Marco D’Amore alla cappella Sansevero (VIDEO-ESCLUSIVA)

Il protagonista di Gomorra legge “Però qualcosa chiama – poema del Cristo velato”.

L’immortale alla cappella Sansevero. Ciro Di Marzio ovvero Marco D’Amore. L’interprete di Gomorra legge “Però qualcosa chiama – poema del Cristo velato” dello scrittore Valerio Grutt, in occasione della presentazione  del libro edito da Alos di Napoli. Segue l’intervista al giovane attore, che ha riscosso grande successo nella serie televisiva.

Leghi la tua fama a Gomorra

Gomorra mi ha dato la possibilità di farmi conoscere e vedere. La mia vita è cambiata. Senza Gomorra -ne sono ben consapevole- non avrei avuto la possibilità di interfacciarmi con il successo”.

Nei tuoi film Napoli non fa solo da sfondo

Guido Piovene, autore di Viaggio in Italia, definì Napoli una metropoli unica e universale. Luogo unico al mondo e universale, perché chiunque vi arrivi da qualsiasi latitudine può trovare un pezzo di casa sua. Per me questo è Napoli”.

Gomorra che impatto ha avuto su Napoli? Ha dato una scossa per cambiare le cose?

E’ poco serio attribuire ad una serie televisiva il compito di dare scosse, di insegnare o di risolvere le cose. Se noi speriamo e crediamo in una serie, il nostro sistema democratico e politico è fallito. Arriviamo allora all’anarchia più totale. Una serie è un percorso più o meno riuscito, che si preoccupa di raccontare una fetta di realtà attraverso biografie, personaggi e luoghi. Noi non ci prefiggevamo assolutamente di raccontare Napoli, bensì di entrare nella dinamica delle associazioni criminali, che da qui partono e si fanno paradigma di una realtà estesa al mondo intero. Non a caso Gomorra è venduta in 72 paesi. I primi ad acquistarla sono stati i sudamericani, che vivono una realtà analoga. E’ una serie tv che indaga una fetta di realtà riconoscibile ovunque”.

Che sensazioni ti suscita la cappella di Sansevero?

“C’è un rapporto datato. Ho scoperto questa cappella grazie ai miei genitori, quando avevo 16 anni. All’inizio rifiutavo il contatto, mi spaventava. Non riuscivo a sfondare il muro del mio scetticismo. Forse rifuggivo per la troppa paura e poi mi ha conquistato, poiché si assottigliava la corda della mia sensibilità. Mi ha affascinato sempre più. Ho ritrovato il Cristo -come scrive Valerio (Grutt)- in tanti luoghi del mondo. Un po’ mi ossessiona, un po’ mi perseguita. Un po’ mi sostiene, un po’ mi fa da scudo, un po’ mi fa paura”.

Domanda di carattere personale: sei credente?

“No, non credo all’iconografia religiosa. Non credo al luogo fisico. Credo ad una entità spirituale, forse anche atomica, che lega gli esseri umani e che è in grado di generare delle energie al di fuori delle nostre conoscenze. Questa location testimonia questa energia. Non sono praticante. Sono cattolico per cultura. Cattolico per imposizione e laico per scelta”.

Progetti futuri?

“Non farò mai un film al cinema da regista. Coproduttore sì. Speriamo esca presto Un posto sicuro, sulle vicende dell’amianto in Monferrato. Lo giriamo a novembre a Casale”.