Palazzo Fuga come il Louvre: l’idea piace ai cittadini, ma i consiglieri disertano l’incontro

Erano solo 4 (Lebro, Mundo, Sgambati e Vernetti) i capigruppo presenti questo pomeriggio all’incontro promosso dal Comitato Civico Carlo III per la riqualificazione di Palazzo Fuga: “trasformiamolo nel Louvre napoletano”

110mila mt quadri di cui 40mila sono già restaurati e pronti a essere aperti al pubblico. È una potenzialità immensa, quella rappresentata da Palazzo Fuga, l’Albergo dei Poveri edificato da Carlo III che oggi potrebbe tornare a nuova vita. Come? Con un progetto realizzato dal direttivo del Comitato Civico Carlo III e dai fondatori di Arte e Artisti a Napoli, gruppo Fb che oggi conta circa 10mila iscrizioni: trasformare palazzo Fuga nel Louvre napoletano.

Palazzo Fuga come il Louvre: ma ai politici non piace l’idea

L’ex Albergo dei Poveri potrebbe diventare così un immenso museo a cielo aperto, capace di creare posti di lavoro, indotto, turismo (come e forse molto più del Louvre, che con “soli” 60mila mt quadri dà lavoro a 2mila 200 persone e ogni anno supera i 9 mln di visitatori), insomma in una parola: cultura. E non è vero che di cultura non si mangia. Ne sono convinti i membri del Comitato Civico Carlo III, associazione spontanea e apolitica di cittadini del quartiere San Lorenzo-Vicaria che a oggi conta più di 1000 adesioni; un po’ meno lo sono i politici, a quanto pare, dato che questo pomeriggio, durante la riunione con i capigruppo del Consiglio Comunale richiesta proprio dai membri del Comitato, su 12 capigruppo ne erano presenti soltanto quattro: David Lebro, Carmine Sgambati, Francesco Vernetti e Gabriele Mundo.

Palettizzazione delle aree pedonali e chioschetti in stile per riqualificare la piazza

Una riunione che, nonostante la latitanza di ben 8 membri del Consiglio Comunale sui 12 convocati, è stata fortemente partecipata: e se Palazzo Fuga ha recitato il ruolo da “protagonista”, non sono mancate proposte per la riqualificazione di tutta piazza Carlo III, che sarà ben presto, “si spera a partire da giugno”, ha affermato il consigliere Vernetti, oggetto di lavori di restyling del manto stradale e delle aree verdi, un piccolo grande successo ottenuto proprio dal Comitato. Proposte che vanno dalla palettizzazione delle aree pedonali della piazza, in particolar modo quella antistante la scuola elementare Dante Alighieri, generalmente invasa da motorini che scorrazzano impuniti sui marciapiedi anche durante l’orario di entrata e uscita dall’edificio scolastico, rappresentando un pericolo per i bambini e le loro famiglie, all’installazione di gazebo in stile per l’edicola e i chioschetti presenti in piazza, come già ci sono a via Foria, che renderebbero la piazza un luogo certamente più gradevole e pittoresco, a differenza – purtroppo – di come è adesso.

Le battaglie del Comitato: dalle caditoie otturate alla rinascita di Palazzo Fuga

Idee che nascono dalla partecipazione e dall’attaccamento dei cittadini del Comitato al proprio quartiere: “un vero esempio di cittadinanza attiva” ha detto Vernetti, complimentandosi con i membri del Comitato Civico Carlo III per il lavoro svolto finora. Un lavoro che è iniziato nel lontano 2011, grazie all’impegno del presidente Antonio Provitera, il primo a battersi per liberare le caditoie di piazza Carlo III otturate dai rifiuti, che a ogni pioggia trasformavano la piazza in una immensa piscina. Questa la prima “impresa” portata avanti con successo dal Comitato, che da allora non ha mai smesso di impegnarsi in una serie di battaglie tutte volte alla riqualificazione di piazza Carlo III, “uno snodo politico, economico e commerciale fondamentale per l’intera città di Napoli e da troppo tempo trascurato dai politici”, su cui “questa amministrazione si gioca il suo futuro”.

Così, grazie all’interessamento del sindaco Luigi De Magistris, sono arrivati i primi fondi per il restyling della piazza e la manifestazione di interesse per Palazzo Fuga. Oggi il Comitato è impegnato in una nuova battaglia: trasformare l’ex Albergo dei Poveri in un polo museale cittadino, aperto a tutti, in cui esporre tutti quei tesori che non trovano posto negli altri musei della città. “Come i 500mila reperti archeologici conservati nel caveau del Museo Nazionale per mancanza di spazio, o i preziosi pezzi del tesoro di San Gennaro, di cui attualmente solo il 10% è esposto sempre per mancanza di strutture mussali adeguate”, ha spiegato Dario Marco Lepore, storico d’arte fondatore del gruppo Arte e Artisti a Napoli e membro del Comitato Civico Carlo III.

Per riqualificare le residenze borboniche c’è anche una legge nazionale

Insomma, il progetto c’è. Ma i fondi? Quelli non sono ancora certi. “Però c’è il DL 91/2013 Valore Cultura, che all’articolo 1 comma 13 prevede ‘l’elaborazione di un piano di sviluppo del percorso turistico-culturale integrato delle residenze borboniche‘ in cui rientrerebbe” spiega Dario Marco Lepore, “anche Palazzo Fuga. A cui si aggiunge un progetto regionale per la promozione turistica della Regione Campania che prevede sempre la creazione di un itinerario tra le varie residenze borboniche, da Capodimonte a Carditello, da Palazzo Fuga alla reggia di Portici”. Insomma, i presupposti per trasformare Palazzo Fuga, riconosciuto dall’Unesco come palazzo di interesse storico, in un polo aggregativo e culturale, restituendogli tra l’altro la sua originaria funzione, che era quella di offrire ai “poveri” una speranza di riabilitazione sociale attraverso una serie di laboratori che gli permettevano di apprendere un mestiere e rientrare in società, ci sono proprio tutti. L’ultimo suggerimento è arrivato proprio oggi dal consigliere Sgambati: presentare un ordine del giorno che il consigliere si impegnerà in prima persona a sottoscrivere e a portare in Consiglio Comunale durante la prossima riunione.

Ai membri del Comitato non resta che vincere l’ultimo ostacolo: quello rappresentato dalla proposta alternativa fatta da padre Alex Zanotelli, che non ha mancato di destare numerose polemiche, che vorrebbe ospitare, all’interno di una parte dei locali di Palazzo Fuga, degli alloggi per i senza fissa dimora. Un’idea che, a quanto pare, tra i politici ha riscosso più successo di quella presentata dal Comitato. Al punto che, davanti alla domanda provocatoria “Lei ce li vedrebbe i senzatetto al Louvre?”, l’assessore Carmine Piscopo rispose: “Perché no”