Maria Cristina di Savoia: una causa di beatificazione avventurosa

Il processo di beatificazione, istruito nel 1852, ha subito nel tempo numerose battute di arresto

di Alfonso Feola

Quella che si è appena celebrata non è solo una beatificazione da molti attesa e vagheggiata: l’elevazione della Regina Maria Sofia all’onore degli altari è la conclusione di un inter lungo, a tratti molto complesso e burrascoso, che la Chiesa ha intrapreso ben centosessantadue anni fa.
Correva l’anno 1852 quando, a sedici anni dalla morte della “Reginella santa” non si arrestava il moto devozionale che i napoletani avevano iniziato a nutrire per lei: fu perciò premura dell’allora Arcivescovo di Napoli, Sisto Riario Sforza, di avviare l’iter canonico per la causa di Beatificazione e Canonizzazione. Tale iter dimostrò di avere ottime basi per concludersi entro breve tempo, sia per il fatto che Francesco II, ultimo Re delle Due Sicilie e figlio di Maria Cristina se ne occupava attivamente, avendone fatto una vera e propria missione di vita, sia perché il 9 luglio 1859, il Beato Papa Pio IX riconosceva alla regina il titolo di “Venerabile”. Poi però arrivò l’unità d’Italia, che segnò una prima battuta di arresto: il Regno delle Due Sicilie venne annesso al resto della penisola, politicamente unificata sotto le insegne dei Savoia e del Regno di Sardegna, facendo nascere così il Regno d’Italia. Tutto questo però avveniva a scapito della dinastia dei Borbone, costretti all’esilio e del Papa stesso, il quale perse così il potere temporale.

Passata la burrasca e tornato il sereno tra il Papato e Casa Savoia, la causa venne patrocinata da quest’ultimi e, dopo un’ulteriore pausa avutasi nel corso della prima guerra mondiale, si arrivò al 6 maggio 1937, quando Papa Pio XI confermò l’eroicità delle virtù della regina Maria Cristina. Dopo un’ulteriore pausa dei lavori, entro la quale si ebbe la seconda guerra mondiale, la proclamazione della Repubblica e l’esilio dei Savoia dallo stato italiano, la Causa non potè che riprendere nel 1983, allor quando il Beato Papa Giovanni Paolo II snellì gli iter per i processi di beatificazione (prevedendo ora lo studio di un solo miracolo), sia per il rinvenimento di un Processo Apostolico circa un presunto miracolo attribuito all’intercessione di Maria Cristina, nell’Archivio della Postulazione generale dei Frati Minori.

Il carteggio, risalente agli anni 1872-1888 e redatto dalla Curia di Genova riconosceva la guarigione della sig.na Maria Vallarino, avvenuta a Genova nel 1866, da un cancro alla mammella destra, non estirpabile chirurgicamente, che aveva reso vana ogni speranza di cura e dunque di sopravvivenza: a quanto si apprende, la Vallarino, alla semplice invocazione della regina Maria Cristina, vide la massa mammaria diminuire gradualmente nei giorni successivi, fino a sparire del tutto. Una serie di esami, effettuati appunto nel 1866 e successivamente ripetuti nel 1870, 1875 e 1888 dimostrarono l’assoluta scomparsa del male e la paziente visse serenamente per altri trentanove anni, morendo a circa settantacinque anni, nel 1905. L’estrema perizia con cui quel Processo canonico venne condotto portò quindi, a distanza di un secolo esatto, alla ripresa della causa, stavolta patrocinata dall’Associazione dei “Convegni di Cultura Maria Cristina di Savoia” che ne affidò l’incarico a P.Luca De Rosa, ofm, Postulatore generale dell’Ordine dei Frati Minori: era l’anno 2004.

Nel 2007 la Congregazione delle Cause dei Santi riconobbe la validità giuridica dei procedimenti fin lì istruiti e tra l’anno 2009 e l’anno 2013 si registrò la piena conclusione della prima parte dell’iter, con l’autorizzazione del Santo Padre Francesco alla promulgazione del Decreto di beatificazione, lo scorso 2 maggio. Da li l’annuncio del Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli, al clero e ai fedeli di Napoli riuniti il giorno successivo nella basilica di Santa Chiara ed infine l’odierna cerimonia di beatificazione. Una vera e propria pagina di storia dunque, quella che si è appena consumata sotto le capriate della Basilica angioina: un felice esito che ha avuto non solo il merito di unire due case reali quali i Borbone ed i Savoia, che come appena visto furono tra loro contrapposte negli ultimi centocinquant’anni di storia, ma che ha pure permesso di gettare una prima, potente luce sulle reali vicende di uno straordinario Stato pre-unitario come le Due Sicilie così come sui Borbone, la dinastia che lo portò all’autonomia ed al prestigio internazionale.

27 gennaio 2014

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