Tredicenne picchia l’insegnante in testa: l’aveva rimproverato

Chiede il permesso di uscire dall’aula, lei glielo nega. Tredicenne picchia l’insegnante in testa. E si riaccende la discussione su bullismo e violenza

Picchia l’insegnante in testa perché l’ha rimproverato. Ancora un episodio di violenza, che ancora una volta vede protagonista un giovanissimo: un ragazzo di 13 anni che ha aggredito la sua insegnante colpendola alla testa.

A 13 anni picchia l’insegnante in testa: 5 giorni di prognosi per lei

È accaduto in una scuola media, l’istituto comprensivo Parini di Rovigliano, frazione di Torre Annunziata. Il ragazzo ha chiesto il permesso di uscire dall’aula, ma l’insegnante gliel’ha negato. Lui però non si è lasciato sottomettere: ed è passato alle vie di fatto, colpendo l’insegnante dritto in testa.

La donna ha riportato un trauma cranico e alcune contusioni, giudicate guaribili in 5 giorni dai medici dell’ospedale dove si è recata per le cure. Il ragazzino, appena 13enne, non essendo perseguibile penalmente, è stato segnalato dai carabinieri al Tribunale dei minori.

Bullismo in crescita tra i giovanissimi

 

Una storia che riaccende la discussione su bullismo e violenza, soprattutto dopo il caso del 14enne violentato con un compressore. Appena qualche giorno prima c’era stato un altro episodio di aggressione messa in atto da una baby gang, ai danni di un autista Anm. Anche in quel caso, la sua unica colpa era stata quella di rimproverare i ragazzi che prendevano a calci le porte e impedivano la salita e la discesa degli altri viaggiatori.

Qual è il problema?

L’educazione ricevuta, l’assenza di limiti e molto spesso la mancanza di empatia da parte dei genitori, che  non sono in grado di entrare in contatto emotivo con i bisogni dei loro figli, fallendo nel loro compito educativo, sono spesso alla base di questi episodi di violenza, che purtroppo si verificano a Napoli e nel napoletano almeno quanto nel resto d’Italia. La violenza viene spesso messa in atto dai giovanissimi come un tentativo di attirare l’attenzione del mondo esterno: una estrema richiesta di aiuto che purtroppo però, rimane quasi sempre inascoltata. Accanto a questa solitudine imperante, alla base di molti dei comportamenti adolescenziali violenti, c’è una deriva della società che non condanna come dovrebbe (e anzi spesso osanna) la violenza.

Il risultato è un aumento dei casi di bullismo, che negli ultimi anni è diventato un fenomeno dilagante. La maggior parte dei casi di bullismo (il 51%) si verifica a scuola, quindi tra coetanei, ma la più alta concentrazione di bulli è al Nord, non al Sud. Questo secondo le statistiche diffuse da Sos Telefono Azzurro per l’anno 2013. A “generare” il bullo sono i problemi familiari, generalmente accoppiati a uno scarso rendimento scolastico. Il 44% dei bulli impara la violenza all’interno della famiglia, dove spesso ne è vittima.

Anche gli adulti sono vittime dei bulli

Al bullismo tra coetanei (che recentemente si è allargato anche al cyberbullismo) si aggiunge oggi anche il “bullismo”, se così si può chiamare, nei confronti degli adulti, che appaiono agli occhi dei ragazzi delegittimati del loro potere di educatori e assolutamente non degni di rispetto. Anche l’adulto viene dunque preso di mira da questa nuova generazione di bulli che, come dimostrano gli ultimi casi di cronaca, non conoscono limiti e non si fermano davanti a nulla.