Solo una piccola ferita

Presentazione libro “Solo una piccola ferita” di Ermanno Carnevale, video-intervista all’autore

Per il Salotto Culturale Parker’s in Naples, ospite del Grand Hotel Parker’s Napoli Ermanno Carnevale, che ha presentato il suo ultimo libro “Solo una piccola ferita“.

Solo una piccola ferita di Ermanno Carnevale

“Non ti amo più. È finita”. Quelle parole mi risuonavano in testa in maniera ossessiva. Ero arrivato al punto di scomporre e ricomporre la frase, come se volessi annul-larne l’essenza e il significato. Mi piaceva molto la com-binazione “Amo non più. È finita ti”. Mi veniva da ridere al pronunciarla. Anche se le labbra restavano serrate. (p. 13)

Giulio, il protagonista di questa vicenda, è seduto in ri-va al mare. Immobile, vede rimbalzare pensieri e os-sessioni da una parte all’altra della scatola cranica, senza venire a capo delle ragioni che hanno portato la sua compagna, Silvia, a lasciarlo. Il primo impulso, la fuga su un arcipelago della Tanzania, non servirà, natu-ralmente, a nulla: non basta immergersi nell’acqua sala-ta per guarire questo tipo di ferite.

Il ritorno a Roma e alla vita di tutti i giorni rivelerà, tut-tavia, che le fratture interne sono multiple: dall’isolamento emotivo nei confronti del fratello Paolo alla paralisi sociale coi colleghi d’ufficio, fino alla circo-spezione generale nei riguardi degli amici di un tempo, pur affezionati e presenti, come Ennio, sodale di Giulio sin dai tempi della scuola, o come Arianna, premurosa e forse un po’ innamorata.

La batosta che ha colpito Giulio l’ha colto di sorpresa, e lui, impreparato come lo si è sempre davanti a un trauma improvviso, ha perso tutti i puntelli, ogni appiglio. L’accasciamento morale è inevitabile, il tentativo di fuga comprensibile, ma una breccia verso l’interno si è aper-ta, e le porte del tempo e della memoria si sono spalan-cate sul suo luogo d’elezione: l’infanzia.

«Mi sentivo scisso in due: una parte imperfetta, ma vi-va e umana, fatta di carne e sangue, e l’altra avviluppa-ta dagli infingimenti mentali, occupata a elaborare linee

di difesa da pericoli in larga misura immaginari e a ma-cerarsi per ogni piccola o grande imperfezione. Dovevo liberarmi di quelle catene, essere uno» (p. 156).

La narrazione, in prima persona, è retta da un registro colto che fa di questo personaggio una figura adeguata a reggere tutto il peso di questa crisi: protagonista intro-vertito e intelligenza acuta come nella miglior tradizione del romanzo psicologico, cui fa da contraltare una scar-sa intelligenza emotiva. Giulio è allora alla prova: spro-fondare, o affrontare un processo di maturazione e cre-scita che passa per una dialettica di destrutturazione, caos e ristrutturazione del Sé.

Ma quel è, dunque, questa ferita da cui l’autore Er-manno Carnevale, avvocato al suo esordio letterario, ha mutuato il titolo del romanzo? Un elemento indiziario ci giunge dal passo sovracitato, un passo che nella foga della lettura rischia di passare inosservato ma che ai let-tori più attenti non può non evocare la Postfazione a I nostri antenati di Italo Calvino («Dimidiato, mutilato, in-completo, nemico a se stesso è l’uomo contemporaneo; Marx lo disse “alienato”, Freud “represso”; uno stato d’antica armonia è perduto, a una nuova completezza s’aspira»).

È interessante considerare, in ciò, lo stato di aliena-zione che coglie Giulio sul lavoro, un lavoro meccanico svolto per una società di marketing; come a dire: i simu-lacri pubblicitari vengono rigettati in quanto riflesso degli infingimenti compiuti sulla propria persona. E dunque: l’escamotage della ferita amorosa non è che un prete-sto, da parte dell’autore, per trattare di un tema lettera-rio decisamente impegnativo: la frattura tra l’uomo e la propria umanità.

Giulio, dopo aver attraversato i più remoti recessi della sua frastagliata psiche (ma ogni psiche lo è) e aver fron-teggiato fantasmi del presente e del passato, è forse pronto per una nuova vita: fatta, stavolta, di presenza, di dialogo autentico e dunque di ascolto, di un nuovo senso dell’abitare il mondo e, in ultima istanza, di riconcilia-zione. Con se stesso e con gli altri.

Una lezione importante, in un testo scorrevole e di pur medie proporzioni, sulle relazioni umane e sulla com-plessità dei sentimenti, nonché sul passaggio dalla “sof-ferenza psicologica” alla “sofferenza normale”, per dirla con Freud, ossia sulla sofferenza esistenziale.

La distanza dalle persone amate, le perdite e i lutti, la morte dei genitori, l’avanzare dell’età e l’invecchiamento: non sono malattie; sono fenomeni umani, come la fine di una storia d’amore, come le tante piccole ferite della vita. Comprendere il loro carattere universale, non eccezionale, e senza tuttavia sminuire il valore del dolore, può servire a renderci tutti più parte-cipi, e sensibili, alle esperienze della vita e alle sorti del consorzio umano.

Autore: Ermanno Carnevale

Titolo: Solo una piccola ferita

Editore: Homo Scrivens

Collana: Direzioni immaginarie

Anno: 2019

di Andrea Corona

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