Poesia è donna, poesia è donna mediterranea. Breve excursus di poesia al femminile – III tempo

“Dimenticare il dolore è difficilissimo, ma ricordare la dolcezza lo è ancora di più. La felicità non ci lascia cicatrici da mostrare. Dalla quiete impariamo così poco”. Chuck Palahniuk.

di Angela Procaccini.

III tempo: La maternità. L’accoglienza

L’amore di donna sa essere anche dolce, materno, generoso. Come donne, le città di mare accolgono, abbracciano, riconoscono nello straniero il figlio da adottare, da cullare, da amare.

Saffo

Saffo La figlia bella (frammento 152

Io ho una figlia bella, ai fiori d’oro simile nell’aspetto,

Cleis diletta, e in cambio di lei né la Lidia intera … vorrei

Joumana Haddad

Joumana Haddad di Beirut (Libano) del 1970

A mia figlia

quella che potrei avere/non avere mai

attesa, inaspettata,

voluta, temuta,

stretta fra le braccia,

fatta di speranza, fatta di carne

vera, inverosimile

con mille nomi

ma sempre senza nome.

Conclusione

A conclusione, alcune poesie che amo molto e che, a mio avviso, hanno un fascino simbolico profondo: la prima è di M. Luisa Spaziani, poetessa torinese del 1924, vissuta tra Milano, Parigi, Roma. La poesia che ho scelto è “Mi hai aiutata a scoprire”, ma prima sentite la delicatezza di “Se uso la parola

Se uso la parola è per pregarti

di ascoltare il mio fondo silenzio.

Non c’è ancora un linguaggio (o s’è dimenticato)

per tradurre ciò che a te ho da dire.”

Questi versi hanno la delicatezza femminile di Pia de’ Tolomei (Canto V Purg.) con Dante “Deh, quando tu sarai tornato al mondo / e riposato de la lunga via …. /ricordati di me che son la Pia”. Qui i versi di Maria Luisa stanno a significare che in certi momenti, in certe situazioni, il silenzio è vincente. Supera il peso delle parole.

M. Luisa Spaziani (Mare amore)

Mi hai aiutata a scoprire che sono viva

come mai prima, sento travolgente

l’essenza del mare, prima solo profumo.

Allargo l’ala, sono una rondine altissima …

Tu, aria, mi sorreggi, tu luce m’investi,

mi svesti del corpo, fai il corpo veggente.

Mi dai la memoria del futuro, scegli

a tuo talento la vita e la morte.

Qui, a estremo del suo oblio, la poetessa si proietta ormai sullo sfondo della verità quasi prossima all’assoluto. Per la Spaziani la presenza del mare (torniamo al motivo di partenza, il mare, che unisce le poetesse mediterranee) è una sfera di valore esistenziale, convertito in abisso, dove l’uomo tenta di ritrovarsi come riflesso dell’origine.

Cerca il senso del mare se ci riesci …

Prega l’abisso che ti specchia”;

e come principio il mare sta al magma primigenio, dove la creatura fondendosi torna ai primordi, a rivedere il padre e la madre:

Forse eravamo alghe, forse amebe,

in qualche modo ce ne ricordiamo.

Tuffandomi nel mare, questo smeraldo liquido,

ritrovo padre e madre”

L’ultima sua opera, è Donne in poesia, in cui la Spaziani intesse un ideale colloquio proprio con “venti poetesse mondiali” “fra Ottocento e Novecento”, tutte eccezionali eroine della poesia, i cui drammi sono intensamente rivissuti nel colloquio realizzando, in virtù delle affinità elettive che uniscono i poeti, un territorio comune d’incontro molto suggestivo.

Alda Merini

Infine, dulcis in fundo,

Alda Merini, altra grande nostra poetessa dal fascino misterioso, quello che appartiene ai grandi, ai geni, ai “folli”. Infatti giovinezza e maturità sono, nella vicenda umana di Alda Merini, separate da un lungo drammatico periodo di manicomio in cui ha subito inaudite violenze psicologiche e fisiche. Già nella poesia giovanile si avverte il respiro di un destino ineluttabile per la tensione intuitiva: “ Se mai io scomparissi/ non lasciatemi sola;/ blanditemi come folle!” scrive nel 1953.

Il suo spirito indomato, dopo la vittoria sulla malattia, si estrinseca in una capacità lucida, di quella lucidità tipica delle follie vincitrici, nella raccolta “Terra santa” considerato il suo libro più bello.

Io ero un uccello

Io ero un uccello

dal bianco ventre gentile,

qualcuno mi ha tagliato la gola

per riderci sopra,

non so.

Io ero un albatro grande

e volteggiavo sui mari.

Qualcuno ha fermato il mio viaggio,

senza nessuna carità di suono.

Ma anche distesa per terra

io canto ora per te

le mie canzoni d’amore.

Di nuovo il mare, misterioso liquido placentare, comune denominatore di tanta poesia femminile.

Con il mare, l’amore. L’amore è l’unica magia che infonde alla giornata un senso di pienezza. E la poesia si dispiega , allarga l’orizzonte tematico, avendo come cardini l’amore e la memoria disperata.

Ma l’amore tradisce, e allora i versi di gioia diventano di polvere:

I versi sono polvere

I versi sono polvere chiusa

di un mio tormento d’amore,

ma fuori l’aria è corretta,

mutevole e dolce e il sole

ti parla di care promesse,

così quando scrivo

chino il capo nella polvere

e anelo il vento, il sole,

e la mia pelle di donna

contro la pelle di un uomo.

 

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