D'Auria

Progetto laboratorio Calliope, intervista al Maestro Presepiale Marco D’Auria

Associazione culturale Calliope

L’Associazione culturale Calliope è costituita da tre appassionate avvocatesse, il Presidente Rosa De Stefano, il Direttore Giusy Aleotti ed il Tesoriere Alessandra Matano e si propone di intraprendere, organizzare e gestire attività ed iniziative culturali di ampio respiro, ricreative e didattiche compatibili con i fini associativi e le attività previste dal relativo statuto, ponendo al centro dei suoi interessi e delle sue iniziative la cultura, la storia, l’arte e la filosofia della città di Napoli, intese sia nella relativa specificità sia in relazione alle tradizioni culturali di altre regioni e di altri paesi, con un particolare sguardo al mondo delle donne e a quello dei bambini che, sia come protagonisti sia come destinatari, con le relative storie, capacità e carattere hanno rappresentato modelli di forza, di indipendenza e di stile.

La neo associazione, costituita recentemente, persegue, pertanto, il fine della promozione e della divulgazione della cultura artistica, musicale, artigianale, ma anche della valorizzazione della cultura e delle tradizioni della nostra Terra.

Nell’ottica del perseguimento delle relative finalità L’Associazione Calliope ha realizzato presso la scuola delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, in Napoli alla Via S. Gregorio Armeno il

Il progetto del Laboratorio di Arte Presepiale

Il laboratorio di arte presepiale, proposto dall’ associazione Calliope all’interno della Scuola di S.Patriza in Napoli è stato rivolto ai bambini di età compresa tra i sette e gli undici anni sotto forma di “gioco” impegnativo e formativo, allo scopo di dare spazio alla loro fantasia, creatività e socializzazione.

Il laboratorio si è rivelato una opportunità in cui i bambini hanno misurato le proprie abilità manuali ed artistiche, cimentandosi in un’attività laborisosa e costruttiva senza dubbio diversa da quelle tipicamente svolte sia in ambito scolastico che ricreativo, favorendo la crescita in gruppo nel rispetto degli altri.

Sono quasi 20 i bambini iscritti al laboratorio che hanno intrapreso un percorso formativo teorico-pratico che è spaziato dall’approfondimento sulla storia del Presepe napoletano fino a lezioni pratiche sulla struttura presepiale nonché sulla relativa realizzazione.

I ragazzi sono stati guidati in questo appassionante percorso da un giovane docente, dal Presidente e dal Direttore dell’Associazione culturale Calliope, che il giorno 7 gennaio, con l’intervento del Maestro Presepiale Marco D’Auria, ha premiato il presepe più suggestivo.

Il laboratorio ha avuto la finalità di dimostrare che il “presepe” non significa solo custodire e tramandare una tra le più conosciute ed eccellenti tradizioni della nostra cultura, ma vuol dire anche sensibilizzare questi ragazzi al prezioso mestiere delle arti, educandoli alla pazienza e all’amore che i maestri artigiani profondono nella realizzazione di questi tesori. Conoscere, infatti, la fatica e la formazione che un artista spende quando realizza un’opera aiuta a far comprendere il valore dell’opera stessa e quanto è importante tutelarla.

Siamo felicissimi che questa iniziativa abbia avuto un notevole riscontro e che abbia raccolto un forte entusiasmo da parte di questi bambini. Questo segnale ci stimola a fare sempre meglio e a strutturare ulteriori e future proposte formative.

Meraviglioso, sia dal punto di vista umano, artistico ed architettonico, è il luogo che ha ospitato il progetto del Laboratorio Presepiale, ovvero la scuola primaria delle Suore Crocifisse adoratrici di S. Patrizia posta all’interno del complesso monumentale San Gregorio Armeno, conosciuto anche come Chiesa di Santa Patrizia.

Oltre a rappresentare uno straordinario esempio di bellezza architettonica, tra i più importanti del capoluogo partenopeo, il complesso religioso merita un breve cenno anche da un punto di vista storico.

La chiesa di San Gregorio Armeno è conosciuta dal popolo anche come chiesa di Santa Patrizia. perché custodisce le spoglie della Santa, patrona di Napoli insieme a San Gennaro. La storia di questa Santa è strettamente collegata alla città di Napoli, di cui dal 1625 è una dei 51 compatroni. Meno nota di San Gennaro è anch’essa venerata per il prodigio della liquefazione del sangue.

