Raffaele Cantone è l’uomo dell’anno per l’Espresso

Raffaele Cantone è uomo dell’anno per l’Espresso. Incarna la speranza di un’Italia diversa, dove la corruzione non sia più la regola, questa la motivazione

Raffaele Cantone “incarna la speranza di un’Italia diversa, dove la corruzione non sia più la regola” questa la motivazione

Raffaele Cantone è l’uomo dell’anno

Raffaele Cantone, il magistrato di Giugliano sotto scorta, attualmente Presidente dell’Autorità Anticorruzione è stato eletto uomo dell’anno per l’Espresso. Nonostante gli incarichi Cantone continua a vivere nella sua città e a condurre una vita molto semplice, priva di eccessi che potrebbero essere giustificati dalla sua notorietà. Lui continua integerrimo per la sua strada rifuggendo ristoranti o locali alla moda. Orgoglioso delle sue radici, ama la sua Giugliano, dove continua a vivere con la sua famiglia nonostante sia diventato il confine avvelenato della Terra dei Fuochi. Quando è a Roma o Milano dorme in caserma e condivide i pasti con la sua scorta in tavole calde.

Anche se corteggiato dalla politica, ha sempre rifiutando, ribattendo che i tecnici in politica non hanno fornito mai grandi contributi. Continua la sua lotta alla corruzione, nella convinzione che solo le regole non bastano. Bisogna che ci sia un reale mutamento di mentalità: “un’Italia senza bustarelle non solo è etico, ma è pure conveniente, garantisce servizi migliori alla popolazione e più guadagni alle aziende”.

La Politica e Cantone. L’incarico.

L’incarico è arrivato quasi per caso, in quanto fosse stato per lui, avrebbe continuato a fare il magistrato. Un lavoro che aveva sempre sognato. Una strada tutta in salita, dalla pretura alla procura antimafia. Quando ha cominciato a indagare sui casalesi, non era un incarico prestigioso in quanto il regno del clan casertano non aveva ancora conquistato le prime pagine dei giornali. Un’attività difficile e rischiosa, che lo ha portato dai delitti al pilastro imprenditoriale della cosca. Poi è arrivato Roberto Saviano che ha trasformato alcune delle sue inchieste nel cuore della narrazione di Gomorra, imponendo il suo nome all’attenzione dei media. Due anni fa il tentativo di tornare a Napoli come procuratore aggiunto è stato bloccato dal Csm, che gli ha preferito candidati con maggiore anzianità e probabilmente più aderenze nel sottobosco delle correnti.

Altre lusinghe politiche dal Pd di Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani che gli avevano proposto poltrone in Europa e al Senato, inclusa quella importante di Sindaco di Napoli. Ma Raffaele Cantone ha sempre detto no. Si sente uomo delle istituzioni e non è riuscito ancora ad immaginarsi in un ruolo diverso. Ultimamente il magistrato giuglianese aveva spostato la sua attenzione dalle cosche alla corruzione, intuendo la metamorfosi borghese della criminalità organizzata sempre più imprenditrice. Ed ecco arrivare l’inattesa chiamata di Renzi, il quale lo ha invitato a condurre l’Autorità anticorruzione con il consenso proveniente da tutti i partiti alla sua nomina.

La motivazione

La motivazione del direttore de l’Espresso chiarisce i motivi sulla scelta ricaduta sul magistrato di Giugliano: “Sulla copertina di questo numero, l’ultimo del 2014, abbiamo preferito una personalità che mette in luce il lato oscuro di questo anno vanamente scintillante. Raffaele Cantone, presidente dell’autorità contro la corruzione, è stato scelto dallo stesso Renzi per porre argine a quel malaffare politico-criminale che sta sfibrando le nostre istituzioni democratiche”. Raffaele Cantone “incarna la speranza di un’Italia diversa, dove la corruzione non sia più la regola ed è il magistrato che può sconfiggere le tangenti”