L’Università di Stanford studia il mare di Ischia

Per scoprire di più sul processo di acidificazione degli oceani, l’Università di Stanford studia il mare di Ischia, grazie a due ricercatori californiani

L’Università di Stanford studia il mare di Ischia, con particolare attenzione al fenomeno dell’acidificazione dei mari, per ricostruire, attraverso la realtà virtuale, i fondali sui quali affaccia il Castello Aragonese dell’isola partenopea. Una zona in cui l’emissione di anidride carbonica dal fondale marino, fenomeno di vulcanesimo secondario, è un vero e proprio spettacolo per i bagnanti, ma anche fonte di studio per scoprire il futuro del mare. Con le conseguenze del processo di acidificazione degli oceani, legato alle crescenti emissioni di anidride carbonica in atmosfera. L’alterazione del pH, l’indicatore chimico di acidità, porta, infatti, alla scomparsa di alcune specie e all’adattamento di altre.

 

L’Università di Stanford studia il mare di Ischia, ricostruendo in laboratorio i fondali isolani acidificati

Non è la prima volta che quelle acque divengono meta di studiosi, però, in questo caso sono stati inviati a Ischia Cody Karutz e Alec Winograd, studenti di “computer science”, per restituire in laboratorio lo scenario dei fondali ischitani acidificati. Cosa che sarà possibile grazie a immagini video sottomarine catturate con sei go-pro sincronizzate. Tutto ciò consentirà di simulare una vera e propria immersione tra le acque dell’isola.

“Proprio così – conferma a repubblica.it la dottoressa Maria Cristina Gambi, responsabile del centro di eccellenza sull’isola d’Ischia – a Stanford la realtà virtuale consentirà di esplorare i nostri fondali, con uno scopo particolare: quello di mostrare le conseguenze di un processo nefasto, l’acidificazione dei mari, mostrando gli effetti delle emissioni di anidride carbonica, che qui da noi sono un fenomeno naturale, sull’ecosistema marino”.

 

L’Università di Stanford studia il mare di Ischia per mostrare le conseguenze delle azioni dell’uomo sull’ambiente

“Mostrare ai cittadini di oggi e di domani gli effetti delle proprie azioni, individuali o collettive, sull’ambiente che ci circonda è il modo più efficace per migliorarne la sensibilità”, ha spiegato Fiorenza Micheli, ricercatrice dell’Università californiana presente alle operazioni ad Ischia.

A Ischia il fenomeno dell’acidificazione non è legato all’azione dell’uomo, ma è evidente anche nella zona della cosiddetta “Vullatura”, in località Mandra, e all’interno della Grotta del Mago. Proprio per questo, “il sito del Castello Aragonese continua ad essere un importantissimo “case study” a livello mondiale. Qui è possibile studiare dal vivo gli effetti dell’alterazione del pH del mare su ecosistemi e organismi superficiali”, ha concluso ancora Maria Cristina Gambi.