Il nome Patrizia deriva dal latino e letteralmente significa “di nobile discendenza“. Non si hanno fonti certe sulle sue origini e la sua vita. Nelle versioni più diffuse sarebbe una diretta discendente dell’imperatore Costantino. Fin dalla giovane età fa voto di verginità e pur di rispettare questa promessa scappa a Roma con la sua nutrice Aglaia quando le viene imposto il matrimonio.

A Roma ottiene il velo verginale dal papa Liberio. Torna a Costantipoli, suo paese di origine, solo dopo la morte del padre e decide di donare i suoi beni ai poveri. Intraprende un pellegrinaggio verso la Terra Santa interrotto da una tempesta che la porterà a Napoli sull’isolotto di Megaride, dove muore a causa di una malattia. I suoi resti sono dapprima sepolti nel monastero di Caponapoli dei padri Basiliani, dedicato ai SS. Nicandro e Marciano dove Aglaia, la sua nutrice, e altre sue compagne la seguirono dopo la morte dando vita alle Patriziane o Suore di Santa Patrizia. Successivamente, nel 1864, le spoglie furono trasferite a San Gregorio Armeno dove sono tuttora conservate in un’urna d’oro e d’argento ornata di gemme ed esposta ai fedeli. Il suo culto è portato avanti dalle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, dopo l’estinzione delle Patriziane. La Santa è conosciuta e venerata per la liquefazione del sangue e il prodigio della manna vista trasudare dal sepolcro. Il sangue invece sarebbe uscito dopo che un cavaliere romano avrebbe strappato un dente alla santa. Sia il dente che il sangue sono conservati in un reliquario e ogni 25 agosto si assiste alla liquefazione.

Il Monastero è uno degli edifici religiosi più antichi, grandi e importanti della città e sorge su quella che un tempo si chiamava strada Nostriana dal nome dal vescovo che nel V secolo fondò in zona il primo ospedale per i poveri. Sembra che intorno al 930 fu costruita una prima chiesa sulle rovine del tempio di Cerere, ma tesi più accreditate sostengono che la datazione della costruzione originaria risalga all’VIII secolo quando nel luogo giunse un gruppo di monache basiliane seguaci di Santa Patrizia che, in fuga da Costantinopoli, si sarebbero stabilite in città portando con sé anche le reliquie di san Gregorio Armeno.

Nel 1009, in epoca normanna, il monastero si concretizzò in un’intera insula del centro antico unificando quattro oratori circostanti, quelli di San Sebastiano, San Salvatore, San Gregorio e quello dedicato a San Pantaleone. Il monastero che ospitava le monache benedettine si finanziava attraverso donazioni economiche di

famiglie nobiliari napoletane, il pagamento di rette mensili utili per ospitare le figlie (spesso appartenenti a famiglie nobili) all’educandato, il fitto di terreni di proprietà dell’istituto religioso o, ancora, attraverso gli alimenti provenienti dai lotti di terra che le religiose affidavano in gestione a contadini.

Dal 1572 il complesso fu ristrutturato ricostruendo ex novo tutti i corpi di fabbrica preesistenti, con la realizzazione della nuova chiesa, questa volta defilata rispetto al monastero, e nella realizzazione del campanile. Diventata obbligatoria la clausura delle monache, furono completati gli spazi che dovevano ospitarle grazie all’acquisto di nuovi edifici . La primitiva chiesa fu demolita e fu creato il portale d’ingresso esterno con il grande scalone aperto, entrambi in piperno. Tra il 1576 e il 1577 intanto viene completata la cupola maiolicata della chiesa e ultimato il chiostro monumentale. Porta la firma di Domenico Fontana la pavimentazione marmorea eseguita all’interno della chiesa e pochi anni dopo fu avviata la realizzazione del soffitto casettonato, decorato con pitture di Teodoro d’Errico e intagli di vari artigiani napoletani, e furono inoltre aperte alcune cappelle laterali della navata.

A metà Settecento furono molti gli interventi di restauro per adeguare l’aspetto estetico della chiesa al gusto rococò come dimostrano gli intagli del soffitto della navata, le grate del coro delle monache poste in alto (dalle quali potevano assistere alle funzioni religiose senza essere viste) gli stucchi e dorature interne, i cancelletti in ottone delle cappelle così come le balaustre delle prime di entrambi i lati. Con l’avvento di Gioacchino Murat agli inizi dell’Ottocento il monastero rientrò in un primo momento nell’elenco di quelli da sopprimere ma gli fu concesso il privilegio di continuare ad esistere (uno dei pochi monasteri benedettini rimasti superstite dalle soppressioni napoleoniche) probabilmente anche grazie al fatto che questo era uno dei più ricchi della città.

