Sipi Integrazioni: una struttura per guarire dalla malattia mentale

Alla Sipi Integrazioni di Casoria, grazie alla cura e alla riabilitazione integrata, i malati mentali guariscono completamente e ritornano alla vita autonoma. La farmacologia rimane uno strumento per la guarigione e non la soluzione. Alla Sipi Integrazioni non esistono casi cronici e irrecuperabili, ma un’alternativa possibile alla segregazione e all’assistenzialismo.

La Sipi Integrazioni di Casoria come modello per la totale guarigione dalla malattia mentale

Quante volte incontriamo per strada individui farfuglianti, barboni emananti un poderoso odore di urina che guardano nel vuoto, soggetti sbraitanti e molesti che sputano e spintonano chiunque nella folla sui vagoni della metropolitana? Solitamente il primo pensiero che prende corpo nella nostra coscienza è: “questo è pazzo!”, “come mai si trova qua, invece di essere segregato in un manicomio, tra quattro pareti imbottite e una camicia di forza?”, “spero che non mi infetti in qualche modo con la sua patologia o la sua disfunzione”. Contro tutto questo, contro l’esclusione sociale, contro i pregiudizi, contro l’indifferenza e la superficialità, contro la condanna di individui in difficoltà, i quali fino ad un certo punto della loro vita sono stati matematici brillanti, ragionieri scrupolosi, cuochi creativi, operai di grande perizia, medici di grande umanità. e per il recupero totale e integrato di questi soggetti all’interno del consorzio umano, in Campania abbiamo una struttura per la cura e la riabilitazione psichiatrica unica nel suo genere, ma abbandonata dal sistema sanitario regionale: la Sipi Integrazioni di Casoria, una realtà per la cura individuale, familiare, sociale, dei sofferenti, capace di strappare e recuperare in maniera definitiva dalla malattia soggetti solitamente ritenuti cronici e inguaribili.

La svolta Basaglia è stata interrotta e il modello manicomiale è ritornato di moda

Successivamente alle conquiste sociali degli anni ’60 e ’70 e al pensiero innovatore dello psichiatra Franco Basaglia, con la legge italiana n. 180 del 13 maggio del 1978, la società italiana ha operato una svolta importante nei confronti della malattia psichiatrica, realizzando finalmente un decisivo impegno istituzionale in materia di “accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori” al fine di smantellare ed estirpare dalle nostre abitudini la logica manicomiale. Volontà capitale dell’esperienza basagliana fu il superamento dell’approccio ottocentesco, biologico e darwiniano, alla sofferenza psichica, che imbrigliava quest’ultima nelle rigide categorie neurologiche e farmacologiche e imprigionava la complessità affettiva di questi soggetti in luoghi di invisibilità, di abbandono, di oscenità sociale.

Basaglia e l’antropologia trasformazionale si prodigava per la realizzazione di “servizi di igiene mentale pubblica capaci di ricomporre e integrare una società in frammenti”; la clinica doveva aprirsi alla psicoterapia e a un cammino di reintegrazione politica e sociale del sofferente, capace di costruire una serie di reti di supporto e di solidarietà. Sino al 1994 il nuovo Servizio sanitario nazionale per l’assistenza pubblica psichiatrica aveva razionalizzato e codificato il processo di riforma, tuttavia oggi non è applicato. Ciò che è mancato, è stato il sostegno istituzionale, politico, a questa progettualità.

Nell’attualità della nostra crisi il problema del disagio mentale si fa ancora più sentito e diffuso, eppure lo spunto basagliano stenta a procedere. Negli ultimi venti anni si è ritornati indietro di due secoli e le pratiche psichiatriche detentive sono state riabilitate, per non parlare poi dell’incremento enorme del potere dell’industria farmaceutica sulla società, che realizza profitti stratosferici sulla cronicità della sofferenza.

A Casoria i pazienti riconquistano la normalità e si riappropriano di loro stessi per emanciparsi socialmente

La SIPI Integrazioni non ha scopi di lucro e pone l’individuo in relazione al centro della suo trattamento sanitario, è il tentativo concreto ed effettivo per il reintegro del sofferente nella rete di servizi, di cura e di solidarietà sociale. Il malato in queste realtà non è più l’emarginato ma il folle, il quale nel lavoro e nei servizi sociali ricostruisce il suo corpo in frammenti, ricompatta la sua sfera psichica individuale e con essa quella intersoggettiva, conquistando l’autonomia e un ruolo e una funzione riconosciuta dalla società.

Gli interventi psico-riabilitativi e farmacologici sono strumenti per rendere praticabile il processo psicoterapico, il quale ricordiamo essere un’esperienza transitiva di emancipazione psichica (individuale e collettiva) e di indipendenza economica. La psicoterapia integrata rende in altre parole autonomi, ovvero liberi con gli altri e non separati dagli altri.

La Società italiana di psicoterapia integrata o SIPI di Casoria è ad esempio non un istituto privato ma una cooperativa sociale integrazioni onlus, non lucrativa ma ad utilità sociale, edificata nel 1996 da medici, psicologi, sofferenti e cittadini. La formazione degli operatori è stata calibrata in base ad un modello di cura strutturale integrato, il quale dialoga con approcci fenomenologici, psicanalitici e marxisti. Attraverso la residenza psichiatrica Kairos e le sue varie strutture (Soteria, Agorà, Dialogoi) le prestazioni psichiatriche sono state avviate a partire da piattaforme sociali che hanno utilizzato lo strumento del lavoro sociale e della solidarietà. La SIPI collabora soprattutto con le scuole e con le università per interrompere la cronicizzazione e la stretta farmacologia, e lavora con la finalità di permettere al sofferente di riconquistarsi un proprio luogo nel mondo, con una identità, dei progetti, delle aspirazioni, delle capacità ricreative e produttive, una convinzione d’esistenza e di senso orientato.

Purtroppo anche queste realtà curative “sono in sofferenza”, in quanto non sono affiancate dalla volontà politica istituzionale, la quale continua il lavoro di gestione della cosa pubblica con criteri economicistici di austerità. In altre parole istituzioni come la Regione Campania non solo non riconosce questi ambienti clinici, ma addirittura ha ridotto drasticamente in questi anni i sostegni economici; eppure sono strutture come queste che diminuiscono il costo sociale dei malati mentali e lo trasforma in una ricchezza inestimabile di riscatto.