Lettera di Maurizio Capone (Bungt Bangt) a Roberto Saviano

Caro Roberto,

oggi ho letto il tuo articolo su Repubblica sui cantanti neomelodici ed essendo un cittadino napoletano, un musicista e cantante da sempre fuori dal coro, da qualunque coro, ho sentito l’esigenza di contribuire alla tua analisi.

I tuoi scritti sono per me di grande valore e visibilità, per questo sento il bisogno di approfondire e integrare alcune delle tue valutazioni. La mia attività trentennale di musicista che ha sempre utilizzato la musica anche come strumento educativo ed evolutivo mi ha permesso di entrare in luoghi dove un comune cittadino non avrebbe avuto facilmente accesso: carceri, quartieri a rischio, scuole di frontiera. In somma tutti quei luoghi, quei territori abbandonati dalle istituzioni ed in mano alla criminalità organizzata.

Il mio aspetto esteriore non convenzionale, la mia totale apertura verso gli altri e la mia completa indifferenza per i moralismi mi hanno permesso di entrare, di essere accolto sempre con affetto e stima. Per questo quello che sto per dire non è frutto di moralismo o di intellettualismo, ma di pure emozioni, sensazioni legate agli ideali per cui vivere.

Tu hai scritto che identificare la musica neomelodica come feccia è un errore, ed infatti come può essere feccia un movimento che coinvolge così tante persone? Però questo lo sappiamo da tanto tempo, non lo scopriamo oggi e saprai certamente che i neomelodici sono stati sdoganati molti anni fa (in parte abbiamo contribuito anche io, 99 Posse, 24 Grana, Almamegretta ecc.). Tanto che un loro rappresentante è diventato un famoso cantante pop!

La questione veramente complessa secondo me è da tutt’altra parte ed è: quanto la società civile napoletana riesce a fare fronte comune nel sostenere artisti ed attività culturali che descrivono un’altro modo di vivere? Partiamo da un concetto che, se pure semplificativo, è in qualche modo verosimile: a Napoli ci sono due mondi che convivono, uno legato alla camorra ed uno che le è contrario.

Il mondo legato alla camorra lo definirei sostanzialmente tribale, nel senso di appartenenza, dove tutti si sentono parte di una comunità con dei propri codici (tra cui c’è anche la musica), regole e soprattutto l’orgoglio eroico di farne parte. In qualche modo come i talebani che arrivano ad immolarsi per la causa e che non verranno mai sconfitti dagli occidentali abituati al loro mondo dove non c’è niente di così importante, a parte se stessi, per cui dare la vita.

Dall’altro lato c’è la “società civile“, un essere informe fatto di tante persone, alcune che combattono veramente e con forza per le proprie idee di libertà ma che vengono mal sostenute dalle istituzioni e dall’indifferenza della borghesia, del proletariato e di chiunque non sia stato danneggiato in prima persona. Altre che si professano tali ma in realtà non se ne fregano proprio niente e fanno anche affari con la camorra.

Secondo me in questo contesto si inserisce il fenomeno neomelodico, in un vuoto culturale che pregna la nostra società. L’indifferenza dei giornalisti degli intellettuali e dell’uomo comune a sottolineare le attività culturali contrarie alla camorra è evidente! Ed ancora più evidente è la mancanza di appartenenza “tribale” a questo modo di pensare da parte della società civile.

Prendendo in prestito un bellissimo passaggio di Blade Runner potrei dire “ho visto cose che voi umani…” ho visto giornalisti di sinistra contribuire al lancio di cantanti legati alla camorra e intanto gestire arte e cultura in questa città, ho visto gruppi antagonisti rifornirsi di droghe nelle piazze della camorra e poi manifestare e cantare delle lotte di liberazione dei popoli oppressi, ho visto i camorristi spadroneggiare nei centri sociali col beneplacito degli occupanti ed ho visto tanti signori in giacca e cravatta, rappresentati delle istituzioni calpestare la nostra dignità.

E poi ho visto persone che nella più totale solitudine ed indifferenza operano per dare un senso costruttivo alla vita dei figli dei camorristi, senza giudicarli: insegnanti, dirigenti scolastici, operatori sociali, volontari, musicisti, attori e registi impegnati in una lotta nel nome della libertà e non della morale. Perchè la cultura cammorristica che tu ben conosci non ha dignità, non c’è quella che tu chiami “etica particolare”, non ditemi che Setola ha un’etica. La cocaina non da etica, le armi non danno etica…danno morte!

Sono profondamente d’accordo con te quando dici che hai imparato molto di più dalle canzoni che dagli editoriali. Gli editoriali, spesso, fanno parte di quella flaccida contrapposizione che si fa in poltrona elucubrando senza essere mai stati in prima linea. Invece perchè non facciamo in modo che in questa prima linea entri un’alternativa potente? Sostenuta a spada tratta da tutti? Io lo sperimento da tanto tempo e funziona! Come funzionerebbe se invece di parlare sempre del degrado cominciassimo a parlare del bello? Ai ragazzi dei miei laboratori dico sempre una cosa: “io ed un rapinatore siamo uguali, facciamo il nostro mestiere per raggiungere il nostro piacere con la sostanziale differenza che io quando suono faccio stare bene anche chi mi ascolta mentre il rapinatore fa stare male chi è rapinato“. Ti assicuro che questo concetto viene percepito benissimo, ed anche condiviso.

A tutti i giornalisti, agli operatori della comunicazione, proporrei di dare molta, molta più visibilità a chi vorrebbe una vita migliore per tutti e non per pochi.

Essere contro la camorra non vuol dire odiare le persone che la compongono, vuol dire amare la libertà.

Se per ogni articolo sui neomelodici si fosse fatto un articolo su chi risponde in maniera creativa a quella sotto cultura credo che il pubblico avrebbe avuto possibilità di valutare quale musica rappresenti meglio Napoli.

Siamo deboli Robè, siamo deboli…perchè alla fine fa più notizia un morto ammazzato che un bambino nato.

Sempre a tua disposizione!

con affetto

Maurizio Capone

 

Questo è il link del nuovo video del back stage del missaggio del pezzo di Capone & BungtBangt con Dj Alessandra Argentino

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