Marco Simoncelli

SIC Marco Simoncelli: Cattolica 1987 – Sepang 2011 (VIDEO)

In un tremendo incidente nel circuito malese di Sepang, il SIC, Marco Simoncelli, ha perso la vita. Il pilota Honda era un grande campione fuori dagli schemi

Marco Simoncelli, il SIC, un grande campione fuori dagli schemi.

Autodromo di Sepang (Malesia) 23 Ottobre 2011 ore 10.56. Muore SIC.

In un tremendo incidente a Sepang, Marco Simoncelli, 24 anni, pilota Honda ha perso la vita. Si è spento alle 16.56 (ora locale, le 10.56 in Italia) a Sepang, nel centro medico del circuito malese. Mentre si combatte con il dolore di questa perdita, in molti stanno analizzando cosa non è andato. Per l’imprevedibilità stessa dell’incidente, forse non ci sarà mai una risposta. Rimangono alcune polemiche sul piatto, generate in questa stagione, che riguardano anche la condotta di gara di Marco Simoncelli.

Era ‘il SIC’, campione fuori dagli schemi. Marco ha perso la vita in gara, nel Gp della Malaysia, dopo una scivolata che lo ha trascinato sotto le ruote di Colin Edwards e di Valentino Rossi. Nato a Cattolica il 20 gennaio 1987, ma residente a Coriano (Rimini), Marco comincia a correre giovanissimo, già a sette anni nelle minimoto. La passione del giovane Simoncelli viene aiutata in ogni modo dalla famiglia, con Paolo, il padre, presente oggi sul circuito di Sepang, che arriverà a chiudere la sua attività commerciale per seguire la carriera del figlio. Marco diventa campione europeo della 125 nel 2002 e nello stesso anno debutta nel mondiale 125 nella gara di Brno in Repubblica Ceca. Il primo campionato completo per Simoncelli è nel 2003, dove, sempre nella ottavo di litro termina 21esimo. Andrà meglio l’anno successivo, nel 2004, quando, sempre in 125, Marco chiude all’11simo posto. Il 2005 è l’ultimo anno nella ottavo di litro, e Marco ottiene una vittoria, nella prima gara a Jerez, un secondo posto in Catalogna e 4 terzi posti. Alla fine del campionato 2004 sarà quinto e deciderà il passaggio in 250 con la Gilera. Nel 2006, nella quarto di litro, Simoncelli impiega un po’ di tempo per ambientarsi. Le prime soddisfazioni arrivano nel 2007, mentre il titolo iridato Marco lo conquista nel 2008, sulla pista di Sepang, quella che oggi lo ha visto finire la carriera nel peggiore dei modi.

La stagione 2009 inizia in salita per Marco Simoncelli, che si infortuna a una mano prima dell’inizio della stagione e per questo sarà costretto a saltare la prima gara. Alla fine, nonostante i buoni risultati – 6 vittorie e 3 terzi posti – chiuderà il suo anno da campione del mondo in carica con un terzo posto. L’anno successivo è la volta della Motogp. Lo scorso anno è stata la stagione di rodaggio per Marco, che ha chiuso in ottava posizione il mondiale. Simoncelli è approdato alla Motogp come pilota ufficiale, direttamente sotto contratto HRC, ma appoggiato alla struttura di Fausto Gresini.

Lo stesso status aveva quest’anno e avrebbe avuto anche l’anno prossimo, a testimonianza di quanto la Honda credesse nel suo talento. Nonostante gli errori di quest’anno e le cadute, alcune delle quali hanno coinvolto altri piloti, come Dani Pedrosa a Le Mans, Marco aveva ottenuto due podi in questa stagione. Un terzo posto in Repubblica Ceca e un secondo posto nella scorsa gara di Phillip Island. Marco è sempre stato un pilota schietto e disponibile.

Marco Simoncelli il combattente

Il suo carattere da combattente lo ha sempre contraddistinto nei duelli in pista. Famosa la frase del suo amico/rivale Valentino Rossi che aveva detto di Marco: Fare un duello con lui è come andare a fare a botte con uno più grande di te, sai che le prendi”. In effetti il fisico ha sempre contraddistinto il Sic. Troppo grande per la 125 e per la 250 in entrambe le categorie si dovette lavorare per costruire dei ‘codini’ più lunghi solo per lui e la stessa cosa è stata fatta anche dalla Honda per permettere a Marco di potersi stendere bene sulla moto in rettilineo. Appassionato di carte da gioco, Simoncelli sfidava spesso giornalisti e meccanici a tre sette e sul tavolo da gioco era spontaneo come lo era in pista. Marco, infatti, nonostante le contestazioni dei suoi colleghi per la sua guida aggressiva, ma mai scorretta, ha sempre risposto direttamente alle critiche, senza alcun timore reverenziale. Con la perdita di Marco Simoncelli, salgono a tre i piloti deceduti in gara nell’era moderna del mondiale (Daijiro Kato il 20 aprile del 2003 a Suzuka, Shoya Tomizawa il 5 settembre 2010 a Misano Adriatico e Marco Simoncelli, oggi, 23 ottobre 2011).

In moto si sa, si può morire, lo sanno i comuni appassionati, lo sa chi per mestiere sfida il cronometro sul limite dei 340 km/h. Un destino perverso, insidioso, per chi corre e fa le gare. Per essere il migliore bisogna andare veloci, provare a farlo più di chiunque altro al mondo, ma allo stesso tempo, rischiare più di qualsiasi persona al mondo. I piloti questo lo sanno. Sanno convivere con il rischio, sono consapevoli dei pericoli che corrono, ma non ci pensano.  Sono uomini che vivono un sogno, rincorrono quel traguardo con tutta la forza che hanno in corpo, ma sono uomini ed a volte sbagliano. A volte pagano il prezzo più alto. Sic sapeva quel che faceva, ma nessuno poteva immaginare che quel simpatico e forte “capellone” potesse avere un destino così avverso.

Una dinamica assurda che ha portato la moto ad andare verso l’interno in caduta in uscita di curva quando le leggi della fisica vorrebbero che andasse all’esterno. Così non è stato. E sorte avversa ha voluto che in quell’incidente avesse un posto da spettatore uno dei suoi più fieri avversari e più grandi amici. Quel Rossi che tante volte ci ha scherzato su, sulla sua simpatia, sul suo aspetto, sul suo essere un po’ matto. Era l’erede designato per esuberanza e per essere personaggio. Tutto finito da una scivolata con Edwards che nulla ha potuto per evitare l’impatto.

Ciao Sic, Ciao Napo Orso Capo (ndr) mancherai a tutti noi, tutti ti ricorderemo come “il futuro Campione del mondo della MotogP” (C.Pernat)

di Vincenzo Palumbo

 

 

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