Nave italiana Asso 28 riporta in Libia migranti: “Italia rischia condanna”

L’Italia rischia una condanna per la vicenda del rimorchiatore Asso che ha riportato in Libia 108 persone recuperate a bordo di un gommone in difficoltà

L’Italia rischia una condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per la vicenda del rimorchiatore Asso 28 che opera a supporto delle piattaforme petrolifere nel Mediterraneo, e ha riportato in Libia 108 persone recuperate a bordo di un gommone in difficoltà. “Potrebbe accadere“, dice Marina Castellaneta, ordinario di diritto internazionale a Bari. Che spiega: “in base a tutte le Convenzioni internazionali lo Stato deve fare in modo che chiunque faccia richiesta di asilo venga tutelato e seguito in questa richiesta. E dunque ha l’obbligo che le sue navi, quelle che battono la sua bandiera, non effettuino dei respingimenti“.

L’Unhcr, d’altra parte ha accusato: “la Libia non è un porto sicuro e questo atto potrebbe comportare una violazione del diritto internazionale”. Ma il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha puntualizzato: “La Guardia Costiera Italiana non ha coordinato e partecipato“. E la Guardia costiera italiana aggiunge che le operazioni “si sono svolte sotto il coordinamento della Guardia costiera libica che ha gestito l’intera operazione”.

Asso 28, Salvini: “La Guardia Costiera Italiana non ha coordinato e partecipato”

E’ arrivata dal Marine Department di Sabratah la richiesta “di procedere in direzione di un gommone avvistato a circa 1,5 miglia sud est dalla piattaforma“. Così , la società Augusta Offshore di Napoli, armatrice dell’Asso Ventotto, sull’intervento di soccorso di ieri. L’azienda conferma che “le attività di soccorso si sono svolte sotto il coordinamento della Coast Guard libica”.

Il rimorchiatore Asso Ventotto – che si trovava in assistenza alla piattaforma di estrazione ‘Sabratah’ della Mellita Oli & Gas (Joint Venture tra Eni e Noc libica), a 57 miglia marine da Tripoli, 105 miglia da Lampedusa – si è diretto ieri verso un gommone in difficoltà avvistato a circa 1,5 miglia dalla piattaforma, “dopo aver imbarcato rappresentanti dell’Authority libica sulla piattaforma stessa“. Lo precisa la società Augusta Offshore di Napoli, armatrice dell’Asso Ventotto. La richiesta di intervenire era arrivata dal Marine Dept. di Sabratah.

Fratoianni, Asso 28 in Libia su indicazione Eni

L’ordine ad Asso 28 di riportare a Tripoli i migranti soccorsi a bordo di un gommone “è arrivato dalla piattaforma per cui lavora il rimorchiatore, vale a dire dall’Eni”. E le autorità italiane erano informate fin dall’inizio dell’intera operazione di soccorso in quanto “la prima segnalazione di un gommone in difficoltà era partita proprio dal Imrcc di Roma”. E’ quanto afferma il deputato di LeU Nicola Fratoianni, che si trova a bordo di Open Arms, ricostruendo la vicenda che si è conclusa con il ritorno dei migranti a Tripoli.

Enismentisce categoricamente qualsiasi coinvolgimento nella vicenda” della Asso 28, “che è stata interamente gestita dalla Guardia Costiera Libica“. Lo afferma all’ANSA un portavoce del gruppo petrolifero in relazione alle dichiarazioni del deputato Leu Nicola Fratoianni.

Asso 28: le parole del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli

L’unica cosa che posso dire è che la Guardia Costiera italiana non è stata interessata al coordinamento e al salvataggio, perciò non ci ha fornito alcuna indicazione. Quindi il diritto internazionale non è stato violato“. Lo ha detto il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli interpellato sulla nave Asso 28 a margine di un’audizione al Senato.

Senza conoscere i dettagli di questa operazione, e sotto quali autorità le navi operano, non possiamo commentare il caso specifico: siamo in contatto con gli italiani per saperne di più“. Così Natasha Bertaud, portavoce della Commissione Ue per la Migrazione, a chi chiede un commento sulla vicenda della Asso 28. In generale per la Commissione europea la Libia – ricorda – non può essere considerata porto sicuro, viste le “diffuse e gravi violazioni dei diritti dei migranti, regolarmente sollevate dalle organizzazioni dei diritti umani, nazionali e internazionali“.

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