Recuperiamo la serietà

Alla fine, purtroppo, è tornato in gran forma il Covid 19 smentendo platealmente tutti coloro che lo davano per spacciato. La speranza che fossimo usciti definitivamente dalla fase acuta della diffusione del virus è clamorosamente naufragata.
Qualcuno, in modo bizzarro, lo definiva morto “clinicamente”, ma ha dovuto successivamente smentire questa ipotesi. Addirittura, con una vera e propria alleanza tra “no vax” e complottisti di vario genere – questi ultimi spesso molto vicini al sovranismo populista – si negava l’ esistenza stessa della pandemia. Una sorta di negazione del principio di realtà che è un comportamento tipico di chi non vuole fare i conti con la complessità dei problemi e si rifugia in improbabili teorie semplicistiche che gli forniscono, senza dubbi, la lettura di come va il mondo.
Invece, purtroppo, siamo di fronte a quella che viene definita una seconda ondata della epidemia del Covid che tanti esperti avevano previsto. Pertanto, dovremo di nuovo fare i conti con la nostra fragilità, ossia non pensare che non potremmo mai rimanere contagiati ed avere delle letali conseguenze. Dobbiamo porre fine a un certo “rilassamento” nei comportamenti quotidiani e adottare, invece, quelli che incessantemente ci vengono raccomandati dalle Autorità sanitarie.
La mascherina deve tornare a essere quella cosa per cui è stata ideata e non un oggetto ornamentale, quale un braccialetto o altro ancora.
Il periodo che abbiamo alle spalle, in ordine al rapporto con il Covid, non è trascorso invano. Sappiamo che genere di pericolo rappresenta ed è molto reale in barba agli atteggiamenti da sbruffoni a viso scoperto.
Di più, a viso scoperto e assembrati a tanti altri anch’ essi senza mascherina. Una infantile e dannosa espressione di disincanto.
Pessimi atteggiamenti assunti anche da leader mondiali, basti pensare a Trump che, nell’augurargli una pronta guarigione, in queste ore forse avrà modo di pensare a tutte le sciocchezze che diceva in relazione al coronavirus.
Il guaio è che queste persone che hanno una enorme visibilità planetaria diffondono falsi e fuorvianti messaggi, inducendo tante persone a sminuire la gravità della malattia di cui stiamo parlando.
Non oso pensare a quante persone si sono ammalate in conseguenza di comportamenti sbagliati suggeriti da questi leader mondiali.
Tra l’altro, anche a casa nostra non mancano questi personaggi che, o per biechi motivi di consenso politico o per semplice desiderio di voler far parlare di loro dal sistema mediatico, sostengono la non gravità del Covid 19. Credo che tutti ricorderanno quella vecchia massima: “in bene o in male, l’importante è che si parli di me”.
Un vanesio, spesso, continua a essere tale anche quando è completamente fuori luogo, nonché diventa responsabile di gravissime conseguenze.
In questo caso, infatti, stiamo parlando di vite umane e di come tutelarle efficacemente e, quindi, gli sconsiderati atteggiamenti sopra ricordati, come detto, sono di una gravità estrema.
Come non mai, non sono più tollerabili “parole in libertà” che, nell’arco di pochi giorni, se non di poche ore, dicono tutto e il contrario di tutto.
Come ci ha ricordato recentemente il Presidente Mattarella, anche in risposta a una infelice dichiarazione del premier inglese, noi italiani amiamo “la libertà e la serietà”.
Ecco quello che bisogna assolutamente recuperare: la categoria della serietà. La dittatura del divertimento ha offuscato la necessità dei comportamenti quotidiani caratterizzati dalla serietà e credo che la pandemia in cui siamo immersi ci farà recuperare una certa compostezza degli atteggiamenti, intesa come responsabilità e rettitudine.
Per troppo tempo abbiamo voluto confondere il senso vero della serietà con quello della seriosità che costituisce, del resto, una variabile della semplificazione delle questioni pubbliche e politiche, ovvero una sostanziale rimozione  della complessità e del dubbio.
La pandemia ci ricorda che viviamo tempi in cui lo spazio per facili slogan tende a finire. In certi momenti storici, quello che davvero conta è l’ affidabilità di tutte le persone che rivestono funzioni pubbliche che non devono nascondere la realtà, ma provare, senza demagogia, a indicare le possibilità di fuoriuscita dal dramma che il genere umano sta vivendo.
Siamo tutti in attesa di un  vaccino e/o di una cura efficace per guarire dal Covid 19, ma è chiaro che ci vorranno ancora diversi mesi per ottenerli, tenendo anche conto dei tempi che occorreranno per distribuire queste medicine su larga scala.
Ecco perché ci attendono mesi molto difficile e, per il momento, l’unica difesa è la prevenzione da esercitare adottando nel migliore dei modi le indicazioni degli esperti.
di Vincenzo Vacca

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