Un eroe della Repubblica, a 28 anni dalla strage di Capaci

Il 23 maggio 1992 l’attentato che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Una figura di riferimento per riempire il vuoto che c’è ancora oggi.

di Vincenzo Vacca.

Tanto è stato detto e tanto si dirà in ordine a Giovanni Falcone, un eroe della Repubblica. Nella lotta alle mafie, sono caduti tanti figli migliori della nostra Repubblica. Abbiamo assistito a una recrudescenza del terrorismo mafioso tra gli anni 70 e gli anni 80, anni nei quali i corleonesi decisero di alzare il livello dello scontro con lo Stato, mietendo tantissime vittime tra coloro che decisero di fare fino in fondo il proprio dovere. Cosa Nostra decise di cambiare la sua strategia per esercitare il proprio potere criminale, una volta che capì che lo Stato, o almeno una buona parte di esso, aveva deciso di fare seriamente la lotta alla mafia. Sia la Magistratura che le Forze di polizia avevano creato delle strutture di investigazione che si dimostrarono e si dimostrano molto efficaci nel contrasto alla criminalità mafiosa.

Uno dei lasciti di Giovanni Falcone è stato quello di essere stato uno dei principali promotori nella istituzione delle Direzioni Distrettuali Antimafia e della Procura Nazionale Antimafia ovvero delle strutture giudiziarie che avessero istituzionalmente e, quindi, in modo continuativo il compito di contrastare il fenomeno mafioso. Un fenomeno così complesso contro il quale occorre un continuo scambio di informazioni tra i Magistrati. Una forma di strategia corale da parte della Magistratura, ponendo fine ad una mobilitazione dell’ attività investigativa e repressiva solo in occasione dei delitti eccellenti.

Per quanto riguarda le Forze dell’ordine, si andò alla creazione della Direzione Investigativa Antimafia e ogni Forza di polizia istituì al proprio interno dei reparti con il compito peculiare di eseguire indagini in materia di antimafia. Ma gli innegabili successi che si sono avuti sono da iscrivere soprattutto al fatto che sia nella Magistratura che nelle varie polizie hanno fatto ingresso nuove generazioni che hanno originato un salto di qualità.

Ma Giovanni Falcone ha lasciato in “eredità” tanto altro. Mi riferisco in particolare modo alla sua tenacia e alla sua professionalità. Tutti coloro che per motivi vari vogliono capire quanto più possibile le caratteristiche specifiche delle mafie, organizzazioni malavitose molto particolari nel panorama criminale, non possono non studiare tutto quello che ha scritto Giovanni Falcone, a partire dagli atti istruttori che hanno originato il cosiddetto maxiprocesso.
In questi anni tutti si uniscono al coro unanime nell’omaggiare la figura di Falcone, in realtà questo Magistrato è stato fortemente osteggiato, a volte anche per semplice invidia professionale.

Tra l’altro, non dimentichiamo che fino alla fine degli anni 70, erano ancora tantissimi, e non solo semplici cittadini, a negare l’esistenza della mafia e ad attaccare coloro che ne parlavano accusandoli di voler infangare la Sicilia.
Spesso il rapporto tra Magistrato che indagava e mafioso ricordava alcuni processi per stupro, dove avveniva un ribaltamento tra vittima e carnefice.

Quindi, anche nei confronti di Falcone c’era chi sosteneva che era tra quelli che infangavano la Sicilia.

Ma gli ostracismi contro questo valoroso ed esemplare Magistrato furono davvero tanti: l’accusa di protagonismo, quella di essersi organizzato l’attentato all’Addaura, di strumentalizzare i pentiti. Ricordo benissimo quando il CSM decise di non nominare Falcone al posto di Caponnetto a Capo dell’Ufficio Istruzione di Palermo, preferendogli Antonino Meli. Questi disarticolò il pool antimafia di Palermo istituito da Caponnetto.
Infine, quando Falcone fu chiamato da Martelli a guidare l’ Ufficio Affari Penali del Ministero della Giustizia, fu inondato da fortissime critiche anche da parte di esponenti che si richiamano ad una sorta di antimafia dura e pura. Qualcuno parlò addirittura di tradimento.

Alla fine, quello che contano sono i fatti e Falcone è stato il maggiore protagonista nei successi da parte dello Stato contro la mafia. In tutta la storia d’Italia, per la prima volta, con il maxiprocesso Cosa Nostra viene processata e condannata. Condanne confermate in Cassazione. A questo proposito, non molti sanno che Falcone a Roma si adoperò, riuscendoci, a evitare che le condanne comminate a Palermo venissero esaminate dalla Sezione della Corte di Cassazione presieduta dal fatidico Carnevale, quello che fu chiamato il “giudice ammazzasentenze”.

La storia va raccontata in tutte le sue pieghe e questo vale anche per la biografia di Giovanni Falcone.

Nel momento storico che viviamo, nel quale mancano figure di riferimento, credo che l’esempio di uomini come Giovanni Falcone possano riempire questo vuoto. Lo dimostra il fatto che l’importante movimento antimafia si è particolarmente radicato facendo riferimento al suo esempio. Vengono ripetute incessantemente le sue parole che non sono mai di rassegnazione nei confronti dei poteri criminali, ma di incitamento alla lotta, alla resistenza.

E voglio concludere con le sue note parole: “la mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine”.

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