Quali sono le parole ed espressioni di Dante Alighieri che utilizziamo ancora?

Quali sono le parole ed espressioni di Dante Alighieri che utilizziamo ancora?

Scopriamo insieme termini ed espressioni che tutt’oggi usiamo ma che sono state inventate o portate alla ribalta dalla penna di Dante Alighieri.

Chi non conosce il Sommo Poeta, il padre della lingua italiana al pari di Francesco Petrarca, e chi non conosce la sua più famosa opera, la ‘Divina Commedia’? dai tutti, almeno in Italia, sappiamo chi è Dante Alighieri, ma forse non tutti siamo a conoscenza del fatto che molti termini o espressioni, che utilizziamo ancora oggi, sono proprio state ‘inventate’ da Durante di Alighiero degli Alighieri, meglio noto come Dante Alighieri.

Espressioni e parole inventate da Dante Alighieri

Di seguito un piccolo elenco di quasi tutti i termini o espressioni create da Dante Alighieri e raccolte dal sito online Firenze Today: Fertile, comparso per la prima volta nella Divina Commedia; Gabbo/gabbare, appare nell’opera Vita Nova; Mesto, non il calciatore del Napoli, ma altro termine che compare nella Divina Commedia, che significa ‘essere addolorato’; Molesto, termine presente in tre canti infernali e in uno del Paradiso; Quisquilia, “bazzecola, inezia, piccolezza”, nel XVI canto del Paradiso; Far tremare le vene e i polsi, usato ancora oggi quando qualcosa ci terrorizza, fu utilizzato da Dante Alighieri nel canto I dell’inferno; Non mi tange, espressione usata da Beatrice nel canto II dell’Inferno; Lasciate ogne speranza voi ch’intrate, versi incisi sulla porta del’Inferno; Il gran rifiuto, Colui che “fece per viltade il “gran rifiuto” (v.60) nel canto III dell’inferno altri non è che Celestino V, il papa che rinunciò al pontificato in favore di una vita eremitica; Non ragioniam di lor ma guarda e passa, “non ti curar di loro”, canto III, Virgilio esorta Dante a non parlare con gli ignavi; Galeotto fu…, nell’originale la frase termina con “’l libro e chi lo scrisse”, oggi invece siamo soliti completarla con le espressioni più variegate, canto V dell’Inferno dove Francesca racconta al poeta il suo infelice amore per Paolo…

Fatti non foste a viver come bruti… ma per seguir virtute e canoscenza, (vv.119-120,canto XXVI ), è con queste parole che il personaggio di Ulisse incita i suoi compagni a seguirlo nella folle impresa di attraversare le colonne d’Ercole; Cosa fatta capo ha, proverbio toscano, Dante Alighieri cita nel canto XXVIII dell’inferno con le parole “capo ha cosa fatta” (v.107), significa che una cosa, quando viene fatta, ha sempre un capo, ovvero un fine, uno scopo preciso, mentre l’indugiare non porta a nulla; Stai fresco, nel XXXII canto con l’espressione “i peccatori stanno freschi” (verso 117), il poeta si riferisce proprio a questa zona, dove i dannati vengono colpiti da gelide raffiche di vento prodotte dalle ali di Lucifero; Il fiero pasto, Conte Ugolino, canto XXXIII dell’Inferno; Il bel paese, sempre nel canto del Conte Ugolino, è un’invettiva contro la città di Pisa, definendola “vituperio de le genti” di quel “bel paese là dove ‘l sì suona” (vv.79-80), Dante Alighieri definisce la Penisola un “bel paese” dove si parla il volgare del sì, ovvero l’italiano volgare.