L’Italia ripudia la guerra, ma vende le armi – e si intasca pure le tangenti (VIDEO)

Il Comitato Pace e Disarmo fa luce sull’oscuro tema della vendita di armi

di Dario Belfiore

Napoli – Si è svolto ieri nella sala “Pignatiello” di Palazzo San Giacomo il dibattito sulla vendita delle armi in Italia per informare la popolazione sul difficile tema della vendita delle armi da parte dello stato italiano. Cercando di fare luce anche sull’oscuro ruolo che la politica gioca in questa situazioni.

Un intreccio fatto di tangenti internazionali e corruzione, che non sempre si rivela facile da seguire. A portare alla luce la spinosa vicenda è stato il Comitato Pace, Disarmo e Smilitarizzazione del Territorio Campania, nato del 2006 proprio per promuovere la pace a la smilitarizzazione territoriale. In prima linea a portare avanti questo progetto padre Alex Zanotelli, il quale ha sostenuto l’esigenza di “fermare le spese folli per le armi e destinarle ad altri settori come l’istruzione e la sanità. Bisogna divulgare certe notizie, perché se non si fa informazione questa battaglia non si può combattere”.

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Ad introdurre il convegno Angelica Romano, che ha presentato il lavoro fin qui svolto dal comitato ed ha inoltre chiarito il giro milionario di soldi che ruota attorno alla vendita delle armi e gli “strani intrecci” che si vanno a creare dietro questa compravendita. A ben guardare infatti, molti dei paesi che acquistano armi dall’Italia sono poi gli stessi in cui l’Italia è intervenuta militarmente. Come fare la guerra contro se stessi, insomma. Che sia solo un caso? Secondo il dossier presentato dal Comitato Pace e Disarmo, che svela alcune delle tangenti intascate dal governo sulla compravendita di armi, pare di no. Attualmente la Procura di Napoli sta indagando, nell’ambito di un’inchiesta su Finmeccanica che ha già portato alle dimissioni di due presidenti (Guarguaglini nel 2011 e Orsi nel 2012), su alcune presunte tangenti che il governo avrebbe intascato, o sul cui ammontare si quantomeno sarebbe accordato, nell’ambito di alcuni affari di compravendita di armi e altre forniture di guerra a paesi extraeuropei. Come il misterioso caso della vendita di una fornitura di navi fregate Fremm al Brasile per il valore di 5 mld di euro, per cui il governo avrebbe preso accordi per una maxitangente di 550 mld di euro, poi mai ricevuti, oppure gli accordi sospetti presi con l’Indonesia per una flotta di elicotteri su cui ci sarebbe stato un ritorno di circa il 5-10% del costo.

Insomma, le domande da porsi sono tante, e non sempre di facile risposta. L’obiettivo principale che si propone il comitato è quello di informare più persone possibile, per fare luce su questi scandali ma soprattutto per unire i cittadini italiani in un unico coro che dica finalmente basta alle spese per le armi.

12 dicembre 2013

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