Nichi Vendola a Casal di Principe.

Il Casalese. Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro

Servizio di Anna Copertino ed Eliana Iuorio

Nel Santuario di Villa di Briano, a Casal di Principe, si è tenuto l’incontro voluto ed organizzato da Sel, con il leader Nichi Vendola, governatore della Puglia, il giudice Raffaele Cantone, Rosaria Capacchione, Don Tonino Palmese e Franco Tavella segretario regionale della Cgil.
Sentite e uniche le tematiche: ambiente, legalità e lavoro. Accompagnate da una tematica aggiuntiva che è la: discontinuità. La discontinuità, detta da Rosaria Capacchione, da Raffaele Cantone e dallo stesso Vendola.
Proprio Raffaele Cantone ha ribadito: “quel che non è possibile è liberarsi dei camorristi senza illuminare le zone d’ombra che ancora ci sono, anche con i capi clan in carcere”.

Non possiamo aspettare le indagini giudiziarie per dichiarare che un politico è colluso. La capacità di discernere il vero dal falso deve partire dal basso senza atti di delega. A Casal di Principe si registra inquinamento, infiltrazione camorristica e la povertà che aumenta; per Vendola, la soluzione può essere l’antimafia sociale.

Gli intervenuti all’evento, hanno manifestato il loro sostegno a Ciro Pellegrino, giornalista, uno dei nove autori del libro “Il Casalese-Ascesa e tramonto di un leader politico di Terra di Lavoro”, di cui è stato chiesto il sequestro immediato e la distruzione di tutte le copie attualmente in vendita nelle librerie italiane, oltre alla richiesta di risarcimento di un milione 200mila euro formulata al Tribunale di Napoli da Giovanni Cosentino, nei confronti di autori ed editore del libro.

Don Tonino Palmese, referente regionale di Libera, ha ricordato Don Peppe Diana e di come questi cambiamenti verso la legalità lo avrebbero reso felice. Franco Tavella, segretario regionale della Cgil, ha tenuto a ribadire che il lavoro “non è solo libertà ma dignità di vita”.

Vendola ha altresì ribadito che “un patto scellerato dinanzi al quale il centrosinistra non può dirsi salvo ma deve continuare ad interrogarsi rimettendo al centro la questione morale”.
Inoltre ha aggiunto che “la camorra, non è solo un problema di ordine pubblico, spesso guardato con spirito astrattamente legalitario e con quell’ottimismo della volontà che nulla può se non si intreccia con il pessimismo dell’intelligenza. Quello, che ci obbliga a fare i conti con il passato e a ritrovare la libertà ancora ipotecata dalla trattativa che c’è stata tra Stato e antistato”.

“Allora ben venga la discontinuità politica, sociale ed economica” – ha aggiunto il giudice Raffaele Cantone – “perché è inpensabile sconfiggere la camorra se i beni confiscati non producono una nuova economia. Basta con le case famiglia e con i centri di aggregazione per gli anziani. C’è ora bisogno di altro”

Organizzare i beni confiscati, cosi come si è fatto, in alcune cooperative sociali che stanno portando avanti la battaglia sui budget di salute, basti pensare all’Agropoli di cui è socio Giuseppe Pagano di San Cipriano D’Aversa. Proprio in un bene confiscato, la NCO (nuova cucina organizzata), da anni, organizzato in una funzionantissima, pizzeria e produzione di prodotti locali, provenienti da terre confiscate ai camorristi, si è conclusa la serata.




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