gennaro maluso morra

Presentazione ‘I versi della carrozzella’ di Gennaro Maluso Morra

Presentazione ‘I versi della carrozzella’ di Gennaro Maluso Morra. Evento organizzato all’interno libreria Il Fuori Orario di Bagnoli.

Nel prezioso avamposto culturale del quartiere di Bagnoli, la libreria Il Fuori Orario, si è tenuta nei giorni scorsi la presentazione del nuovo lavoro dello scrittore e poeta napoletano Gennaro Maluso Morra, ‘I versi della carrozzella’. Una raccolta di poesie, una sorta di diario in versi, un viaggio negli ultimi vent’anni di vita dell’autore. Evento moderato alla perfezione dalla girnalista Cristina Abbrunzo. Le letture sono state invece a cura dell’attrice Mariella Lanzetta. Presenti anche Paola Basile (scrittrice e presidente dell’ass.ne Le otto e zero tre) e Anna Copertino (giornalista di RoadTV).

La serata si è aperta con il primo di tre interventi musicali a cura del gruppo InternoZero, i quali hanno dato il via alla serata suonando il brano ‘Rannazione’. Un introduzione alla serata decisamente originale e non scelta a caso, voluta dallo stesso Gennaro Maluso Morra, in quanto canzone e un precedente suo racconto, parlano appunto della stessa persona, Marcello Aiello, fratello di Gianluca, percussionista e cantante degli InternoZero, che oggi purtroppo non è più fra noi a causa di una brutta malattia. Racconto che si intitola ‘Un inatteso scorcio d’estate’ e che ha permesso a Gennaro di vincere il premio Michele Sovente di Bacoli.

Gennaro, come Marcello, anche lui ha dovuto affrontare la sua battaglia contro la morte, che però è riuscito a sconfiggere, e sette anni fa ha raccontato questa sua parentesi di vita nel libro, in buona parte autobiografico, “All’ombra della grande fabbrica”.

E oggi, sette anni dopo, Gennaro Maluso Morra ci presenta ‘I versi della carrozzalle‘, nato dopo aver vinto un altro concorso, questa volta di poesie, con un testo dal titolo “Il miracolo”.

Il miracolo (prima classificata alla II edizione del concorso di poesia “Urlo e non mi senti”)

La gente non sa
Nemmeno può immaginare
Io son l’amico storpio
Che fa solo compassione.
Figurarsi se pensa
A noi due come amanti
Su questa carrozzina
Avvinghiati e ansimanti.
Me ne accorgo per strada
Quando ci passa davanti
Con quel sorriso ebete
Al cospetto di due santi.
Però in fondo ci piace
E magari è un po’ vero:
Noi siamo un miracolo
La storia avvolta nel mistero.
Facciamo più scalpore di un cieco
Che guadagna la vista Ti daranno della pazza
Chiameranno un esorcista.
Perché a loro fa male
Pensare che è tutto normale
“In quel corpo alieno Che ci trova di speciale?”.
Te l’ho chiesto anch’io
E tu hai riso di gusto
E quando mi hai baciato
Mi son sentito un gran bel fusto.
È questo il prodigio
La tua grazia più grande:
Far di me un omino
Con il cuore di un gigante.

Anna Copertino

“Gennaro Maluso è per me vero figlio di Partenope, è un vulcano fermo e deciso. Ma è anche vento ed irruenza. I suoi piedi nel mare e nella testa il fuoco… quello dell’arte, della non compassione, dell’agire, del fare e del non arrendersi mai, di andare oltre ogni barriera architettonica e non… Tutto il suo essere é magma attivo, che fluisce ed è produttività, voglia di fare. Gennaro è poeta ed autore di testi di canzoni che emozionano. É scrittore e “la sua voce i suoi passi” ci scuotono rendendoci consapevoli di una grandezza che non teme limiti. Gennaro è il sorriso, quello del volto e degl’occhi. Gennaro è un Lazzaro Felice che “corre” senza sosta e che quando ti abbraccia ti fa sentire l’affetto vero e la forza della vita. La vita e l’amore… Amore puro come quello dell’anima e quello dei corpi che s’ incontrano e s’uniscono amandosi come fosse sempre “la prima volta”. Amore come quello che ci regala nei suoi racconti. Gennaro è tutto questo. Gennaro è vita, ed anche più”. (Anna Copertino)

