addio a luciano de crescenzo

Da i miti greci e Platone fino a Luciano De Crescenzo

Il ricordo dell’Ingegnere Filosofo.

di Fabio Iuorio.

Artista poliedrico, scrittore, regista, attore e autore tutte racchiuse in un solo nome Luciano De Crescenzo. É stato soprannominato l’Ingegnere Filosofo perché, dopo aver conseguito la laurea in Ingegneria Idraulica con il massimo dei voti ed essere stato assunto dall’IBM, decide, dopo circa 20 anni di attività, di lasciare il suo lavoro e dedicarsi a tempo pieno alla sua più grande passione, la scrittura. Ha spiegato a tutti noi temi quasi inconcepibili di filosofia con un’abilità da vero Maestro, una sorta di racconta storie del tempo e nel tempo.

Non è un caso, che nel film 32 Dicembre si è soffermato sull’idea del tempo: celebre la sua affermazione “gli uomini studiano come allungare la vita quando basterebbe allargarla”.

Il tempo, un concetto che ha provato a spiegarci con parole semplici: il passato non è più, il futuro non è ancora, quindi il presente, come separazione di due cose che non esistono, non c’è!

Era proprio questo Luciano, un uomo profondo capace di comunicare la sua grande saggezza in modo da farsi capire da tutti. Il tempo è una linea, come ci spiega nel film citato: vivendo senza emozioni, la linea risulta essere retta e quindi la nostra età corrisponde esattamente agli anni trascorsi in senso materiale, ma se si vive con emozione la linea diventa un continuo salire e scendere, quindi, ad esempio, arrivati ai 60 anni la nostra età potrebbe essere rimasta molto indietro perché la nostra linea del tempo si è rifiutata di seguire quella retta del tempo materiale. L’età è solo una convenzione sociale, il suo insegnamento è sempre stato quello di vivere al massimo delle proprie potenzialità.

Amava profondamente la sua città, Napoli, bella e complicata allo stesso tempo, raccontando anche con ironia i problemi della criminalità. Celebre il suo monologo nel film Così parlò Bellavista con un camorrista, tratto da una storia vera: ci fu negli anni ‘80 un episodio di racket ai danni di un commerciante conteso fra due clan. Aveva il numero civico contrassegnato da un bis e entrambi le organizzazioni criminali chiedevano il pizzo all’esercente. De Crescenzo rielabora la vicenda e ne trae fra le altre cose un discorso semplice ma profondo con il camorrista, interpretato dal compianto Nunzio Gallo. In questo film, Luciano, trova spazio anche per affrontare un tema molto discusso e ancora terribilmente attuale: la rivalità tra nord e sud, raccontando della storia tra le differenze di usanze tra il professor Bellavista e il signor Cazzaniga, capo del personale dell’Alfa Romeo, originario di Milano. Con sapiente ironia, tra sguardi e battute, dopo episodi di diffidenza tra i due, grazie ad un guasto in ascensore, sono “costretti” a parlare, ad intraprendere la strada del dialogo, della pace, facendo assottigliare le differenze tra culture, fino a trovare anche dei punti in comune.

Luciano ci ha insegnato tanto, mai superficiale, ma un uomo dal grande spessore culturale, seppur non è stato molto ben visto dai luminari della filosofia. È stato fortunato perché è riuscito in tutto quello che voleva, e perché non ha mai disperato. E anche se non piaceva, va ammesso che saper ridere di qualunque cosa, in qualunque momento, proprio come riusciva a fare lui, è una delle cose più straordinarie della vita. Di lui restano libri, film, momenti televisivi e tanta ironica saggezza.

Tocca a noi prenderlo come esempio, nella semplicità o nella grandezza delle sue affermazioni: impariamo a vivere seguendo le nostre emozioni, il nostro cuore oltre che la nostra mente, usciamo dai canoni che la vita ci impone, godiamo ogni istante della nostra vita, solo così, forse, riusciremo ad essere immortali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *