Il sorriso delle donne imperfette

Napoli, Palazzo Arlotta: recensione Il sorriso delle donne imperfette (ed. San Paolo Cinisello Balsamo) Elvira Froio

Premessa

“A far luce e a risplendere è tutt’uno”

È uno scrigno questo libro, uno scrigno che racchiude tante gemme, tante perle.

La prima presentazione di “Il sorriso delle donne imperfette” di Elvira Frojo, l’ho seguita a Forio di Ischia presso il Museo Civico del Torrione … Una serata indimenticabile, fatta di coralità di sensazioni, emozioni e sentimenti, in una cornice da Paradiso.

Per questa mia seconda presentazione, a Napoli, città che, come è stato detto, è “uno stato dell’anima del mare”, mi è sembrato opportuno avere un’altra cornice particolare, il salotto di arte, cultura e accoglienza dell’Istituto di Cultura Meridionale, diretto dall’avv. Gennaro Famiglietti. Non avrei potuto scegliere nessun’altra location più adeguata di questa per la nostra scrittrice colta e raffinata. E ne ringrazio vivamente il “nostro Mecenate”, Gennaro Famiglietti con la sua signora.

Copertina

“Il fuoco del sogno diviene il figlio ed il padre della luce”

Tjuna Notarbartolo

Come sempre faccio, comincio dalla copertina che di certo ha una sua importanza, in quanto è stata pensata, studiata, organizzata, prima di vedere la luce.

Questa è particolare: è incentrata su di una bocca femminile, che non sorride ma prelude al sorriso, nel gioco di ombre e luci che la caratterizzano. Sul retro domina il volto di Elvira Froio, una donna bella e solare che forse ha scoperto il segreto del fascino della vita. Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima, e qui il brillio degli occhi di Elvira comunica una sensazione di gioia accresciuta dal sorriso aperto.

Luce nello sguardo, luce nel cuore. È quella luce che Elvira vuole trasmettere alle “donne imperfette” del titolo.

Passo poi, alla dedica, carica di tenerezza e di riconoscenza: “A mia madre, per aver fatto di me quella che sono, anche attraverso la sua storia.” Dietro una donna che ha imparato ad apprezzare la vita nella sua duplicità di aspetti positivi e negativi, che ha imparato a ri-nascere dopo la sofferenza, che ha imparato a trasmettere la gioia alle creature che la circondano, c’è sempre una Madre particolare, che sa comprendere e amare.

L’altra parte della dedica è un ringraziamento alle donne che l’hanno spinta a riflettere su temi di gioia e dolore, dandole la possibilità di passare dalla riflessione alla pratica della scrittura “salvifica”.

Corpo del testo

Nelle nostre vite c’è solo un colore che dona senso alla vita stessa. Il colore dell’Amore

Marc Chagall

Vedete, la lettura di libri mi ha sempre aiutata in momenti particolari, ma questo libro “di Amore” mi ha davvero arricchita. Ho finito di leggere il

libro, e ne ho poi scritto qualche riflessione, in un momento particolare di malinconia, in una sera di maggio.

Eppure, la compagnia di queste pagine, la lettura in particolare del capitolo “Felicità e infelicità”, la serenità che riesce a trasmettere, la ri-nascita che consiglia e la voglia del sorriso che anima la scrittrice, mi sono state di grande aiuto. È vero, Elvira Froio, senza saperlo, mi ha aiutata tanto. E se è riuscita ad aprirmi il cuore penetrando la coltre di nebbia di quei momenti, vuol dire che il suo è un buon libro, un ottimo viatico dal Male al Bene, un valido e fedele compagno nelle difficoltà.

Ad apertura, ho definito questo libro uno scrigno, ora aggiungo, è una miniera: una miniera di cultura in primo luogo, una cultura non fine a se stessa, ma rielaborata in modo intelligente e creativo ad uso del prossimo, in questo le donne “imperfette”. Dietro la stesura c’è infatti un importante lavoro di approfondimento critico/psicologico/storico, un bagaglio di letture e di studi, per cui le tesi di Elvira hanno radici nel suo animus. Non credo che Elvira abbia seguito studi letterari, ma vi assicuro che il panorama del suo microcosmo culturale è ampio e ricco.

Lei riesce a inserire al momento giusto, dopo la sua dissertazione sui vari argomenti, frasi e commenti di filosofi, poeti, artisti che, come un sigillo, un imprimatur, una conferma, coronano il suo pensiero. Perfetta sintesi armonica, quasi naturale liaison, del suo pensiero e del pensiero degli altri. Tutto portato avanti con estrema leggerezza e gradevolezza.

Ma è anche una miniera di esperienze di vita diretta, fra lavoro di livello, famiglia e studio. Destreggiarsi con l’eleganza di una dama o di una danzatrice classica in un percorso non sempre facile e saperlo rendere “agréable”, le fa davvero onore.

I temi trattati

I temi sono quelli del vissuto, in particolare delle donne, cui si intende insegnare un “viaggio nell’alfabeto del benessere”.

La “ricetta” si sviluppa in capitoli, brevi e sagaci, fascinosi e coinvolgenti, che seguono la donna su vari fronti: la tenerezza, le emozioni, l’energia, l’ottimismo, il perdono, la bellezza, la leggerezza, la libertà, l’ironia, la musica, il riso e il sorriso, il tradimento, l’utopia e il sogno. E poi, naturalmente, l’Amore, il principe dei sentimenti. Sono tutti capitoli perfetti, in cui il pensiero si traduce in immagine, in consiglio, in poesia, in abbraccio virtuale.

