Poesia è donna, poesia è donna mediterranea. Breve excursus di poesia al femminile – I tempo

“Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancora di più. La felicità non ci lascia cicatrici da mostrare. Dalla quiete impariamo così poco”. Chuck Palahniuk

di Angela Procaccini.

Premessa

Mi viene proposto di scrivere qualcosa in un momento di cruciale difficoltà per l’umanità, quello della diffusione del coronavirus.

Ho subito pensato alla Poesia, perché si scrive poesia per svariati motivi: sia perché la poesia esprime dolore, nostalgia, amore, odio, rabbia, malinconia, solitudine, sia perché semplicemente si ha voglia di cantare, di esorcizzare il male in una sorta di catarsi liberatoria.

Le creature umane non sono forse più sensibili, nella loro debolezza, a chi riesce ad esprimere la nostra condizione precaria, la nostra fragile umanità?

Paul Eluard scriveva “desideriamo, più che dei modelli, dei nostri simili, dei fratelli che esprimano le nostre aspirazioni … ma anche la nostra sofferenza, la nostra comune misura umana

E penso che forse proprio in questa circostanza di ansia diffusa, di sgomento, di consapevolezza della finitezza umana, si avverta più che mai il bisogno di leggere, scrivere o riflettere sulla poesia. Perché la poesia è “linguaggio che canta, linguaggio carico di speranza, anche quando è disperato: reca sempre un’intelligenza profonda, una ragione fondata sull’istinto, sulla sensibilità, sul bisogno di vivere, sull’amore della vita, sulla verità”, come afferma Paul Eluard (“La poesia di circostanza”).

In particolare, la poesia al femminile, quella di cui intendo parlare a brevi linee e che mi piace distinguere in tre tempi , a seconda della tematica generale. E vorrei ampliarla ad un discorso che vada oltre il nostro territorio, abbracciando voci femminili di origini diverse, ma per lo più con riferimento al Mediterraneo.

I tempo: Le origini, l’acqua, il mare

II tempo: Il fuoco. La passione

III tempo: La maternità

Conclusione

Perché questi tre tempi?

Perché siamo a Napoli, “ombelico” del Mediterraneo, un misto di magnifico e atroce, di sangue e passione, di Mare e accoglienza. Siamo a Napoli. E già di per sé, Napoli è Donna, è Parthenope, anzi è Femmina, Femmina mediterranea.

Perciò parlare di poesia al femminile, significa un po’ parlare di Napoli.

Questo intervento dovrà essere qualcosa che allieta e stordisce, qualcosa che fa battere o stringere il cuore. E lo farà, appunto, attraverso la poesia di donne, perfino alcune del Nord Africa contemporaneo.

Molte delle poesie sono tratte da Non ho peccato abbastanza – Antologia di poetesse arabe contemporanee (Edizioni Mondadori, 2007).

La libertà di una nuova visione della donna viene ricercata nell’affermazione di una identità femminile in un contesto sociale e politico chiuso ed oppressivo. Le parole e la poesia si aprono ad una dimensione che è confronto e frattura con il passato, che è diversa consapevolezza di sé e dell’altro.
Una lingua poetica dunque capace di assumere il rischio della “verità” del corpo, della ribellione, del desiderio, della libertà, del dubbio.

I tempo: L’acqua, il Mare

Il Mare, l’acqua. L’acqua, come la donna, è vita, liquido accogliente, in cui siamo immersi sino dalla nascita. L’acqua è morte, se viene a mancare, l’acqua è pioggia che non scende, l’acqua è cammini di sabbia che le donne in alcune zone percorrono per raccoglierla.

L’acqua di Mare è amica per galleggiare, nemica da superare; sponda o muro, orizzonte di speranza o tomba in cui sprofondare.

Angela Procaccini

Scoprii un giorno

la fluida essenza dell’acqua

e la mia anima ne fu sorella.