Dal 1864, dopo l’Unità d’Italia, furono traslate in chiesa anche le spoglie di santa Patrizia, e da allora nella chiesa si svolge il rito dello scioglimento del sangue della santa.

A inizio Novecento il monastero rischiò di essere scorporato, anche per la progressiva perdita di denaro così l’ultima badessa, Giulia Caravita dei principi di Sirignano, acconsentì all’ingresso nel monastero di una nuova congregazione, quella delle Suore crocifisse adoratrici dell’Eucaristia che prese quindi possesso dell’edificio il 4 dicembre 1922.

Le Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, nascono a Napoli il 20 novembre 1885, grazie a Madre Maria Pia Notari, che accogliendo l’invito di Dio decise e tanto si prodigò per la fondazione di questa famiglia religiosa. Nel 1922, quando la Madre Fondatrice era già morta da 3 anni, la giovane Congregazione delle Suore Crocifisse Adoratrici dell’Eucaristia, portò una ventata di primavera e un’ardente di amore e ancora oggi non solo confezionano le ostie per la S. Messa, ma dirigono la scuola elementare “S. Patrizia”.

Due sono gli elementi principali che caratterizzano il carisma delle suore crocifisse: la Croce e l’Eucaristia.

L’atto di amore più grande di Gesù è stato il suo sacrificio sulla Croce: allo stesso modo loro vogliono donarsi come con e per Lui; adorarlo nel Sacramento dell’Eucaristia ed essere il prolungamento della sua missione nel mondo.

Un’importanza fondamentale viene data alla preghiera, vista come un tempo privilegiato per stare con lo Sposo.

Il progetto apostolico delle suore crocifisse si esprime principalmente attraverso la preparazione delle ostie e la distribuzione delle stesse e del Vino Eucaristico; la confezione delle vesti liturgiche e della biancheria d’altare; la formazione cristiana delle persone attraverso la gestione di scuole cattoliche, di istituti socio-assistenziali ed educativi, di case di riposo per anziani e di case per ferie; l’assistenza a giovani studentesse e a gruppi organizzati per giornate di spiritualità; la collaborazione alla vita e alle opere parrocchiali e diocesane.

Gli elementi che costituisco il carisma e la spiritualità della Suora Crocifissa Adoratrice dell’Eucaristia

Cristo Crocifisso. La suora CAE è crocifissa col Cristo, nell’offerta quotidiana di se stessa per le necessità della Chiesa e del mondo intero.

L’Eucaristia. La suora CAE è apostola dell’Eucaristia non solo per quanto riguarda la preparazione della materia per il Sacrificio Eucaristico, ma soprattutto per l’impegno a far amare Gesù da tutti, bambini, adolescenti, giovani, famiglie, anziani, ammalati e poveri, preparando il cuore di ognuno ad essere dimora di Dio Trinità.

Amore e sacrificio. La suora CAE ama con tutte le forze Dio con la totale donazione di se stessa e con la preghiera e l’adorazione costante per la riparazione delle deviazioni e degli errori largamente diffusi nel mondo e per la santificazione dei sacerdoti.

Le figure di santità dell’Istituto

Le suore crocifisse hanno la fortuna di potersi ispirare, nel loro percorso di santità, a due grandi esempi: la Madre Fondatrice, Maria Pia Notari e la Beata Maria della Passione.

I Futuri Progetti

L’Associazione Calliope tra i prossimi progetti ha individuato quello relativo al Laboratorio delle Maschere di Carnevale che ancora una volta vedrà protagonisti i bambini delle Scuola di S.Patrizia a Napoli e che troverà come sempre al centro del progetto la storia e la cultura delle antiche maschere popolari, nate con la commedia dell’arte.

Ulteriore progetto è quello relativo al distorto utilizzo dei social network da parte dei minori, in collaborazione con il Comune di Giugliano in Campania, che si propone l’obiettivo di sensibilizzare le famiglie e proteggere i bambini dai pericoli che un uso scorretto della rete informatica può provocare.

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