Fil rouge del libro: il sorriso, la gioia, il “nucleo caldo” per usare un sintagma di Galimberti, sintagma che si contrappone all’altro, il “cuore freddo”, di cui parla Papa Francesco, quel cuore “che abita nel gelo dell’amore soffocato”

Elvira ci vuole insegnare che bisogna guardare il mondo con amore, anche quando sembra crollarci tutto addosso. La felicità non ci viene calata dall’alto, come la manna dal cielo, ma è / e deve essere/ una conquista personale, costante e continua. Ecco perché l’autrice definisce il libro un testo per pensare, per cambiare, per riflettere.

Nel particolare modo di porgere e di rivolgersi al lettore, l’Autrice offre il suo lavoro di ricerca in una conversazione quasi intima: così facendo, dona voce a chi voce non ha o a chi è stato messo a tacere. D’altronde, ogni libro è un messaggio racchiuso in una bottiglia e lanciato in mare; non si sa su quali spiagge approderà, né in quali mani cadrà. Ma di certo dirà qualcosa al cuore di chi legge.

Scendendo nel particolare, tutti i capitoli andrebbero approfonditi, ma preferisco lasciare a voi il piacere della lettura e della scoperta.

Su alcuni, però, mi sento quasi in obbligo di esprimere la mia riflessione e la mia ammirazione.

Parlo di “Dimenticare e perdonare”: trovo davvero sublime la delicatezza di un sentimento quasi scomparso: oggi sopraffazione e intrighi, vendette e ipocrisie dilagano. E questo capitolo sul perdono davvero commuove: dice delle verità assolute che però non tutti possono comprendere. Perché il perdono richiede una alta moralità e una spiccata sensibilità. In un mondo

in cui la prevaricazione la fa da padrona, è difficile perdonare. E si rinuncia ad una delle gratificazioni maggiori di cui si possa godere.

Il perdono è un sentimento che mi appartiene. Io ho perdonato nel mio difficile percorso di vita, ed ho provato la gioia del perdono di cui parla Elvira. Ricordo a mo’ di esempio la vicenda di una giovane pianista tedesca di religione ebraica, Mirta Girtanner. Ha subito le più atroci sofferenze dai nazisti, fra cui anche l’amputazione delle mani, il suo tesoro. Eppure Mirta perdonò pronunciando una frase quasi incredibile: “Anche i carnefici hanno un’anima”, e nel nome di questa idea perdonò.

Sempre a proposito del perdono, il Mahatma Gandhi sosteneva “Il perdono è la qualità del coraggioso, non del codardo” Ci vuole coraggio a perdonare. Ma, vi chiedo, se non si perdonasse, sarebbe forse migliore la nostra vita?

Vivere odiando e macerandosi nel ricordo dannoso delle offese ricevute, non può far altro che accrescere l’amarezza, focalizzando mente e cuore non su un futuro aperto e luminoso, ma su un passato chiuso e buio.

Interessante anche il saggio su “Emozioni e sentimenti”, uno dei più intensi ma anche dei più sofferti. L’alternanza dell’Amore per il compagno tra la gioia dello slancio e la sofferenza della gelosia, ci collega direttamente alla etimologia della parola passione, da πασχώ, soffrire, per cui il groviglio che spesso si determina nell’animo femminile, a causa dell’amore, può provocare anche dolore. Mi ha colpito l’immagine di “donna agave”, che fiorisce per poi morire, ma che poi per amore rinasce dalla sua sofferenza: un po’ il concetto del παθει μαθος della tragedia greca, attraverso la sofferenza, la conoscenza.

Ma nel contempo è l’Amore che ci dà la forza per affrontare le difficoltà, è “l’Amore la potenza della vita che supera la morte”, come scrive Hannah Arendt.

Oggi, forse, mi sento di aggiungere, anche gli uomini stanno sperimentando tempeste di sensazioni che spesso li portano a fuorviare e a prendere decisioni estreme. L’uomo, non ancora “maturo” per sostenere le metamorfosi e la realizzazione della donna di oggi, può giungere a stadi

di sofferenza cieca che lo ottenebrano e lo confondono. Perché in lui non c’è quella parte quasi miracolosa di saggezza, di tenacia e di equilibrio che la donna ha conquistato in millenni di silenzio, quando gli uomini cantavano inni di guerra e di caccia, lei taceva e tacendo si fortificava.

Non a caso, collegato a questo tema, c’è quello della violenza sulle donne, nella sezione “Vita e null’altro”, in cui la Frojo riporta alcuni recenti dati Istat davvero raccapriccianti sul fenomeno dilagante, quasi inarrestabile: qui la scrittrice insiste sulla condanna di tali atti e punta su una solidarietà femminile talvolta dimenticata per trovare condivisione e supporto.

Conclusione

A lettura ultimata, non posso che dire: Grazie, Elvira. Perché questo scrigno, o questa miniera che dir si voglia, può essere davvero un aiuto a sorridere di nuovo alla vita, a ricordare, con Neruda, che “ il tempo chiaro è l’amore/ il tempo perduto è il pianto”, a guardare al futuro con i tuoi occhi guizzanti di luce e a cantare con Baudelaire:

… felice chi ha pensieri che, come allodole,

vanno in libero volo verso cieli luminosi e sereni …”.

Proprio come fai tu!

di Angela Procaccini

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