Pirelli cinese

Pirelli: tra breve parlerà cinese grazie all’euro

La Pirelli diventa cinese grazie al disastro dell’euro, imprenditori asserviti e una industria in balia dei capitalismi stranieri.

Mentre l’euro tedesco condanna l’economia italiana alla distruzione e all’impoverimento, a causa di una moneta unica che non è tagliata per soddisfare le proprie esigenze ma di partner stranieri (più intenti a salvaguardare i propri interessi industriali più che a integrare l’Europa), la Pirelli è il prossimo marchio italiano che se ne va a totale vantaggio di grandi multinazionali straniere, che possono contare sull’autodeterminazione del loro sistema paese. Come è stato per la Pininfarina, per la Ducati, per l’Ansaldo Breda, etc, ora avviene per la Pirelli, in un paese che non può più decidere su cosa è giusto per se stesso da quando ha ceduto la propria sovranità ad enti sovranazionali, ad esempio la BCE, che obbediscono ad interessi stranieri.

Grazie all’euro la Pirelli parlerà cinese perché i politici italiani non sono indipendenti

A fine settimana il gigante della chimica di Pechino, la Chemchina, acquisirà la quota di maggioranza delle azioni Pirelli, grazie a Marco Tronchetti Provera, il quale invece di lavorare affinché la compagnia da lui gestita potesse godere di un vigore migliore tale da poterle permettere di acquistare lei stessa compagnie estere come la Chemchina, sembra più interessato battere cassa e vendere la nostra indipendenza industriale nel settore delle plastiche, dei pneumatici, delle gomme.

I cinesi, grazie a un tessuto industriale indebolito dall’euro, fanno festa grande

Come in molti casi appena trascorsi è un grave errore politico ed economico prendere atto senza fare nulla, mentre anche il tessuto industriale settentrionale viene fatto a pezzi, mentre funzionari di Bruxelles fanno tutto ciò che è nel loro interesse, invece di impegnarsi per l’interesse italiano e per una effettiva integrazione europea. Il colosso statale cinese sta acquistando le quote di controllo di Camfin grazie al “trasferimento dell’intera partecipazione detenuta da Camfin a un prezzo di euro 15 per azione a una societa’ italiana di nuova costituzione, controllata dal partner industriale internazionale con un contestuale reinvestimento di Camfin in detta societa“.

La Pirelli diventa cinese mentre gli italiani sono senza lavoro: perché?

Una volta conclusosi questa operazione, la Cina rimpinguerà il suo paniere di marchi a totale svantaggio dei paesi a cui questi ultimi appartenevano e di cui erano espressione di autonomia politica e indipendenza economica.

Finché non ci sono i comunicati non posso dire nulla“, ha affermato Tronchetti; ma quando il trasferimento verrà completato, quando il disastro sarà compiuto, quando la festa sarà finita, lui avviserà agli italiani e al suo mercato che ha perso uno dei gruppi strategici e più importanti che l’industria dell’Italia settentrionale ha saputo realizzare con generazioni di lavoratori sfruttati e traditi.

Visto che le borse non obbediscono a nessuno se non ai propri interessi, meramente economici, festeggiano l’acquisizione cinese con una crescita del valore del titolo Pirelli del 2,21%. Mentre Tronchetti se la ride, cosa stara pensando tra sé e sé il vicepresidente della compagnia, Alberto Pirelli? Forse che ha rinunciato alla propria responsabilità di industriale e autonomia di italiano per un portafoglio un po’più gonfio? Probabilmente non lo sapremo mai, ma nel frattempo sappiamo che l‘economia italiana perde parte della propria storia produttiva.

Con il rialzo del proprio valore in Borsa, la cinese ChemChina si prepara a papparsi 7,25 miliardi di euro italiani, capitale che d’ora in poi non “risiederà” in Italia ma migrerà a Pechino. La Questione meridionale ci insegna che le migrazioni impoveriscono la nostra terra o la indebitano, che è lo stesso. Nel frattempo la tecnocrazia di Renzi non ha una politica industriale e del lavoro italiana e non fa nulla mentre ci viene rubata ricchezza.