Noi e l’Europa

di Roberto Braibanti

Tra una settimana si vota per rieleggere il presidente e il Parlamento europeo.
Sarà una mia impressione, ma il dibattito politico che ho sentito fino ad oggi in Italia, assomiglia però molto di più alla campagna elettorale per la conquista del comune di Vattelapesca.
Renzi contro Grillo, Grillo contro Renzi, Berlusconi stancamente ( e un po’ pateticamente) sullo sfondo: tutti ad accapigliarsi su problematiche solo relative  alla politica italiana. Un dibattito provinciale, da nani.
Se si potesse osservare il tutto dall’alto, la fotografia sarebbe quella di due litiganti su una spiaggia che si accapigliano per un metro quadro di esposizione al sole e che non si accorgono di un onda di tsunami alta 25 metri che li sta per sommergere.
Nessuno ha davvero spiegato l’importanza di queste elezioni all’Italia, il perché davvero da loro dipende il nostro futuro e quello dei nostri figli, nipoti, di un Paese intero.
Nessuno ci spiega perché  in Europa ci sono oggi  124 milioni di poveri.
Secondo i dati di Eurostat infatti sono 43 milioni gli europei che non hanno cibo a sufficienza ogni giorno e 18 milioni le persone che ricevono aiuti dall’Unione Europea.
Leggevo dall’ultimo rapporto della Croce Rossa che sempre più persone chiedono sussidi alimentari e altri tipi di assistenza. L’impatto umanitario della crisi si fa sentire ben al di là di qualsiasi ripresa economica e le Società europee di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa stanno aumentando la risposta ai bisogni primari di sussistenza anche se le difficoltà nel reperire fondi sono sempre più forti. Le società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa hanno riscontrato inoltre un significativo numero di nuovi poveri,  persone che, pur lavorando, non riescono ad arrivare alla fine del mese e che devono affrontare il dilemma di “comprare da mangiare o pagare le bollette”.
Il Rapporto inoltre mette in luce un altro preoccupante aspetto, l’impatto che la crisi ha sui bambini e la loro salute. La mancanza di cibo può infatti influenzare la capacità di apprendimento, per cui in alcuni Paesi come la Bulgaria e la Spagna, Grecia, la Croce Rossa sta fornendo cibo per le scuole, da destinare ai bambini che arrivano a lezione la mattina senza aver fatto colazione.
Questo dramma non è casuale, è FRUTTO DEL FALLIMENTO DELLE POLITICHE ECONOMICHE  EUROPEE ATTUATE NEGLI ULTIMI 10 ANNI.
Ci hanno prima convinto e poi imposto politiche conservatrici, che davano potere SOLO al capitale, alle banche e ai grandi gruppi multinazionali e finanziari, spacciandole per ”modernità ”, e ancora oggi TROPPI di noi sono convinti che tutto questo sia giusto.
Siamo di fatto, affetti da una gigantesca ”sindrome di Stoccolma” in cui il prigioniero si innamora del suo carnefice!
L’unione Europea ha dato in questo quinquennio 1500 miliardi alla banche e SOLO 6 miliardi contro la disoccupazione.
Non ha attuato NESSUNO degli indirizzi di cambiamento delle politiche ambientali, spostando davvero il peso degli investimenti dalle fonti fossili( petrolio e carbone) alle fonti Rinnovabili ( sole/ eolico/geotermico/). Non esiste ancora una vera politica contro il riscaldamento globale che inciderà drammaticamente sulla vita di milioni di persone dai prossimi 30 anni.
Si continua a non decidere, a rimandare.
Per non scontentare sempre quei gruppi di potere di cui sopra.
Abbiamo un Europa solo monetaria senza però avere una unica Banca centrale Europea (pubblica non privata), che possa fare politica economica per TUTTI gli Stati membri, decidendo i cambi, le svalutazioni e i tassi di interesse. E che possa imporre trasparenza bancaria e un ruolo delle banche al servizio dei cittadini e non della grande finanza.
In un mondo globalizzato l’Europa è troppo importante che sia UNITA, perché solo lo stare insieme ci può dare la forza di competere con i grandi giganti come Cina, USA e Asia.
Il ”piccolo” oggi semplicemente NON può esistere in economia, viene spazzato via, non è competitivo.

Per cui il sentire i vari ”capopopoli” attuali, da Grillo a Salvini o Berlusconi  passando per la Meloni, che ci parlano di uscita dall’Europa mi viene da ridere, ma anche molta tristezza:  la loro pochezza culturale e l’arroganza della loro ignoranza ben mixata col più cinico calcolo elettorale, e che si farebbe per guadagnare qualche voto in più,  sono palesi almeno quanto  lo è il loro soffiare sulle nostre miserie, sulla povertà che avanza inesorabile.

Quella povertà prodotta proprio da gente che, nel passato, ha portato avanti le loro stesse idee conservatrici,  estremistiche, spesso razziste e reazionarie, declinate in modo diverso, ma di fatto uguali.
Io so che bisogna cambiare il modo di VEDERE queste Europa, per  farla diventare un altra Europa : un Europa dei Popoli e non votata al dio Finanza.
E bisogna ricostruire lo spirito di un Europa unita, forte, democratica, in cui i diritti delle persone, dell’ambiente, della cultura  e delle diversità dei nostri popoli siano la vera ricchezza da salvaguardare e da valorizzare .
Io credo e voto per l’Europa così, quella di Altiero Spinelli o quella in cui crede il leder greco   candidato alla presidenza Europea , Alexis Tsipras : un’Europa che sia la speranza e la certezza di un futuro migliore e non la prigione attuale, buia, spesso egoista, razzista e disperata dei nostri sogni di una vita normale, degna di essere vissuta.