gianluca cimminiello

Premio Gianluca Cimminiello – Sulla pelle e nel cuore

Sette sono gli anni trascorsi da quando Gianluca Cimminiello è stato strappato ai suoi affetti più cari: la madre e le sorelle.

Era il 2 febbraio del 2010 e Gianluca era nel suo negozio a fare il lavoro che amava : tatuare.

Come dice tua sorella –“sparava inchiostro sulla pelle” ma da artista, mentre invece qualcun altro quel giorno ha deciso di sparare sulla sua pelle proiettili, da assassino.

Gianluca fu ucciso perché non si è piegato di fronte alla prepotenza gratuita e alla violenza.

Non riuscirono a picchiarlo, anzi furono picchiati, perché lui è un campione di Kickboxing, allora bisogna fare qualcosa di più… meglio eliminarlo.

Un giovane strappato alla vita per una foto con il calciatore Lavezzi che, postata su un social network scatenò una diatriba con un altro tatuatore Vincenzo Donniacuo detto il Cubano.

Per gelosia prima e per volontà poi, di gente che con lui non c’entrava nulla Gianluca è stato ucciso. Sparato alle spalle, come solo i vigliacchi sanno fare. Sparato alle spalle, Lui che la vita la prendeva di faccia.

Per amore e senso del dovere si è arrivati alla verità, grazie a chi come Anna la sua compagna, che era nel negozio con lui al momento dell’uccisione, si è potuto arrivare all’assassinio Vincenzo Russo.

Oggi Anna che è testimone di giustizia, vive lontana dalla sua famiglia, dalla sua città, non ha potuto mantenere neanche il suo nome solo perché ha fatto il suo dovere di cittadina e di donna che amava.

Da quel maledetto 2 febbraio 2010, tutta la famiglia e in particolare la sorella Susy hanno collaborato con gli inquirenti affinché fosse fatta chiarezza e raccontata la verità.

Susy non si è mai risparmiata, spesso ha messo da parte la famiglia, i figli e la sua stessa vita perché Gianluca avesse giustizia.

Si è atteso soffrendo, spesso perdendo la speranza, indignandosi, ma sempre con la certezza dell’innocenza di Gianluca.

Sette anni di processi, interrogatori, di rinvii e scarcerazioni, pentiti e testimonianze.

Ma alla fine il 20 dicembre 2017 la giustizia ha sentenziato e dato l’ergastolo all’esecutore materiale Vincenzo Russo.

Non lo dimenticherò quel giorno, quando alla lettura della sentenza, tu, la sorella della vittima innocente, tra le lacrime dicesti –“ speriamo che si penta.”-

Un lungo calvario quello vissuto dalla famiglia Cimminiello, ma anche tanta infinità tristezza. Susy racconta sempre che Gianluca voleva cambiare il mondo, che lo desiderava libero da certe miserie umane. Oggi per Susy e per chi porta nel cuore Gianluca è diventato impegno fare Memoria, con responsabilità e coraggio condividere la verità e la giustizia per sconfiggere la camorra, le illegalità, tutte le mafie.

Perché insieme si può.

Alla Fitness Village, la palestra dove Gianluca si allenava si è svolto il terzo anno il Premio Cimminiello – Per non restare nell’angolo” con lo slogan “Cagna capa, nun cagnà citta”.

In memoria di Gianluca Cimminiello sono stati premiati con due abbonamenti semestrali i giovani che hanno partecipato al bando organizzato dal Presidio di Libera.

Alla cerimonia hanno partecipato tanti giovani, la famiglia Landieri, la famiglia Vallefuoco, Alessandra Clemente in veste istituzionale per il sindaco di Napoli , suo fratello Francesco Clemente entrambi come familiari di vittima innocente, i ragazzi del Presidio di Libera Vomero Arenella intitolato a Gianluca ed a Petru Birladeanu, il primo dirigente della Questura di Napoli dott Michele Spina, Luigi Leonardi testimone di giustizia, gli amici di Gianluca, i suoi maestri di kickboxing Genny Vecchione e Pasquale Cagliozzi, il maestro Salvatore Izzo della Vip Center del Vomero, il maestro Gianni Maddaloni, Ida e Vincenzo Ammaliato, il giornalista e scrittore Bruno De Stefano, Fabio Giuliani referente regionale di Libera Campania, Geppino Fiorenza e chi ha conosciuto la storia di Gianluca e ha voluto esserci scegliendo di essere dalla giusta parte.

Un bellissimo contributo quello del “Coro Giovanile” del San Carlo diretto dal maestro Carlo Morelli che con la loro esibizione hanno emozionando tutti.

Al termine di questa intensa serata, uscita dalla palestra ho guardato al marciapiede di fronte dove c’è l’aiuola che porta la lapide che ricorda Gianluca, ed al balcone al primo piano dove viveva con la madre ed il suo amato Hermes, un dogo argentino che ora è a casa di Susy.

Ho messo il casco ed ho percorso quella strada che per tutta la sua vita Gianluca aveva percorso, ho pensato a tutte le volte che era andato via dalla sua città, dal suo quartiere, per tornarvi più assetato che mai e con sempre più voglia di realizzazione.

Lentamente ho osservato le case, i colori, le voci, gli odori quegli stessi che tante volte, per trent’anni Gianluca ha fatto suoi.

E non ho avuto paura anche se erano le 22:00 ed ero il rione Berlingieri e poi al corso Secondigliano, a Capodichino dove è vero che si spara ancora, ma c’è anche tanta bellissima gente che con la criminalità e col sistema non vuole e non ha nulla a che fare.

No, non ho avuto paura … pensavo a te, al tuo senso dell’onestà, del dovere, ho pensato al volto di tua madre, a quello di tua sorella Palma, a quello di Susy ed alle sue parole, semplici, emozionate ed emozionanti, scaturite dal cuore, incisive e forti come il tuo amore e come quell’inchiostro con cui regalavi la tua arte sulla pelle di chi si affidava a te ed ho capito che non ci si può dimenticare di te.

Gianluca tu vivi e profumi di vita, vivi negli occhi negli di chi ti amato, nel volto di tua sorella Susy che tanto ti somiglia, vivi negli abbracci di chi non ti ha conosciuto ma ha imparato ad amarti dopo che ha conosciuto la tua storia.

Se sette anni fa non siamo stati attenti, non ti siamo stati vicino oggi non possiamo più permetterci di non essere attenti.

Vivi libero e profumi di vita. I tuoi assassini no, loro hanno il puzzo della morte.