Seviziato con un compressore: il Comune si costituisce in giudizio, ma Vincenzo avrà lo sfratto

Vincenzo, seviziato con un compressore: cure troppo costose, famiglia sul lastrico. Il Comune si costituisce in giudizio nel processo con rito immediato

Un incubo iniziato il 7 ottobre e mai finito. È un vero e proprio calvario, quello che sta affrontando la famiglia di Vincenzo, il 14enne seviziato con un compressore in un autolavaggio di Pianura.

Iacolare al rito immediato: una buona notizia che però non aiuta la famiglia di Vincenzo

La buona notizia arrivata ieri, quella del rito immediato per il processo a Vincenzo Iacolare, il suo aguzzino, accusato di violenza sessuale e tentato omicidio, non è bastata a risollevare gli animi. Intanto perché i due complici di Iacolare restano tuttora a piede libero; e poi perché fare giustizia non aiuterà la famiglia a uscire dalle difficoltà in cui si trova dal quel maledetto giorno di ottobre.

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La famiglia di Vincenzo sul lastrico per pagare le cure: a gennaio lo sfratto

Le cure per Vincenzo, che si è sottoposto a svariate operazioni per l’asportazione dell’intestino, lacerato dal compressore, sono costate molto care. A maggio dovrà affrontarne un’altra. La famiglia di Vincenzo, che già prima non aveva finanze floride, si è ridotta sul lastrico per pagarle. E nonostante questo non ha mai perso la speranza. Sembra ieri quando Vincenzo tornò a casa, il 24 ottobre, dopo più di due settimane trascorse in ospedale. Era dimagrito 10 chili (e continua a dimagrire: triste ironia della sorte per lui, i suoi aguzzini lo volevano “gonfiare”, farlo diventare “ancora più grasso”) ma non aveva perso la sua voglia di vivere; quel giorno mamma Stefania e papà Lello erano pieni di speranze per il futuro. Pur sapendo che la strada sarebbe stata in salita, e costellata di difficoltà, speravano di farcela. Un’illusione creata anche dall’attenzione mediatica intorno al caso del piccolo Vincenzo.

Speravano di farcela, invece non sta andando così. A riflettori spenti, la dura quotidianità si è rivelata ben più difficile di quanto previsto. Dopo la tragedia, Stefania, che lavorava come colf per una famiglia del Vomero, a 400 euro al mese, ha perso il lavoro per stare vicino a suo figlio. Lello, carrozziere, non ha mai avuto un posto fisso: i lavoretti occasionali sono bastati a malapena a mandare avanti la famiglia in questi mesi, e a pagare le costose cure per Vincenzo. Pagare l’affitto è diventato impossibile. Ai due mesi di arretrato se ne sono aggiunti altri due, e ora la famiglia di Vincenzo verrà cacciata di casa. Lo sfratto ci sarà a gennaio. Cambiare casa potrebbe essere un bene per Vincenzo, che non può fare le scale (la casa dove vive adesso la famiglia è al quarto piano senza ascensore) e non deve affaticarsi. Ma con quali soldi pagare un altro affitto?

Il Comune si costituisce in giudizio nel processo a Iacolare: quando un aiuto concreto?

La speranza di un aiuto da parte delle istituzioni è scemata ben presto. Oggi Stefania e Lello non si aspettano niente da nessuno. “Siamo stati dimenticati da tutti” si sfoga Stefania. Gli unici a rimanere vicino alla famiglia sono stati i membri dell’associazione Ciro Vive, fondata da Antonella Leardi, la mamma di Ciro Esposito, tifoso napoletano ucciso durante gli scontri all’Olimpico. L’associazione ha organizzato ieri una cena-spettacolo di beneficenza per raccogliere fondi per la famiglia di Vincenzo. Ma non basta.

Il Comune di Napoli intanto ha annunciato che si costituirà in giudizio nel processo con rito immediato a Vincenzo Iacolare, l’aguzzino. La prima udienza si terrà il prossimo 27 gennaio. Chissà se dal Comune arriverà anche qualche altra forma di sostegno, magari più concreto, per aiutare Vincenzo e la sua famiglia a ritrovare la serenità.