noi italia 2016

Rapporto Istat ‘Noi Italia 2016’: in Campania un abitante su sei è povero

Nell’ultimo rapporto pubblicato dall’Istat, Noi Italia 2016, ci si accorge che il redditto in Campania è la metà di quello del Nord.

Secondo il rapporto dell’Istat «Noi Italia 2016, 100 statistiche per capire il Pese in cui viviamo», il redditto di un cittadino campano è la metà di quello di uno del nord. Nel mezzogiorno il Pil pro capite è di 16.761 euro, la metà rispetto al Nord Ovest (30.821 euro) o al Nord Est (29.734 euro). In Campania oltre un milione di famiglie vive in gravi condizioni di deprivazione ((il 18,7% della popolazione residente nel 2014, cioè 5,8 milioni). Un cittadino su sei è povero. In tutto il Mezzogiorno il valore è del 19,9%, oltre 4 milioni di individui. In tutto il Centro-Nord, invece, il valore è del 7,2%, 3 milioni circa. Più del doppio quindi.

“Noi Italia 2016, 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” offre una selezione di indicatori statistici che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente, mettendo in luce le differenze regionali che caratterizzano l’italia e la sua collocazione nel contesto europeo.

Noi Italia 2016

Condizioni economiche delle famiglie

Nel 2015 la quota di persone soddisfatte per la propria situazione economica risulta in aumento (47,4%) per il secondo anno consecutivo; a crescere sono soprattutto coloro che si dichiarano “abbastanza soddisfatti”. Il livello di soddisfazione per la situazione economica presenta una variabilità a livello territoriale: Mezzogiorno e Centro sono le ripartizioni in cui l’aumento delle quota rispetto al 2014 è più consistente (circa 4,5 punti percentuali in più). Tra il 2013 e il 2014 l’incidenza della povertà – relativa e assoluta – è risultata sostanzialmente stabile. La povertà relativa coinvolge circa un decimo delle famiglie residenti, quella assoluta il 5,7%. Nel 2013 le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito disponibile netto (esclusi i fitti imputati) pari, in media, a 29.473 euro, circa 2.456 euro al mese. Il valore varia sensibilmente sul territorio: la provincia autonoma di Bolzano registra il livello più elevato, 17.500 euro in più rispetto al Molise, la regione con il valore più basso. I paesi dell’Ue28 presentano notevoli differenze in termini di diseguaglianza. Nella graduatoria in ordine decrescente, l’indice di concentrazione colloca l’Italia al decimo posto (0,324), con un valore poco più elevato di quello medio europeo (0,309). Lungo la Penisola è la Sicilia a mostrare la concentrazione dei redditi più alta, con un indice pari a 0,365, mentre Il reddito è più equamente distribuito in Valle d’Aosta e in Friuli-Venezia Giulia. Nel 2014 l’indicatore di grave deprivazione materiale segna una riduzione, interessa l’11,6% delle persone (12,3% nel 2013). Il valore del Mezzogiorno (19,9%, oltre 4 milioni di individui), per quanto in forte diminuzione, è più elevato di quello rilevato in tutto il Centro-Nord (7,2%, quasi 3 milioni di individui).

Istruzione e Lavoro

Nel 2013 la spesa pubblica in istruzione incide sul Pil per il 3,6% a livello nazionale, raggiunge il 6,0% nel Mezzogiorno – dove è più numerosa la popolazione in età scolare – e scende al 2,7% al Nord-ovest, unica ripartizione in cui l’incidenza della spesa è leggermente aumentata nell’ultimo anno. Prosegue il miglioramento del livello di istruzione degli adulti. La quota di 25-64enni che hanno conseguito al massimo la licenza media è scesa dal 51,8% del 2004 al 40,5% del 2015 ma sfiora il 50% nel Mezzogiorno (48,8%). Oltre la metà dei giovani 15-24enni è impegnata in un percorso di formazione superiore; i tassi di partecipazione sono più alti nel Centro-Nord, in particolare in Emilia-Romagna e Lazio. Nel 2014 la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi in Italia è scesa al 15% (17,7% tra gli uomini e 12,2% tra le donne), superando l’obiettivo nazionale del 16% fissato dalla Strategia Europa 2020. Sono oltre 2,3 milioni (25,7% del totale) i giovani 15-29enni che nel 2015 non sono inseriti in un percorso scolastico e/o formativo e non sono impegnati in un’attività lavorativa. L’incidenza è più elevata tra le donne e nel Mezzogiorno. Fra i 30-34enni, il 25,3% ha conseguito un titolo di studio universitario nel 2015, un valore che si avvicina molto al 26% stabilito dalla stessa Strategia europea come obiettivo per l’Italia. L’aggiornamento durante l’arco della vita, fattore decisivo per l’integrazione nel mercato del lavoro, interessa nel 2014 l’8,0% degli italiani tra i 25 e i 64 anni, valore in aumento ma ancora sotto la media europea (10,7).

