this is racism

“Terroni! Ma che problemi avete?”: il video virale di This is Racism

 

Ci facevate proprio schifo“, è la frase più ribadita di questo video di This is Racism. E forse è quella che fa più riflettere.

I negri sono riusciti a fare quello che Cavour non era riuscito a fare: han fatto gli italiani”. Prima degli immigrati, infatti, erano i meridionali ad essere visti come degli scansafatiche, parassiti, sporchi e disonesti. I Russo, gli Esposito, i Di Giangi, oggi sono i Mohamed, gli Abdul, gli Ossas. Ma intanto non abbiamo imparato nulla.

Un testo che fa venire i brividi, ispirato ad un articolo di Marco Giacosa pubblicato su Alganews, e recitato dal bravissimo Andrea Pennacchi,  ci fa capire quanto il razzismo sia ancora tra noi, ma che ha trovato solo nuove vittime. Una verità che dovrebbe solo farci riflettere sulla nostra storia e il nostro futuro.

2 thoughts on ““Terroni! Ma che problemi avete?”: il video virale di This is Racism

  1. Da orgoglioso siculo-friulano trovo questo video tre volte razzista: verso i settentrionali, i meridionali e gli stessi africani. Un viscido, subdolo, strisciante escamotage a puro fine politico per ottenere l’applauso facile, per solleticare odio e tensione sociale rispolverando stereotipi vecchi e nuovi che non hanno mai interessato le teste pensanti ma solo quelle degli stupidi e degli imbecilli, di qualsiasi epoca, continente, latitudine o colore politico. Questo è il vero razzismo nella sua forma peggiore, perché ipocrita, codardo e doppiogiochista: seminare discordia tra le persone attraverso un abile gioco delle tre carte, catalogandole in leghisti e non leghisti, settentrionali e meridionali, polentoni e terroni, bianchi e neri, etichettando come “ottusi e ignoranti razzisti” gli uni ed attribuendo per conseguenza logica la parte dei “poveracci spiantati” agli altri. Gli stereotipi del veneto rozzo e bifolco, così come quello del meridionale ignorante che si fa abbindolare dagli stessi leghisti che un tempo lo odiavano, vengono implicitamente generalizzati ed estesi a chiunque non si allinei all’attuale pensiero unico dell’accoglienza acritica “senza se e senza ma” oggi tanto di moda tra le anime candide e i benpensanti; un mantello di finto candore indossato vuoi per moda, vuoi per il terrore di essere tacciati di razzismo, vuoi per ipocrisia buonista pilotata (nemmeno tanto di nascosto) da certi ambienti che hanno evidente interesse a mettere poveri contro altri poveri, in quella che ormai è palesemente una moderna tratta degli schiavi. Ho passato i primi 40 anni della mia vita tra nord e sud: mai incontrato o frequentato gente razzista, a meno di non considerare razzista (per confondere le acque e dividere) l’eterna e comica diatriba “polentonaggine vs terronaggine”, oppure lo sfottò da stadio, che nel bel paese può riguardare anche due campanili a 5 km di distanza. Il razzismo è una cosa seria: usarlo come accusa a sproposito è come dare ingiustamente del pedofilo a qualcuno. Chi lo fa senza ragionare etichettando chi la pensa in modo diverso dai soliti pseudo intellettuali buoni e illuminati merita di essere accusato tre volte tanto di classismo, che è la forma peggiore e più disgustosa di razzismo: un odio e un disprezzo che nascono dall’arroganza di chi si erge a giudice dell’etica e della morale di chiunque non appartenga al suo ceto sociale, meridionale, africano o settentrionale che sia. Semplicemente vomitevole. Siete voi che dovete farvi schifo guardandovi allo specchio. Vergognatevi.

  2. Da orgoglioso siculo-friulano trovo questo video tre volte razzista: verso i settentrionali, i meridionali e gli stessi africani. Un viscido, subdolo, strisciante escamotage a puro fine politico per ottenere l’applauso facile, per solleticare odio e tensione sociale rispolverando stereotipi vecchi e nuovi che non hanno mai interessato le teste pensanti ma solo quelle degli stupidi e degli imbecilli, di qualsiasi epoca, continente, latitudine o colore politico. Questo è il vero razzismo nella sua forma peggiore, perché ipocrita, codardo e doppiogiochista: seminare discordia tra le persone attraverso un abile gioco delle tre carte, catalogandole in leghisti e non leghisti, settentrionali e meridionali, polentoni e terroni, bianchi e neri, etichettando come “ottusi e ignoranti razzisti” gli uni ed attribuendo per conseguenza logica la parte dei “poveracci spiantati” agli altri. Gli stereotipi del veneto rozzo e bifolco, così come quello del meridionale ignorante che si fa abbindolare dagli stessi leghisti che un tempo lo odiavano, vengono implicitamente generalizzati ed estesi a chiunque non si allinei all’attuale pensiero unico dell’accoglienza acritica “senza se e senza ma” oggi tanto di moda tra le anime candide e i benpensanti; un mantello di finto candore indossato vuoi per moda, vuoi per ingenuità, vuoi per ipocrisia buonista pilotata (nemmeno tanto di nascosto) da certi ambienti che hanno evidente interesse a mettere poveri contro altri poveri, in quella che ormai è palesemente una moderna tratta degli schiavi. Ho passato i primi 40 anni della mia vita tra nord e sud: mai incontrato o frequentato gente razzista, a meno di non considerare razzista (per confondere le acque e dividere) l’eterna e comica diatriba “polentonaggine vs terronaggine”, oppure lo sfottò da stadio, che nel bel paese può riguardare anche due campanili a 5 km di distanza. Il razzismo è una cosa seria: usarlo come accusa a sproposito è come dare ingiustamente del pedofilo a qualcuno. Chi lo fa senza ragionare etichettando chi la pensa in modo diverso dai soliti pseudo intellettuali buoni e illuminati merita di essere accusato tre volte tanto di classismo, che è la forma peggiore e più disgustosa di razzismo: un odio e un disprezzo che nascono dall’arroganza di chi si erge a giudice dell’etica e della morale di chiunque non appartenga al suo ceto sociale, meridionale, africano o settentrionale che sia. Semplicemente vomitevole. Siete voi che dovete farvi schifo guardandovi allo specchio. Vergognatevi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *