Presentazione “Scugnizzi… silenzio, parlano i bambini”, intervista a Marina Topa

Anna Copertino ha intervistato Marina Topa, autrice di “Scugnizzi… silenzio, parlano i bambini”.

Anna Copertino ha intervistato Marina Topa, autrice di “Scugnizzi… silenzio, parlano i bambini”

Un divertente viaggio nel mondo dei bambini, gli scugnizzi, come vengono definiti a Napoli, attraverso gli episodi raccolti da un insegnante, Marina Topa, nella sua più che ventennale esperienza all’interno della scuola dell’infanzia nella città di Napoli. Il testo “Scugnizzi… silenzio parlano i bambini“, edito dalla casa editrice Homo Scrivens,  permetterà al lettore di passare dei momenti spensierati, strappandogli più di un sorriso, ma lo porterà anche a riflettere su quanto spesso la semplicità e la schiettezza dei più piccoli, talvolta spietata o ironica verità, posso essere da esempio in un mondo sempre più dominato dalla forma e delle apparenze. Il libro è impreziosito dalle illustrazioni di Roberto Rey, e gli Scugnizzi, accezione affettuosa con cui vengono definiti i bambini napoletani, protagonisti del libro, che Marina ha incontrato nel ventennio della sua esperienza lavorativa nella scuola d’infanzia.

La scrittura è chiara e essenziale, l’autrice ha esperienza, conoscenza e grandissima umanità, certamente nata dal suo essere figlia-donna-madre e dai suoi studi. Oltre che da una grande pietas emozionale. Per meglio accompagnare la lettura, ha suddiviso il libro in cinque capitoli identificativi per tema. Ci troveremo, di pagina in pagina, il rapporto-confronto dei piccoli protagonisti con la scuola, con la famiglia, a tavola, con la religione e con il sesso.

Un libro che si legge senza interruzioni, con la sensazione di essere lì tra quei banchetti, tornando anche noi un po’ bambini.
Tanti gli episodi che vanno da quelli veramente ironici a quelli ricchi di emozioni. O quelli drammatici, dove questioni di forza maggiore o semplicemente di vita, talvolta li costringono a confrontarsi con qualcosa di molto doloroso e difficile.

Da quelle reazioni, emozioni e comportamenti di bambini che hanno dai 3 ai 5 anni, il lettore si troverà a riflettere a soffermarsi e qualche volta a asciugare qualche lacrima. Bambini/scugnizzi che si raccontano e che raccontano altri bambini, adulti e maestre.
Bambini finalmente ascoltati senza giudizio, sostenuti da una docente nella loro crescita e soprattutto nella possibilità di imparare a superare le difficoltà dando loro gli strumenti per esprimersi con libertà e onestà intellettuale. Insegnandogli la solidarietà, valore imprescindibile per la vita e i rapporti umani.

Questi piccoli scugnizzi, l’autrice li ha ascoltati nelle loro storie, ha dato loro voce senza alcun giudizio, lasciandogli la capacità e la forza dell’emozione nel confronto delle problematiche razziali o della povertà piuttosto che i comportamenti di nonni che a volte per troppo amore sbagliano e involontariamente arrecano dolore o minano il metro di giudizio dei piccoli. Bambini protagonisti di storie che nella loro semplicità riescono a risolvere problemi di una certa gravità nel modo più rapido e lineare. Che diventano voce di verità assoluta e onestà intellettuale che spiazzano talvolta il lettore, ma poi gli lasciano la riflessione.

Bambini che con la loro logica di pensiero senza filtro alcuno, divengono spesso portatori di una verità sì spietata, ma vera e risolutiva e che spesso sfugge all’adulto. In questo libro si raccontano le problematiche dei bambini figli di persone semplici, o di qualcuno che ha avuto problemi con la giustizia, di nonni che vogliono ledere l’immagine di un padre che ritengono inadatto, di qualche genitore violento che picchia la moglie. Di figli che divengono guardiani e custodi delle mamme, o bambine che non amano alcuni cibi, piuttosto che quelli che devono confrontarsi con le botte, con la difficoltà di inserimento, con le problematiche del colore della pelle piuttosto che con la sessualità.

Marina Topa è riuscita a essere un grande direttore d’orchestra, riuscendo a indirizzare, oltre i grovigli dei “grandi”, questi piccoli nella vita di tutti i giorni, lasciandone intatta la personalità, facendo attenzione a non ferirli e a dargli la possibilità di far loro il senso di responsabilità e la capacità di vedere le cose per ciò che sono veramente. Il senso della fisicità degli abbracci, dell’accoglienza a tutela di ogni dolore che ogni suo musicista è riuscito a risolvere individualmente e in gruppo.

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