel pezzo di PD, SEL, il M5S. A quel punto il M5S non avrebbe tradito il mandato elettorale perchè non farebbe un accordo con i partiti, ma in realtà con le cittadine e i cittadini che hanno costruito insieme in quel governo. Ovviamente Rodotà potrebbe presiedere quella convenzione per il cambiamento. Per carità, potrebbe accadere che non si trovi un programma condiviso oppure che in parlamento non si trovi la maggioranza. Ma credo che varrebbe la pena di tentare. Perchè credo che abbiamo bisogno del cambiamento, più di quanto ci sia bisogno di far crescere i consensi di un partito o magari di far scendere i consensi di un altro.

Marco Armiero

 

 

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