Rodotà, Movimento a cinque stelle e la sinistra.

Considerazione sulla crisi del PD, la candidatura Rodotà, la sinistra e il M5S

Allora, andiamo con ordine.

Il PD ha dato una pessima prova di sé. Mi pare che almeno su questo dovremmo concordare tutti. L’incapacità di esprimere un candidato e di sostenerlo come partito mi pare il segno innegabile che quel partito non c’è. Non so se non c’è più o non c’è mai stato.

Se la pensate come Giuliano Ferrara e cioè che i franchi tiratori sono solo liberi pensatori che esercitano un diritto sancito dalla costituzione, potete anche fermarvi qui e non continuare a leggere questo post. Perché, invece, ci trovereste un sacco di moralismi, tipo che tutte le battaglie sono degne se si fanno a viso aperto oppure che i dissensi sono comprensibili, ma vanno espressi apertamente e non nascosti dietro le votazioni segrete.

Per questo, apprezzo la posizione di SEL, che ha apertamente osteggiato l’ipotesi Marini e Napolitano bis mentre trovo indegna quella degli oltre 100 grandi elettori PD che hanno impallinato Prodi o che sono venuti meno su Marini. Anzi ad essere preciso non la conosco quella posizione, non so neppure se è una posizione o solo astio personale, vendette trasversali, guerre tra bande ecc.

Tuttavia, questa elezione del presidente della repubblica non fa che rendere visibili contraddizioni latenti nel PD da tempo. Perché se il PD si è spaccato sul nome di Prodi o di Marini, cosa succederebbe se dovesse esprimersi così con voto, magari segreto, su matrimoni omosessuali, scuole private, articolo 18, missione in Afganistan, TAV, governo di larghe intese ecc.? Si spaccherebbe ugualmente, anzi molto di più. Perché in quel partito ci sono almeno due partiti e non credo che la questione sia DS e Margherita. Ci sono anche due partiti nei modi di fare e intendere la politica, uno che guarda ai movimenti e alla società civile, l’altro ingessato negli apparati.

Allora, seppure non gioisco della crisi del PD, credo anche che prima o poi quei nodi dovessero venire al pettine. Intendiamoci: io credo che in molti partiti progressisti ci siano linee diverse, in genere una più radicale e una più moderata. Ma poi una linea vince, almeno fino al prossimo congresso e/o alle prossime elezioni. Invece nel PD che linea aveva vinto? Boh. È anche chiaro che ci vorrebbe un minimo di correttezza che mi pare non esserci in casa democratica, di rispetto minimo delle regole dello stare insieme, appunto.

Ora, se ciò che è avvenuto con le elezioni del Presidente della Repubblica serviranno a fare chiarezza nel PD, ben venga. Forse si dovrà arrivare ad una separazione consensuale che veda da una parte un partito di sinistra con Barca e Vendola e dall’altra un partito moderato riformista con Renzi e Letta. Personalmente, sebbene mi riconosca in SEL, non credo che il grande risultato sia cannibalizzare qualche eletto del PD. Credo che la vera sfida sia ripartire dal paese, dagli elettori ed elettrici, dai militanti per immaginare un partito nuovo (decisamente migliore di quello che è oggi SEL).

Vorrei poi dire qualcosa sul M5S e la candidatura Rodotà.

1. Le quirinarie del M5S dimostrano oltre ogni ragionevole dubbio che c’è una cultura condivisa tra elettori della sinistra e elettori del M5S. Perché se no come mi spiegate Gino Strada, Gabanelli, Prodi, Rodotà, Fò? La vera domanda è perché questi nomi (in particolare quelli di Prodi e Rodotà) siano stati fatti dal M5S e non dal centro sinistra? Non mi si risponda che erano divisivi, perché poi il nome di Prodi lo abbiamo fatto anche noi. La verità è che la candidatura di Rodotà non era affatto una candidatura grillina.

Il nome di Rodotà circolava in rete e in tanti appelli, che indicavano come possibili candidati proprio Rodotà, con Prodi, Settis, Strada e altri. Ma lo stesso lo ho visto a livello locale, quando ho visto tante e tanti militanti della sinistra candidati con il M5S; se loro hanno gli occhi e le orecchie aperte e noi invece candidiamo sempre gli stessi (magari con qualche primaria taroccata), mi pare che il problema sia nostro. La vera domanda è perché il PD non abbia votato Rodotà, e per la verità non si sia neppure preso la briga di articolare il perché.

