Omicidio nel Napoletano: gioielliere ucciso con un solo colpo di pistola

Omicidio nel Napoletano: gioielliere ucciso con un solo colpo di pistola

Omicidio nel Napoletano: Salvatore Gala è stato trovato morto nel suo negozio di Marano. L’ipotesi della rapina non sarebbe quella privilegiata

I carabinieri indagano a 360 gradi sull’omicidio del gioielliere Salvatore Gala, trovato morto nel suo negozio di Marano, ma l’ipotesi della rapina, a quanto trapela, non sarebbe quella privilegiata, malgrado la cassaforte sia stata trovata aperta e vuota. Il delitto – l’uomo è stato ucciso con un solo colpo di pistola – potrebbe essere avvenuto ieri sera. Tra le persone che i carabinieri di Giugliano in Campania (Napoli) stanno ascoltando in caserma, figura anche la ex moglie della vittima. All’esterno del negozio è sistemata una telecamera che potrebbe avere ripreso le persone entrate e uscite dal negozio durante la giornata di ieri.

 

Omicidio nel Napoletano: potrebbe non essere stata una rapina

Ho aperto la porta della gioielleria e l’ho trovata a soqquadro: la cassaforte era aperta e vuota. Poi mi sono affacciato dietro il bancone. C’era il corpo di Salvatore, in una pozza di sangue. Una scena raccapricciante“. Con queste parole Giuseppe Iavarone, descrive il momento in cui si è trovato davanti al cadavere di Salvatore Gala. Gala si chiamava Salvatore ma molti a Marano lo chiamavano con il soprannome di Maurizio. I familiari, dopo avere recuperato le chiavi di riserva del locale, hanno chiesto a Iavarone di aprire. “Non volevo dirlo alla madre – continua – ma lei ha capito tutto, guardandomi in faccia“. Davanti alla gioielleria Gala, il pm di turno della procura di Napoli nord che coordina le indagini dei carabinieri di Giugliano. Giunti anche i carabinieri del nucleo investigativo, sezione rilievi scientifici, di Castello di Cisterna. La famiglia Gala è molto nota a Marano. La gioielleria fu aperta in passato dal padre di Salvatore Gala, e poi era passata in gestione alla vittima. Giuseppe Iavarone definisce Salvatore, che in città veniva chiamato anche Maurizio, come un giovane “tranquillo, un po’ solitario, ma tranquillo“.