Dov’è l’Europa mentre l’Italia combatte contro la pandemia?

Il fronte unico da opporre a questa emergenza sanitaria ed economica continua a mancare.

di Antonio Russo.

Ho lavorato per quasi un ventennio in un’organizzazione militare internazionale e questo mi ha profondamente segnato infondendo in me uno spirito di coesione e fiducia, in particolar modo, nei confronti dei Paesi europei partecipanti. Sono cresciuto, come tanti, in un clima di speranza ed entusiasmo verso il concetto di un’Europa unita in cui ho riposto tanto per il futuro di nostri figli e noi stessi. Oggi, in uno stato di pandemia, la nostra Italia annaspa per uscirne fuori, opponendo agli effetti sociali ed economici dovuti al corona virus, soluzioni tampone, tenui e non sempre globali, pur dando atto a chi ci guida che una realtà simile non è facile da gestire, viste le implicazioni ed effetti che comporta e, augurandoci, che si stiano studiando linee d’azione e strategie per il post corona virus.

L’Albania, la Cina, Cuba, la Russia e, molto più in ritardo, gli Stati Uniti d’America hanno attivato la loro macchina della solidarietà nei confronti dell’Italia, lasciando sorpresi e commossi gli italiani, ma bisogna anche considerare che tutto ciò avrà un prezzo in termini di politica estera nel dopo pandemia.
Durante l’ultimo conflitto, nella ritirata in Russia, le truppe italiane percorsero la ritirata verso la propria patria a piedi nel gelo abbandonati dall’alleato germanico ancora in possesso di un discreto supporto motorizzato; ecco, ancor oggi sembra delinearsi lo stesso comportamento nei nostri confronti e mi chiedo, come molti, l’Europa dov’è?

Il fronte unico da opporre a questa emergenza sanitaria ed economica non c’è; solo i paesi più mediterranei sembrano sposare una unica linea d’azione ( e mi chiedo se la Francia avesse avuto meno problemi si sarebbe schierata con noi ?). Nei prossimi giorni la nostra Europa deciderà il da farsi e se partorirà un topolino, come credo, dovremmo ricordarcene tutto; tutti gli italiani, con il loro modus operandi, dovrebbero indirizzare le loro scelte vero il made in Italy e i nostri politici, nelle opportuni sedi, dovranno chiedere con forza e determinazione: “Dov’eri Europa?”.

E se la risposta non sarà quella di una comunità solida e solidale allora dovremmo seriamente pensare d’intraprendere un lungo cammino costellato di sacrifici volto a garantire ai nostri figli un futuro migliore.

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