Mercato del lavoro

Nel 2015 risultano occupate oltre 6 persone in età 20-64 anni su 10, ma è forte lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (70,6% gli uomini occupati, 50,6% le donne) come il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Nella graduatoria europea relativa al 2014, solamente Grecia, Croazia e Spagna presentano tassi di occupazione inferiori a quello italiano mentre la Svezia registra il valore più elevato (74%). Sale al 14% l’incidenza del lavoro a termine nel 2015, più alta nelle regioni meridionali (18,4%) rispetto al Centro-Nord (12,5%). Cresce di poco la quota di occupati a tempo parziale (18,5%), con una distribuzione piuttosto uniforme sul territorio nazionale. In Europa, questa modalità di occupazione è diffusa soprattutto nei paesi nordici (50,3% l’incidenza nei Paesi Bassi nel 2014), mentre lo è poco nei paesi dell’Est di più recente adesione all’Unione. Il tasso di disoccupazione scende di 0,8 punti rispetto al 2014, riportandosi dopo due anni sotto il 12%. La riduzione interessa entrambe le componenti di genere, ma risulta più rilevante per le donne. Rimangono forti le differenze territoriali, con un tasso nel Mezzogiorno di poco inferiore al 20%. Nel 2015 il tasso di disoccupazione dei giovani 15-24enni scende al 40,3%, 2,4 punti percentuali in meno rispetto a un anno prima. Il livello massimo si registra nel Mezzogiorno (54,1%), soprattutto in Calabria, dove arriva al 65,1% e fra le ragazze (58,1%). Poco meno di sei disoccupati su dieci (58,1%) cercano lavoro da oltre un anno, in riduzione dal 60,7% del 2014. Il calo della disoccupazione di lunga durata interessa oltre la metà delle regioni e ha coinvolto soprattutto le donne. Il tasso di mancata partecipazione, che tiene conto di quanti sono disponibili a lavorare pur non cercando attivamente lavoro, si attesta al 22,5% nel 2015, in rallentamento di 0,4 punti sul 2014. La riduzione è leggermente maggiore nel Mezzogiorno, anche se in questa ripartizione il valore rimane più che doppio rispetto al Centro-Nord.

Sanità e salute 

Nel 2013 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta intorno ai 2.400 dollari pro capite a fronte degli oltre 3.000 spesi in Francia e Germania. La quota di spesa sanitaria privata è pari al 22,6% del totale, inferiore di oltre un punto percentuale rispetto a quella tedesca ma superiore a quella francese. I tumori e le malattie del sistema circolatorio sono le patologie per cui è più frequente il ricovero ospedaliero; tuttavia il ricorso al ricovero è in progressiva riduzione perché sempre più spesso le persone vengono curate in contesti assistenziali diversi dagli ospedali (day hospital o ambulatori). Nel 2013 i ricoveri per le malattie circolatorie e i tumori si confermano più elevati nelle regioni del Centro, rispettivamente 2.044,6 e 1.212,6 per 100mila abitanti. In Italia la mortalità per tumori e malattie del sistema circolatorio è inferiore alla media europea; nel 2012 i decessi per queste cause sono stati rispettivamente 27,0 e 34,4 ogni 10mila abitanti. Nel Mezzogiorno la mortalità per tumori è inferiore alla media nazionale, mentre è più elevata quella per malattie del sistema circolatorio. Il tasso di mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere di un paese, continua a diminuire; nel 2013 in Italia è di 2,9 per mille nati vivi, tra i valori più bassi in Europa. Gli stili di vita degli italiani continuano al migliorare. Nel 2014 si riducono i consumatori di alcol a rischio (15,5%), i fumatori (19,5%) e le persone obese (10,2%). A livello territoriale la quota più alta di consumatori di alcol si ritrova nel Centro-Nord mentre l’obesità è più diffusa nel Mezzogiorno.

Protezione sociale

In Italia la spesa per la protezione sociale nel 2013 è circa il 30% del Pil mentre il suo ammontare per abitante sfiora gli 8mila euro l’anno. All’interno della Ue28, l’Italia presenta valori appena superiori alla media, sia in termini pro capite sia di quota sul Pil. In quest’ultimo confronto, i valori più elevati si registrano in Francia (33,7%), quelli più contenuti in Lettonia (14,4%). La spesa per prestazioni sociali (19,5% del Pil nel 2013; 5.208 euro pro capite) è solo in parte coperta dai contributi sociali (14,2% del Pil) come emerge dall’indice di copertura previdenziale inferiore a 100 e in progressiva diminuzione dal 2008. Rispetto al 2012 è aumentata, invece, l’incidenza sul Pil della spesa per
le pensioni (16,9%).

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