Note biografiche e letterarie di Gennaro Maluso Morra

Sono nato a Napoli nel 1972 da genitori giovani e proletari, che avevano messo su casa in un quartiere operaio di periferia nato e sviluppatosi intorno a una fabbrica siderurgica. La mia venuta al mondo non fu proprio un evento felice: i medici non riuscivano a farmi uscire e allora tentarono con le maniere forti. Alla fine i loro sforzi furono premiati e io vidi la luce, ma una parte del mio cervello era danneggiata. Fortunatamente la lesione riguardava solo la zona dalla quale partono gli impulsi che controllano l’attività motoria, mentre le facoltà intellettive erano intatte. Ho imparato a leggere e a scrivere molto prima che riuscissi a reggermi in piedi, e questa precocità convinse i miei genitori e gli assistenti sociali che, nonostante l’handicap, sarebbe stata cosa buona e giusta farmi frequentare la scuola. Studiare non era facile, soprattutto negli anni 70 in una città come Napoli. Non c’erano computer o altre tecnologie in grado di sostenere i miei sforzi. Per scrivere, quando nessuno poteva registrare il mio dettato, dovevo accovacciarmi sul pavimento: le ginocchia a fermare il quaderno, la schiena ricurva in avanti ed entrambe le mani aggrappate alla penna, che solcava i fogli bianchi con enormi e intensi graffi d’inchiostro. A quell’epoca scrivevo così e, nonostante il dolore alla schiena e i calli alle dita, mi piaceva fermare sulla carta i miei pensieri. Avevo dieci anni quando scrissi la mia prima storia. Impiegai due giorni per riempire cinque pagine di quadernone, roba che un altro avrebbe scritto in mezz’ora, occupando mezzo foglio; però ero felice di essere riuscito a portare a termine quella piccola impresa. Mi sentivo uno scrittore provetto. In quel periodo ho iniziato anche a scrivere poesie. Ero un ragazzino, i versi erano ingenui e piuttosto banali, le rime baciate, ma i miei compagni di classe (soprattutto le ragazze) mi chiedevano componimenti da dedicare a fidanzatini e fidanzatine. Crescendo, è diventata sempre più forte l’esigenza di raccontare in poche parole uno stato d’animo o un frammento di vita, arrivando a mettere da parte un centinaio di poesie. In questo piccolo libro ho raccolto le migliori o, quanto meno, quelle che ritengo più significative. Fortunatamente, la mia passione per la scrittura da un certo punto in poi è stata supportata dalla tecnologia. Il primo computer mi fu regalato all’età di 13 anni. Fu la prima svolta della mia vita. Riuscivo a digitare con l’indice sinistro, mentre la mano destra cercava di sostenere la sinistra e di non farle compiere troppi scatti inconsulti. Imparai il libretto di istruzioni a memoria, arrivando anche a editare qualche programmino. Gli insegnanti delle medie, viste le mie capacità, decisero che sarei diventato un genio dell’informatica, consigliandomi di iscrivermi all’istituto per periti informatici. Seguii quel consiglio, ma a malincuore. Ero un ragazzino che scriveva poesie e racconti e che si era avvicinato al PC per superare le sue difficoltà motorie, non ero certo adatto agli studi tecnici.

Infatti, la mia carriera scolastica alle classi superiori non fu brillante, anche perché costernata da tante difficoltà e distrazioni. Conseguito il diploma, decisi di cambiare completamente indirizzo di studi e di tornare alle materie umanistiche. Scelsi la facoltà di sociologia e non me ne sono mai pentito. Purtroppo, anche gli studi universitari hanno subìto spesso rallentamenti e interruzioni. In particolare nel 1998, con l’estrema diffusione di internet, ci fu un altro stravolgimento della mia vita. Andai a rispolverare le mie conoscenze informatiche perché volevo imparare a costruire un sito web e pubblicare un giornale. Partì come un gioco, ma in seguito è diventato un lavoro. Per anni ho gestito decine di siti web e collaborato con varie associazioni, che si avvalevano del mio aiuto per aggiornare i loro siti web e tenere corsi di informatica accessibile, ovvero come usare un PC nonostante i problemi motori. Pur se a rilento, sono anche riuscito a portare avanti i miei studi in sociologia, ma non ho mai dato la tesi. Tuttavia scrivere è sempre la mia prima passione, sicuramente la cosa che mi soddisfa di più. Ho accarezzato il sogno di farlo diventare il mio lavoro quando nel 2005 il direttore dell’edizione napoletana di Repubblica mi pubblicò nove articoli nel giro di pochi mesi. Illudersi di poter fare il giornalista restando chiuso in casa, però, fu un grave errore. È di sicuro un ambiente difficile dove per affermarsi si richiedono anni di sacrifici e parecchia gavetta, il solo talento non basta. Quell’esperienza è servita a rendermi consapevole di quel talento, e se non potevo spenderlo nel giornalismo, avrei potuto tentare un’altra strada. Da uno di quegli articoli pubblicati su Repubblica è nato un romanzo breve, che ho cominciato a far leggere agli amici, e qualcuno mi ha consigliato di spedirlo a qualche editore. Nel 2009 quel racconto breve, diventato un romanzo vero e proprio, è stato pubblicato da Cicorivolta Edizioni, ricevendo buone recensioni e ottenendo anche un passaggio al Tgr Campania. Ho partecipato anche a diversi concorsi letterari, vincendo il premio speciale della giuria al concorso di poesia “Io esisto” nel 2010 e arrivando al secondo posto al concorso “Ame erotique” (2013) e a quello organizzato da Mondadori e Autogrill intitolato “Storie di caffè” (2014). A maggio 2015 mi sono classificato al primo posto alla II edizione del concorso nazionale di poesia “Urlo e non mi senti”. Questa è la mia prima raccolta di poesie. (Gennaro Maluso Morra)