Si dice: era troppo divisivo al suo stesso interno. E già invece Marini e Prodi hanno tenuto il partito compatto e unito fino alla vittoria… Significava sposare Grillo. Questo è un po’ da psicanalisi più che da commentatore. Da una parte Bersani insegue Grillo per fare un governo e poi quando Grillo si lascia acchiappare dice no? E poi, ripeto, non è che il M5S avesse candidato Crimi o la Carrà. Aveva candidato un uomo di area sinistra, anzi direi organico alla sinistra.

Devo anche confessare che non essendo un fine politico ho trovato questa scelta anche estremamente arrogante. Il PD chiedeva i voti sulla Boldrini e su Grasso (che con il massimo rispetto ma non è che fossero gente di area M5S) e invece non hanno accettato di votare neppure uno dei loro suggerito dal M5S. In linguaggio normale e non politichese, questo si chiama arroganza.

2. Si dice che Rodotà doveva ritirarsi con il nome di Prodi in campo o con quello di Napolitano. Prima cosa pare che nessuno abbia neppure contattato Rodotà, sebbene non fosse esattamente un grillino arrabbiato ma un uomo da sempre vicino alla sinistra. Ma comunque la cosa mi pare surreale. Il PD ammazza il suo padre fondatore, e lo fa senza neppure un comunicato stampa ma così alla mafiosa in un agguato parlamentare, e la colpa è di Rodotà? Ma se il PD lo avesse sostenuto almeno tutto insieme e con pochissime defezioni, forse Rodotà avrebbe potuto fare scelte diverse; comunque sia, le accuse del PD sono patetiche.

3. Si dice che Rodotà si è sporcato, con Grillo che grida al golpe e propone marce su Roma. In generale, chiunque si accompagni al M5S è accusato di essere parafascista e altre cose indegne. Ora, non sono mai stato generoso con il M5S. Vedo grandi limiti, soprattutto nella figura del loro leader. Tuttavia, mi pare che ancora una volta il PD non ne esca tanto bene. Mi sbaglio o Bersani si è rivolto al M5S per fare un governo insieme? Ancora una volta un partito allo sbando, che da una parte elemosina voti e dall’altra da del fascista.

Rodotà non è del M5S; anzi è stato candidato sebbene lo abbia criticato, cosa che dovrebbe far registrare un cambiamento nel movimento stesso, in genere in difficoltà ad accettare critiche. Votare Rodotà non significava affatto schiacciarsi sul M5S. Per la verità a me pare che la candidatura di Rodotà andrebbe anzi letta in un’altra maniera, come una capacità di egemonia culturale della sinistra- egemonia non fatta di soldi e accordi sotto banco, ma di idee, credibilità, battaglie importanti ecc.

4. Che fare? Secondo me è meglio chiedersi come fare? Io sono convito che i modi sono molto importanti, a volte forse più dei fini. Secondo me la candidatura di Rodotà (e in genere le quirinarie) dimostrano che ci sia un terreno comune tra sinistra e M5S. Ora proporre una tavola rotonda tra Vendola, Barca e Grillo mi pare inutile. I tre parlano lingue diverse (per la verità io credo che Grillo dovrebbe imparare ad argomentare senza iperbole e offese, non per buona educazione, ma perché i modi sono anche il contenuto e come ho già detto offendere l’avversario o anche l’amico in politica non è una roba nuova ma piuttosto vecchia). E un bel talk show con i tre neppure mi piace, oltre ad essere irrealizzabile.

Però mi chiedo: non potremmo lanciare una grande campagna di incontro? In ogni piazza di Italia, mille cerchi in cui gente della sinistra che si riconosceva in Rodotà presidente e in un governo di cambiamento (no larghe intese, per capirci) e gente del M5S, e gente senza partito possa incontrarsi e parlare? Mi piacerebbe che in ogni città si potesse discutere di un tema diverso, che so: diritti civili, decrescita, energie rinnovabili, reddito di cittadinanza, corruzione, opere utili e opere inutili, lotta alla mafia, scuola e ricerca, forma partito, città ecc. Secondo me ci si scoprirebbe molto più vicini di quello che pensa.

Non sto dicendo che saremo d’accordo su tutto. Sono sicuro che ci sarebbero discussioni, ma sono anche certo che impareremmo a rispettarci, a guardarci con simpatia, a mandarci meno a fan culo e magari invece ci potremmo consigliare a vicenda letture, film e websites. Perché l’obiettivo non è assomigliarsi (per quello basta uno specchio), ma incontrarsi.

Non sarebbe questa una cosa bellissima? 

Marco Armiero

(storico dell’ambiente, primo ricercatore del CNR e

visiting scholar al centro di Studi Sociali dell’Università di Coimbra)

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