Parthenope, un omaggio alla più bella leggenda del Golfo: “Sia la Luce”

“Sia la Luce” la mostra a Castel dell’Ovo dove sarà esposta la sirena Parthenope, simbolo della nostra Napoli, dal 18 al 28 ottobre 2014

Dal 18 al 28 ottobre a Napoli, all’interno del Castel dell’Ovo, si potrà visitare la mostra “Sia la luce“, evento organizzato dall’Istituto di Cultura Meridionale, dalla Federazione Nazionale Consoli e dall’Euro Civitas.
Una rassegna artistica d’arte contemporanea che riesce a coniugare due artisti quali Carlos Araujo e Silvana Galeone, che seppur differenti e con due poetiche creative molto lontane, misurano la loro personalità artistica in un nuovo esperimento concettuale che porta a teorizzare un ritorno all’antico avendo come obiettivo il presente.
L’evanescenza delle grandi tavole di Carlos Araujo, di gusto plastico e tenebroso, pungente ma mai irruento si associeranno alle policromie intense del catalogo di Silvana Galeone, in un’intensa riflessione sulla tematica del sacro e del profano nell’arte sacra.
Nel contesto di questa splendida Mostra al Castello dell’Ovo, dove -“ tutto ebbe inizio ed ognuno può sentirsi sovrano del tempo e nel tempo“- si è voluto legare questa prima rassegna internazionale d’arte contemporanea al mito mai morto di Parthenope.
Splendida e leggendaria Sirena che tra mito e leggenda approdò sullo scoglio di Megaride, narrata da Matilde Serao nei suoi versi -” Partenope non è morta, Parthenope non ha tomba, ella vive, Splendida giovane e bella da 5000 anni corre sui poggi, sulla spiaggia….. Parthenope, la vergine, la donna, non muore, non muore, non ha tomba, é immortale…. é l’amore. “-
E Parthenope è rappresentata con grande maestria nell’opera di Vincenzo di Vaio, giovane scultore napoletano che ha creato un vero e proprio capolavoro in un insieme di materiali e colori dando vita a una Parthenope che incanta e lascia senza fiato.
In ceramica e acciaio seduta su di un tronco d’ulivo la Partenope di Di Vaio, ha il volto trasfigurato, é si stanca, ma non perde la fierezza e la voglia di riscattarsi.
Lo si denota dalla sua muscolatura, dalla sua schiena squarciata, lascia crescere coralli rossi, dal capo cinto da un elmo che sostituisce capelli, dalla fronte che porta conchiglie e coralli e dalle mani palmate ben salde su quel tronco di ulivo, mentre guarda l’orizzonte.
La sua splendida coda, è formata da cento e più scaglie azzurre e turchesi, e da un bianco che accoglie alcune tra le piazze, gli scorci ed i monumenti più belli di Napoli.
Una Parthenope eterna, il cui torace aperto a “carapace” lascia fuoriuscire la luce, quella luce che é la sua speranza, la nostra speranza, affinché Partenope ed il suo Mito non muoiano mai.