Maria Cristina di Savoia è finalmente beata

Nella Basilica di Santa Chiara, il solenne rito in onore della terz’ultima sovrana delle Due Sicilie

di Alfonso Feola

E’ fatta: Maria Cristina di Savoia, Regina delle Due Sicilie è finalmente ascesa all’onore degli altari. La “Reginella Santa” di napoletanissima memoria, assume così il titolo di “Beata” nel corso della cerimonia tenutasi nella Basilica di Santa Chiara e presieduta dal Cardinale Angelo Amato, Rappresentante del Santo Padre Francesco e Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi: cerimonia che il Cardinal Crescenzio Sepe ha insistito nel volere sobria, in omaggio ai costumi osservati in vita dalla sovrana duosiciliana.
Ma chi era costei? La regina Maria Cristina, all’anagrafe Maria Cristina Carlotta Giuseppa Gaetana Efisia di Savoia, nacque a Cagliari nel 1812 dall’arciduchessa Maria Teresa d’Asburgo-Este e da Vittorio Emanuele I, Re di Sardegna. Era un periodo piuttosto burrascoso per la dinastia sabauda: la loro capitale, Torino, era occupata dai francesi assieme a tutto il Piemonte, per cui la famiglia reale era riparata in Sardegna, al momento della nascita della principessa. Ultima di cinque figli, non potette aspirare al trono sardo né per sè e tanto meno le altre tre sorelle potevano fare altrettanto per via della legge salica: l’unico fratello che avrebbe potuto farlo, Carlo Emanuele, morì a soli tre anni per via del vaiolo, ragion per cui la successione passò prima allo zio Carlo Felice e poi a Carlo Alberto, del ramo collaterale Savoia-Carignano, da cui discenderanno i Re dell’Italia unita.

Personalità distinta, modesta ed allo stesso tempo bellissima nei lineamenti, fu educata allora e destinata a contrarre matrimonio con qualche testa coronata delle diverse case reali europee: la diplomazia e la ragion di stato dell’epoca la vollero sposa di Ferdinando II di Borbone, giovane sovrano da poco asceso al trono duosiciliano; ella però, cristiana fervente e religiosissima, accondiscese solo dopo un profondo discernimento spirituale, poiché la sua vera vocazione sarebbe stata di farsi suora di clausura. Risoluta successivamente che il matrimonio fosse in realtà volontà di Dio, Maria Cristina sposò Ferdinando II nel 1832 nel Santuario della Madonna dell’Acquasanta di Voltri per poi imbarcarsi alla volta di Napoli, dove i due sposi, pur arrivando sotto una pioggia torrenziale, furono accolti da una folla entusiasta. Giunta nella capitale partenopea Maria Cristina, divenuta regina, si diede immediatamente da fare per espletare il suo nuovo ruolo di sovrana in un’ottica perfettamente cristiana: per esempio, d’accordo con Re Ferdinando, destinò una parte della spesa per i festeggiamenti del loro matrimonio a riscatto di una mole rilevante di pegni depositati presso il Monte di Pietà e procurò una dote a 240 spose di umili origini. Ancora, si premurò che la corte napoletana osservasse il precetto festivo della Messa e lei stessa fu la prima a dare il buon esempio, omaggiando in ginocchio il Santissimo ogni qual volta la sua carrozza si imbattesse in un sacerdote diretto a portare il Viatico agli ammalati: grazie alla sua opera, numerosi malati ricevettero ricovero così come le categorie più indigenti, i laboratori professionali e gli istituti religiosi potevano contare sul suo sostegno economico.

Non paga di tante opere di carità, legò il suo nome al rilancio delle seterie della Real Colonia di San Leucio, dando ai lavoranti un tetto, un’istruzione ed uno statuto propri; al contempo nutriva forte interesse per la fisica e per la catalogazione delle pietre preziose. Questo mite cammino di santità quotidiana culminò con la nascita dell’erede al trono Francesco – l’ultimo Re delle Due Sicilie – che venne alla luce nel gennaio 1836. Le complicazioni del parto però minarono la salute della giovane regina, che di lì a poco si spense in odore di santità: si racconta che, nel salutare il suo bimbo appena nato, Maria Cristina lo porse a re Ferdinando dicendo “Tu ne risponderai a Dio e al popolo e quando sarà grande gli dirai che io muoio per lui” dopo di che affermò “Ora devo pensare solo a Dio” per poi spirare qualche istante dopo, esclamando più volte “Credo, Domine”. Dal momento in cui il suo corpo dapprima esposto per l’omaggio dei sudditi e poi tumulato nella Basilica di Santa Chiara-Pantheon dei Borbone-Due Sicilie, i napoletani, già affezionati a lei, portarono avanti una vera e propria devozione nei suoi confronti, ribattezzandola appunto “la Reginella santa”: una devozione pressochè ininterrotta da oltre centocinquant’anni che oggi riceve il riconoscimento ed il sigillo ufficiale da parte della Chiesa Cattolica.

26 gennaio 2014

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