Stadio San Paolo, inquinamento acustico: l'Aci mette in mora il Comune

Stadio San Paolo, inquinamento acustico: l’Aci mette in mora il Comune

L’Aci diffida e mette in mora il Comune di Napoli, colpa dell’inquinamento acustico provocato dallo Stadio San Paolo.

L’Automobile Club Napoli, a firma del presidente Antonio Coppola, ha notificato nei confronti del Comune di Napoli, alla Città Metropolitana, alla Regione, alla Prefettura ed al Governo, un atto stragiudiziale di diffida e messa in mora per l’inquinamento acustico generato dallo Stadio San Paolo. E’ la stessa Aci, tramite comunicato stampa, a rendere nota la notizia.

Il presidente Coppola spiega le motivazioni di tale notifica: “L’iniziativa nasce dalla necessità di tutelare la quiete e la vivibilità degli oltre centomila cittadini residenti nell’area flegrea per i quali gli eventi sportivi e musicali ospitati dall’impianto di Fuorigrotta sono causa di gravi disagi sia sul piano della mobilità che del rumore”.

Stadio San Polo, fenomeno dell’inquinamento destinato ad aumentare

Si legge inoltre nella diffida, che tali attività “provocano gravi e prolungati fenomeni di inquinamento acustico – in una zona che nei decenni successivi alla realizzazione dell’impianto ha conosciuto una forte espansione demografica ed urbanistica – causati sia dal notevole traffico veicolare che si sviluppa in concomitanza con gli eventi ospitati nello Stadio San Paolo, sia dalla permanenza nello stesso di un enorme numero di persone che assiste a manifestazioni le quali, per la loro stessa natura, suscitano inevitabilmente comportamenti chiassosi, sia, ancora, nel caso di concerti, dal volume elevatissimo della musica. Fenomeni destinati ad aggravarsi ulteriormente a seguito della ristrutturazione dell’impianto, che prevedrebbe, secondo quanto si apprende dalla stampa, l’utilizzo anche di aree limitrofe allo Stadio, nonché la creazione di nuovi spazi da destinare ad attività commerciali, ricreative, di ristorazione e per il tempo libero, funzionanti quotidianamente ed ininterrottamente per numerose ore al giorno”.

Coppola conclude dicendo che “risulta oggettivamente inconciliabile con le normali esigenze di vita di coloro che abitano o lavorano nel quartiere Fuorigrotta, e si pone in evidente ed insanabile contrasto con la normativa volta a tutelare l’ambiente dall’inquinamento acustico. In particolare, la legge n.447/1995 fissa i criteri per determinare i valori massimi di rumore che possono essere emessi da ciascuna sorgente sonora, assegnando allo Stato, alle Regioni, alle Province – oggi Città Metropolitane – ed ai Comuni competenze in materia di programmazione, pianificazione e controllo circa il rispetto di tali valori”.