A Napoli lo sciopero dei trasporti diviene sciopero sociale

Lo sciopero dei trasporti diviene sciopero sociale e si arricchisce di due cortei non autorizzati che intendono manifestare contro l’austerità e la ristrutturazione autoritaria del mercato del lavoro. Il CAU di Napoli è alla testa dei due cortei la CGIL e la UIL a capo del primo.

Lo sciopero dei trasporti a Napoli diviene sociale

Da un’ora circa ciò che si credeva prevalentemente uno sciopero di settore e cioè quello dei Trasporti, con adesioni più o meno totali e come al solito caratterizzato da formule di agitazione più che di altro, si è tramutato in un’opportunità per tutte le masse di sfruttati e di invisibili di dare prova e fare esperienza della propria organizzazione e unità. Non uno ma tre cortei sfilano nel cuore della città partenopea, costituiti dagli iscritti alla CGIL E UIL che esprimeranno il loro educato dissenso dalle 9,00 alle 17,00, dagli studenti e dai precari della scuola e dell’università – ricerca, dai disoccupati, dai centri sociali e dalle associazioni.

Alle 9,00 si sono dati appuntamento a piazza del Gesù i collettivi universitari con le assemblee scolastiche, i precari, i centri sociali, le associazioni, i disoccupati, mentre il corteo dei sindacati allo stesso orario è dipartito da piazza Garibaldi.

Da uno a tre cortei, il secondo e il terzo non sono autorizzati, ma ciò è positivo

I due cortei inaspettati da piazza del Gesù, assembramenti aderenti ai “Laboratori dello sciopero sociale”, proseguiranno in maniera indipendente dai sindacati dei trasporti, cosa questa piuttosto insolita e sconveniente, ma in compenso arricchiranno lo sciopero dei Trasporti di elementi rappresentanti l’intera società italiana che in queste e nelle prossime settimane subisce il piano tecnocratico del governo di ristrutturazione del mercato del lavoro e dello stato sociale a scapito dei lavoratori. I gruppi si fonderanno poi in un unicum a Porta Capuana, sottolineando come la lotta contro la tecnocrazia non può essere condotta senza immigrati e sottoproletariato, che di differente a quelli che scioperano hanno solo il colore della pelle.

Residenti e immigrati sono distinzioni fittizie, esiste solo un popolo di migranti europei

I collettivi scrivono checondividiamo la ragione per fermare il Paese contro le politiche di austerity ma faremo iniziative autonome rispetto alla manifestazione del sindacato confederale, perché consideriamo la piattaforma della CGIL insufficiente e inadeguata a rappresentare gli interessi e i diritti di milioni di precari“. In previsione vi sono molte attività non autorizzate dalla questura, segnale questo che forse le mobilitazioni del 2008, del 2010, del 2012 hanno insegnato qualcosa e che “i diritti calpestati di studenti e lavoratori precari, abolizione di Jobs act e Sblocca Italia e reddito di esistenza e minimi salariali europeisono i cardini che uniscono gli immigrati e i non immigrati (differenza che non resiste 5 minuti, in quanto i non immigrati sono ancora o sono stati immigrati in altri paesi europei o migranti storici/cronici).

Il CAU ha desideri egemonici, almeno a Napoli, almeno a “L’Orientale”

Scrive il CAU di Napoli che “si avvicina il nuovo anno e per Renzi ed il suo Governo si prospetta un periodo non facile e pieno di ostacoli tra opposizione sociale crescente, il terremoto Roma che vede coinvolto anche il ministro del lavoro Poletti e le previsioni negative di agenzie di rating e organi sovranazionali che non vedono nell’immediato il rilancio economico necessario per uscire dalla crisi.

Nonostante ciò, il Governo Renzi, sponsorizzato dalla Confindustria di Squinzi&Co, intende proseguire spedito e in maniera autoritaria sul piano delle riforme: dal Jobs Act, per la cui realizzazione dovranno essere approvati numerosi decreti attuativi a partire da gennaio, allo Sblocca Italia, dalla riforma costituzionale alla cosiddetta ‘buona scuola’.

E qualche promessa, purtroppo, Renzi la sta mantenendo: il 3 dicembre il Jobs Act viene approvato in Senato grazie alla ‘blindatura’ della fiducia. Un provvedimento quest’ultimo che è solo peggiorativo per noi: cambiano i meccanismi di assunzione istituzionalizzando la flessibilità, tendono a diminuire drasticamente le tutele sui posti di lavoro con la modifica dell’art.18., la revisione degli ammortizzatori sociali e l’introduzione del contratto a tutele crescenti. Si cerca in tutti i modi di individualizzare il rapporto lavoratore-azienda, facilitando i licenziamenti e ostacolando così la possibilità di organizzarsi sul proprio posto di lavoro. Eppure in tantissime città d’Italia da Napoli a Roma, passando per Milano, Firenze, Massa, Livorno, Bologna il 3 dicembre (e in realtà da molto prima) lavoratori, studenti, disoccupati hanno espresso la propria contrarietà a tutto questo. Certo è ancora poco e frammentato, ma se la legge delega è ancora tutta da riempire, noi abbiamo ancora tante possibilità di ostacolarli!

Intanto è anche grazie agli studenti delle scuole se quest’autunno s’è riscaldato: abbiamo visto un ciclo di manifestazioni molto partecipate e determinate, culminate con numerose occupazioni che avevano l’intento di manifestare in maniera decisa la propria contrarietà al Governo e ai suoi provvedimenti. Su questo fronte si è mosso tempestivamente anche la repressione con sgomberi e moltissime denunce da parte di presidi-sceriffo, a cui è stata data e bisogna continuare a dare risposta, forti delle nostre ragioni e della legittimità della nostra protesta!“.

Dall’onda al maremoto?

In altre parole i collettivi universitari cercano di porsi a capo delle mobilitazioni e di occupare il vuoto lasciato dai sindacati disattenti o collusi con il potere dominante, per organizzare e tentare gli sfruttati, per quanto manca ancora un lavoro puramente politico (di identità), e per renderli più uniti e performanti nei confronti delle politiche che intendono fare a pezzi i sindacati. Chi sa se questa situazione riaggancerà l’onda per costituire, finalmente, un maremoto.