Stop Biocidio: il 17 ottobre per unire i movimenti

Il 17 ottobre, forse, i movimenti e le mobilitazioni della Terra dei fuochi e di tutte le realtà continue si coaguleranno in un unico movimento. Organizzazione, unità ed efficacia strategica sono le parole d’ordine. La cosa che più promette è che il movimento vuole trovare le soluzioni entro se stesso, nelle realtà produttive, amministrative, associazioniste esistenti e che fanno i territori attivi. Sta forse nascendo una politica nuova? Finalmente di massa?

A venerdì 17 ottobre alle ore 17:30 è stata fissata l’assemblea pubblica di tutti i raggruppamenti, le associazioni, i cittadini indipendenti, che si riconoscono nel movimento Stop Biocidio presso il Laboratorio Insurgencia in via Vecchia San Rocco 18 a Napoli, quartiere Capodimonte

La ragione che spinge alla creazione di questo evento è quello di decidere in maniera organizzata del futuro del movimento, soprattutto in merito la necessità di organizzarlo in un’unica collettività, di unirlo in un’unica voce, per poter passare a un’azione politica che possa contare sul numero di una effettiva, non disgregata, non acefala, forza di cambiamento, e che soprattutto faccia tutto ciò dall’esistente, sulla realtà sociale esistente. Per poter avere una presa attiva sui territori di Terra dei fuochi, e di tutti quelli continui, c’è bisogno di un’unione dei sub-movimenti, di un’unico centro che non disperda le forze e che decida gravemente su tutte le questioni su cui operare. In altre parole si vuole decidere non di aspettare il governo centrale ma di ripartire con il movimento stesso cercando soluzioni dentro lo stesso, a partire dalle realtà locali che nel movimento già fanno rete. I raggruppamenti per lo Stop Biocidio, attraverso le amministrazioni, le associazioni, i raggruppamenti spontanei, locali, un unico movimento, possono risolvere socialmente l’emergenza partendo dalle professionalità già esistenti nel movimento, dalle realtà produttive e ricreative già presenti. In maniera strategica, coordinando le iniziative, le pressioni, le operazioni, i lavori, collettivi è possibile fare tutti da sé e risolvere il Biocidio socialmente e senza aspettare uno stato immobile.

Come si scrive nel Comunicato cittadino per l’assemblea Stop Biocidio a Capodimonte è stato esattamente un anno fa che “tra le province di Napoli e Caserta decine di migliaia di persone cominciavano a mettersi in marcia, invadere le strade dei propri comuni, avviando quello straordinario percorso che portò al fiume in piena del 16 novembre del 2013. Dopo anni di silenzi, insabbiamenti e lotte troppo spesso solitarie, finalmente un intero popolo ha alzato la testa contro quello che abbiamo definito Biocidio: gli interramenti dei rifiuti tossici, i roghi che appestano l’aria tra Napoli e Caserta, uno scellerato piano dei rifiuti regionale fondato su discariche ed inceneritori, i tanti, i troppi, morti per tumore nella nostra regione.

Quel popolo aveva rivendicazioni chiare: stop ai roghi, bonifiche sotto il controllo dei comitati territoriali, potenziamento del servizio sanitario pubblico ed un piano di prevenzione contro i tumori, basta con discariche ed inceneritori, protezione e valorizzazione per l’agricoltura di qualità della nostra regione. Queste, in estrema sintesi le rivendicazioni del movimento contro il biocidio.
Le risposte avute dal governo Letta, attese per mesi, sono state ridicole ed assolutamente inefficaci. Nessuna delle rivendicazioni dei movimenti è stata affrontata. Nessun piano strutturale di intervento per la difesa della salute e dell’ambiente in Campania è stato messo in atto. Ancor peggio, i comitati, a cui va il merito di aver scoperchiato il vaso di Pandora, dei veleni Campani, denunciando quel sistema fatto di politica e crimine che ha avvelenato la nostra terra, sono stati estromessi da qualsiasi decisione.

