Melito dice no alla camorra: intervista al sindaco, Venanzio Carpentieri

Melito dice no alla camorra: intervista al sindaco, Venanzio Carpentieri

di Eliana Iuorio

Siamo a Melito, Comune del napoletano.
Venerdì 18 novembre, questo paese si sveglia col rumore degli elicotteri del reparto aeronavale del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Napoli.
Ventinove indagati, tra assessori, funzionari comunali, fino ai due ex sindaci: Cicala ed Amente.
588 immobili sequestrati, costruiti – secondo la Dda partenopea – abusivamente, e realizzati col denaro del narcotraffico: il Parco Primavera.
Lottizzazione abusiva, falso in atto pubblico, truffa edilizia: tutti aggravati dall’art. 7, i reati contestai.
Lo spettro del clan Di Lauro su una delibera di Giunta del 2001, emessa dalla vecchia amministrazione Amente; un notaio giuglianese accusato di aver predisposto tutti gli atti attuativi della stessa delibera.

E mentre i magistrati napoletani coordinati dal procuratore aggiunto Pennasilico, proseguono gli interrogatori, l’attuale Giunta comunale melitese, guidata dal sindaco Venanzio Carpentieri, lancia un segnale importante e delibera, nella seduta di giovedì 24 novembre, la costituzione di parte civile del Comune, nel procedimento penale n. 37883/11.
Un procedimento che vede all’esame altri tempi, altra delibera, altro parco.
Stessa Procura, però. E medesimi reati contestati.

Melito dice no, alla camorra. No all’illegalità.
Ed è il giovane e determinato sindaco Carpentieri, a spiegarci i fatti ed i motivi di questa scelta.

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