Stelle e sorprese. L’ordine degli avvocati di Napoli risponde al Corriere

Road Tv Italia pubblica per prima la lettera del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli che, in rappresentanza della categoria, così risponde all’editoriale di Gian Antonio Stella inviando una lettera al direttore del Corriere della Sera.

Ecco la versione integrale

“STELLE E SORPRESE”

Egregio Direttore,
abbiamo letto sul “Corriere della Sera” di oggi (ndr 4 luglio) in prima pagina e poi ampiamente nel seguito a pagina 15, un intervento di Gian Antonio Stella in tema di lobby ed avvocati campani.

In verità, non ci siamo affatto sorpresi che giungesse siffatto “pronto soccorso” mediatico – evidentemente volto a sviare l’attenzione da quanto avvenuto – subito dopo il legittimo rifiuto dell’Avvocatura ad incontrare un Ministro della Giustizia che in pochissimi giorni aveva ritenuto di poter offendere ripetutamente la funzione di tutela dei diritti dei cittadini che la Costituzione assegna agli avvocati.

Ci ha sorpreso invece che il rappresentante di uno dei diritti fondamentali di uno Stato democratico quale la libera informazione, abbia “liquidato” in tre (di numero) righe l’incredibile affermazione di un Ministro della Repubblica (“…così ce li leviamo dai piedi!”) rivolta ai rappresentanti di altro e fondamentale diritto, quello ad avere giustizia – che Stefano Rodotà definisce il “diritto ad avere diritti” – trattandolo con la lieve ironia da dedicare ad un innocente episodio di un divertente “fuori onda”.

Evidentemente, per Gian Antonio Stella l’esibita arroganza del potere va contestata solo quando lede il (sacrosanto) diritto dell’informazione, ma può spiegarsi senza alcun ostacolo quando riguardi i diritti delle persone.
Sostiene Stella che l’Avvocatura sia una lobby, capace di ostacolare il processo di modernizzazione del Paese e che il Ministro abbia perfettamente ragione nell’essere critico (e pubblicamente sprezzante) nei suoi confronti.

Ci basterà osservare che se l’Avvocatura fosse davvero una lobby non avrebbe dovuto attendere per oltre settant’anni una nuova legge professionale e soprattutto non vedrebbe adottati sistematicamente dall’Esecutivo provvedimenti che riguardano la Giustizia senza neanche essere interpellata.

Quali poi siano le lobby – quelle vere, economiche e finanziarie, che hanno condotto il Paese nelle difficilissime condizioni in cui si trova – non è certo difficile da individuare.
Provi a chiedere l’ottimo Stella a qualsiasi cittadino se pensa che i provvedimenti del Governo possano essere influenzati dalla Confindustria, dall’ABI (Associazione dei Banchieri Italiani), dall’ANIA (Associazione delle Imprese Assicurative), o piuttosto da una variegata classe di Avvocati, la cui gran parte ormai vive i medesimi problemi economici che attanagliano tantissimi Italiani.

Ed ancora ci sorprende che l’editorialista di “punta” del maggior quotidiano nazionale possa così disinvoltamente affermare che il problema del Paese è rappresentato dai “troppi avvocati”, ancora una volta malamente citando l’articolo del 1921 di Piero Calamandrei, disturbandone inutilmente il sonno eterno.

La lobby degli avvocati, dice Stella, si oppone alle riforme (parola magica, dietro la quale si può celare tutto ed il contrario di tutto, ma che fa forte chi la pronunzia), sorprendendoci così ancora una volta; atteso che la sua ricetta sarebbe quella di liberalizzare l’accesso alla professione forense e “fare” così tutti avvocati!
Se l’affermata equiparazione: “troppi avvocati – troppe liti” da lui sostenuta fosse vera, il rimedio sarebbe peggiore del male.

Infine, un’ultima sorpresa.
Stella conclude il suo articolo con l’affermazione che tale “abbondanza esagerata di avvocati” si trova a Napoli ed ha citato – anche qui a sproposito – Montesquieu: “Ho sentito dire dal Viceré che ci sono a Napoli 50.000 di questi “causidici”, e vivono bene. Lì si vede la Lite calzata e vestita”.

Evidentemente, anche le sue informazioni sull’Avvocatura napoletana provengono dagli attuali Viceré e non tengono in alcun conto che quella democrazia che gli consente oggi di esprimere liberamente il suo pensiero è il frutto anche dei sacrifici, a volte a costo della vita, di avvocati napoletani come Mario Pagano, Carlo Poerio e di tanti altri che nell’esercizio quotidiano della professione hanno sostenuto la tutela dei diritti delle persone, impedendo che venissero calpestati dall’arbitrio del potere.

Leggere un così scoraggiante riferimento geografico, da parte di un uomo di cultura che ripetutamente ha richiamato la necessità di guardare con ampiezza all’Europa, se non al Mondo intero, per modernizzare il Paese, è stata veramente l’ultima, deludente sorpresa.

Napoli, 4 luglio 2013
Il Presidente
Avv. Francesco Caia

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