Il nuovo governo di Matteo Renzi non solo non ha dato alcuna risposta alle rivendicazioni dei comitati, ma ancor di più ha peggiorato la situazione. Innanzitutto con la trasformazione in legge dell’inutile decreto Terra dei Fuochi; successivamente con provvedimenti che vanno esattamente nella direzione opposta a quella indicata dai comitati: la legge 106 che innalza il livello di inquinamento tollerabile dei terreni, lo stop alla legge 1345 sui reati ambientali ferma al Senato per l’opposizione della Confindustria, l’assenza di un piano per la riduzione e lo smaltimento dei rifiuti industriali, lo Sblocca Italia che da il via ad un nuovo scempio del territorio dalle trivellazioni petrolifere alle bonifiche attraverso i commissari straordinari, infine escludendo il tema della terra dei fuochi da qualsiasi azione di governo.

Riteniamo che il tempo del dialogo con le istituzioni sia finito da un pezzo. Lo scorso 16 maggio con una giornata di azioni ed occupazioni in decine di Comuni tra Napoli e Caserta abbiamo esplicitato la necessità di riprendere la lotta a partire dai territori ed imporre al governo Renzi un cambio di rotta. Lo abbiamo ribadito durante l’estate attraverso il Festival Stop Biocidio che ha toccato diversi territori tra Napoli e Caserta e c’ha dato la possibilità di riorganizzare i presidi territoriali. L’autunno è cominciato con due importanti manifestazioni, quella di Acerra del 20 settembre scorso, in cui 5.000 persone sono scese in piazza per denunciare le morti per veleno di quel territorio. Così come lo scorso 27 settembre a Salerno, centinaia di persone sono scese in piazza contro l’ipotesi di costruzione di un inceneritore su quel territorio. Oggi siamo certi che bisogna fare uno scatto in avanti. Facciamo appello a tutti i comitati che si riconoscono nel percorso della coalizione sociale Stop Biocidio, a tutti i comitati che hanno partecipato al “Fiume in piena” dello scorso anno, a tutte le realtà autorganizzate che tengono al centro della loro iniziativa la battaglia contro i veleni, per incontrarci il prossimo 17 ottobre a Napoli, al Laboratorio Insurgencia, per costruire insieme una campagna di mobilitazioni sui territori, con l’obiettivo di arrivare, nei prossimi mesi, ad una grande manifestazione nazionale a Napoli contro i veleni ed in difesa della salute e dell’ambiente.

Sappiamo che in diversi territori i comitati locali stanno riorganizzandosi e stanno costruendo manifestazioni, marce, iniziative, dibattiti, azioni. Alcune manifestazioni sono state già lanciate. Crediamo che sia giunto il momento di unire tutte le tappe in un unica grande campagna che attraversi la terra dei fuochi da Napoli a Caserta e che sappia essere un percorso partecipativo sui territori, capace anche di impostare dei piani di rivendicazione per macro aree, per costruire insieme un appuntamento nazionale che sappia parlare alla Campania così come a tutto il paese, per fermare le politiche del governo Renzi in tema di ambiente, salute, energia, trasporti e sostenibilità.
Il nostro non è solo un invito ad un’assemblea. Chiediamo a tutti i comitati di esprimere il proprio protagonismo e quindi di contribuire al percorso con il lancio di marce locali, iniziative, azioni di comunicazione e di coinvolgimento.

Crediamo anche che il tempo delle mille parole sia finito. Per questo l’appuntamento del 17 ottobre vuole essere un momento di costruzione di una agenda collettiva contro il biocidio”.

In conclusione Stop Biocidio testimonia l’esigenza di unità in unica identità, in unica voce, in grado di piegare e trasformare personalmente l’esistente. Finalmente siamo davanti a ciò che una volta indicavamo come la politica con la “p” maiuscola, una politica di massa fatta dalla massa per organizzare la massa in una forza produttrice di emancipazione sociale? Altro che comunisti o fascisti, è questo il futuro della politica, il futuro dei popoli?