Libera, Semi di Giustizia, Fiori di Corresponsabilità

di Anna Copertino

http://youtu.be/eODQuSrko-s

Firenze 16 marzo 2013
Da Fortezza da Basso, fino allo Stadio Artemio Franchi in Via Nervi, in centocinquantamila….. un fiume di persone ha raccolto l’invito di Libera, ha invaso con solarità e compostezza Firenze, sventolando le bandiere gialle, arancio e rosa colori simbolo dell’associazione Libera in memoria delle vittime di mafia.

Giunti da tutta l’Italia, con centinaia di autobus, auto ed anche con un treno speciale, per dire no alla criminalità, per unirsi all’impegno dell’associazione Libera, guidata da don Luigi Ciotti che dà voce alle richieste, troppo spesso, non avallate dei tanti familiari delle vittime. In prima linea, i Coordinamenti dei familiari delle Vittime Innocenti di criminalità, le Associazioni anticamorra, i gruppi Scout Italiani, i Presidi di Libera e tantissimi cittadini da tutte le città italiane.

Forte e chiaro, gridato da Don Luigi Ciotti: «Non uccideteli una seconda volta», è il messaggio più incisivo, più vero, più sentito. Quest’anno si è scelta Firenze, che purtroppo diede il suo tragico tributo: era il 27 maggio 1993 quando in via dei Georgofili, esplose un Fiorino imbottito di tritolo.  Da Palazzo Vecchio, nella Sala dei Cinquecento, nell’incontro riservato ai familiari, il Premio Nobel per la Pace Perez Esquivel, con grande emozione ha detto «La vostra lotta, è anche la nostra lotta, siamo uniti per un mondo migliore. E quando si vede questa moltitudine di gente si capisce che c’è speranza per sconfiggere la mafia. Anche noi abbiamo resistito grazie al fatto di essere rimasti uniti».

Il richiamo di don Luigi Ciotti : «La mafia è come la peste. Dobbiamo unire ciò che le mafie e i potenti vogliono dividere», che ha ripetuto in più occasioni, e non solo sul palco della manifestazione. Diretto il suo messaggio ai politici: «Mi auguro che le Camere si diano una mossa e si trovi il modo di governare perchè abbiamo bisogno di risposte chiare».

Oggi, a quasi venti anni di distanza, si è marciato in ricordo di quei morti e di tutte le altre vittime della mafia: 900 i nomi che, come una triste litania, un megafono sistemato su un furgone che ha aperto il lungo corteo, ha continuato a scandire per tutto il percorso. Quei nomi erano già risuonati ieri sera nella Basilica di Santa Croce, in occasione di una veglia di preghiera interreligiosa. E, risentiti, nuovamente alla fine della manifestazione dal palco allestito accanto allo stadio comunale fiorentino davanti a un piazzale che a fatica ha radunato solo una parte del corteo.

A leggere, per imperitura memoria, i nomi delle vittime tante persone, più o meno noti, come il il ct della Nazionale Cesare Prandelli e la segretaria della Cgil Susanna Camusso, diversi sindaci tra cui quello di Firenze, Matteo Renzi e di Bari Michele Emiliano, e tanti familiari delle vittime, magistrati come Caselli ed Ingroia, e forze dell’ordine impegnati nella lotta alla mafia.

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