L’inquietudine antica del mare

  • la mia inquietudine-

la mia storia di venti e correnti

-la storia del mare

Per alternare, una voce diversa ma coinvolgente, quella di Alfonsina Storni, proveniente da una civiltà ispano/americana, emigrata in Argentina, ma originaria del Canton Ticino, dove nacque il 29 maggio 1892. Nel 1925, poco più che trentenne, pubblicò la sua quinta, rilevante raccolta: Ocre (Ocra), lavoro più maturo, in cui la sofferenza è meno personale, lo sguardo si allarga e le immagini spesso sono ironiche e taglienti. C’è sempre la rivolta, ma ora è soprattutto esistenziale: donna di coraggio e di dignità, come gran parte delle donne/ poeta.

Alfonsina Storni

Il senso della poesia di Storni che ho qui inserito:

Come la natura, la donna si rinnova eternamente. Essa sente rinascere in sé, dopo ogni distruzione, l’amore e gli va incontro, senza mai ricordare   il male sofferto, anche se sa che va incontro nuovamente alla rovina.

Quiero (voglio) morir cuando decline el día

en alta mar y con la cara al (s)cielo;

Morir cuando la luz(s) triste retira

sus áureas redes de la onda verde,

y ser (essere) como ese sol que lento expira (muore),

Algo (anche) muy luminoso que se pierde.

Il tema dell’acqua, elemento di vita, indispensabile per nutrirsi prima e dopo la nascita, disintegra la nostra storia, arpiona le nostre angosce. Nella poesia successiva trova una sua originale espressione, carica della energia della donna del Nord Africa. Naturalmente è utile ricordare che la poesia del Nord Africa è immaginifica, ricca di colori e di odori, di frasi ad effetto e plastiche.

Amal Musa

Amal Musa, poetessa tunisina contemporanea

Donna d’acqua

L’acqua non è scivolata verso di noi

ardendo con la violenza della sete.

Perché (?)l’acqua segue le mie tracce

dimentica dei suoi canali

e delle pianure alluvionali?

Perché non poggio il mio viso

sull’orlo dell’acqua

per sapere

come ha potuto nasconderci il suo colore,

come le abbiamo fatto perdere l’odore?

Perché non divento il segreto dell’acqua?
Perché non divento femmina per il suo maschio,
e lo aspetto nella caraffa
fino al sopraggiungere dell’estate?

Yvette Cristianse (Mare – Sudafrica)

Dovessi danzare, sarebbe tra quelle ali sulle onde.

Mi tufferei come gabbiano e neppure più le ceneri rimarrebbero.

Allora, certo, il vento imparerebbe un altro canto.

Per concludere questa prima parte, un rito femminile algerino.

Boqala

Boqala è un rito di poesia delle donne algerine che si riuniscono intorno al boccale della padrona di casa riempito con lacqua di 7 sorgenti, vi immergono i loro gioielli e parlano d’amore.

Parlano e si confessano, parlano e si liberano, parlano e rivendicano se stesse e la libertà di amare. È espressione di energia vitale, di esigenza di libertà, un grido di affermazione di se stesse.

Passava un giovane,

un ramo oscuro tra le mani.

La shashia cadeva bene sulla fronte,

la veste era splendente.

I figli miei e lo sposo lascerei per lui

la mia città abbandonerei

fino ad essere estranea alla mia gente.

Dall’Algeria alla Siria: si chiama Maram al Masri, la poetessa contemporanea di Latakia, città di mare della Siria, esule a Parigi per essersi compromessa con il governo siriano (Assad) e per aver scritto poesie “colpevoli” d’amore: a un’analisi approfondita delle sue opere, si ricavano comunque anche altri temi che hanno sempre un sapore autobiografico, come la solitudine dell’immigrato (la poetessa vive in Francia dal 1982), la nostalgia della propria terra e la libertà della donna. È stata definita poetessa della naïveté (ingenuità) e di  myricae  “ in riferimento al linguaggio usato che risulta, a una prima lettura, ingenuo, scarno e infantile, ma che in realtà è frutto di un’attenta ricerca dell’immagine poetica essenziale, racchiusa in poche battute fulminee”.

La terra mi ha rubato al mare,
per questo vedi le mie labbra, di sabbia,
le mie parole, scogli ricoperti di muschio.

La terra mi ha rubato al mare.
Per questo vedi i miei occhi
come due pesci,
i miei sguardi muti,
e anche se le mie pupille non sono azzurre
le mie lacrime restano …
salate.

 

 

Fine I parte

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